Egregia dott.ssa, lei ha deciso di intervenire nel dibattito sul quesito referendario sulla Separazione delle carriere dei Giudici. A mio avviso ha sbagliato modi, contenuti e destinatari dell’appello. L’intervento è tardivo, inopportuno, sbagliato. Del tutto malamente interessato.
Tardivo: A pochi giorni dal voto si è mossa per timore che i propositi del governo vengano seppelliti dai “no”. Fingendo di non conoscere l’origine, le modalità e il programma con cui questo governo tenta di scardinare la Repubblica e la sua Costituzione, è contro la magistratura per sbilanciare i poteri a vantaggio di quello politico. Per aprire la strada a maggiori ingiustizie sociali. Perché sicuramente, il controllo dei pubblici ministeri da parte del governo, porta a maggiore impunità delle malefatte dei potentati politici, economici, imprenditoriali e finanziari.

Ci vuole buon senso? Doveva rivolgersi a Tajani e a Meloni. Per quattro volte in Parlamento hanno impedito ogni confronto su un testo bloccato agli stessi parlamentari del centrodestra. Perché non intervenne?
Questa Legge si colloca nel contesto di un insieme di scelte punitive sul piano giudiziario e sociale per impedire anche le forme di dissenso pacifico, per impedire manifestazioni del tutto legittime, cogliendo a balzo le violenze operate da infiltrati e da gruppi di falsi rivoluzionari mascherati. Soggetti politicamente utili al sistema che dicono di combattere. Violenze gratuite da punire. Ma precedute da capillari e diversificati impegni di prevenzione.
Lei sa che la Separazione delle carriere è stata voluta da Forza Italia e si accompagna a quella sull’Autonomia differenziata, voluta dalla Lega, già in cammino. Col tentativo di aggirare i 14 rilievi di illegittimità indicati dalla Corte costituzionale. Sono state approvate quattro pre-intese, tra governo e Regioni: Veneto, Lombardia, Piemonte e Liguria. Mentre il nostro presidente Occhiuto, la Succurro e i sindaci al seguito aspettano i LEA! Un’Autonomia così imposta, frantuma l’Unità producendo simil regnetti, regione per regione. Istituzionalizza le già gravi diseguaglianze e ingiustizie, territoriali e sociali. Rompe la comunità dello spirito risorgimentale!
Quand’è che voi di lassù prenderete atto che questa Penisola e quest’Italia repubblicana sono state riunite, fondate e difese anche con i sacrifici di vite e le fatiche di milioni di meridionali? Compresi i caduti scordati, senza ritorno, rimasti tra le pendici alpine? Mentre avete goduto di ciclici, immensi vantaggi statali? Lei ha detto mai una parola su tale egoismo di strati a vocazione separatista? Che comporta l’allerchinata istituzionale?
Se dovesse vincere il “sì”, avremo subito il Premierato, voluto dalla Meloni. È il triplice interno intrigo, ricattatorio, di Leggi eversive. Lei che ne dice?
Inopportuno: Lei invita gli elettori ad essere consapevoli. Noi lo siamo! Non l’abbiamo vista mai intervenire sui problemi sociali, sulla sicurezza sul lavoro, sulla tutela di retribuzioni dignitose, contro le sperequazioni, su una giustizia sociale in una Italia che vede aumentare sempre più le povertà, sempre meno nascite, sempre più giovani preparati andarsene. Quando alcuni problemi vennero proposti dai quesiti del recente referendum Lei è stata zitta. Mentre il suo Tajani invitava a non recarsi alle urne. Lei non ha sentito il bisogno né di prendere parte nel merito né di dire che il segretario di Forza Italia, ancor più se ministro e vicepresidente, non deve invitare a non votare, contribuendo allo svilimento della democrazia partecipata. Impedita l’approvazione dei quesiti, più nulla! Si lavora e si muore. Si lavora e si resta poveri. Ora vi sfegatate a invitare ad andare a votare.
Perché ci tenete tanto?

Sbagliato: Lei, subdolamente, invita a non fare della Giustizia una bandierina perché non è né di destra né di sinistra. Questo la Costituzione lo stabilisce già dal ’48 …Tutti i cittadini sono uguali di fronte alla Legge. Questo dovrebbe essere. Ma a voi non va bene. Volete una Giustizia su misura. E questa Legge lo consentirà. Per questo vi piace. La bandierina? L’hanno voluta piantare Tajani e il gruppetto di FI. Nel penoso corteo inscenato subito dopo l’approvazione della Legge. Portarono in giro una gigantografia di suo padre. Noi stiamo ripetendo che sarebbe più giusto farlo riposare. Non ci ha lasciati esempi etico-politici meritevoli di ricordo. Ora, fatti salvi e rispettati gli affetti filiali, egregia dottoressa, nell’occasione non è difficile ricollegare il contenuto di questa Legge sulla separazione delle carriere dei giudici al programma eversivo della Repubblica e della sua Costituzione. Un proposito reazionario programmato dalla Loggia massonica deviata P2 di Licio Gelli. Un condannato per la strage di Bologna, e per i depistaggi successivi. Una Loggia a cui suo padre si era iscritto assieme a troppi altri altolocati notte tempo impegnati in trame stragiste contro la Repubblica. Per la difesa della quale hanno speso tante vite anche e soprattutto proprio i giudici. La Separazione delle carriere fu un proposito perseguito anche da suo padre. Attaccò la magistratura quando venne interessato da indagini. Sulle sue vicende di malaffare. Prima l’aveva elogiata per la lotta alla corruzione politica dei fannulloni che non conoscono una sola ora di lavoro. Poi se ne circondò: Gasparri, Bossi , Salvini, Meloni… Tanti/e nullafacenti.
Interessato: Si comprende che il suo è stato un intervento molto interessato. Una tale Legge fa comodo a preservare aree di impunità imprenditoriali. La magistratura viene indebolita. Il pm viene isolato. La polizia giudiziaria sarà riportata sotto controllo del governo, come ai tempi del duce. Al pm sarà indicato su cosa e su chi indagare. È questo che stanno affermando nel governo: Meloni, Nordio, Del Mastro, Tajani, Matone. Bertolotti… Ed è questo che trapela essere scritto in una bozza di Decreto. Saranno più facili azioni corruttive. Più facili attività di pressione, di influenzare. Azioni che possono usare solo i potenti non certo i poveri cristi.

La prospettiva a Lei, egregia dottoressa, potrà apparire d’interesse. Magari per meglio salvaguardare, anche con un limitato, ma indispensabile gruppetto di parlamentari di FI al governo, gli interessi d’azienda, bancari e finanziari. Noi sappiamo che il sistema bancario e finanziario resta indispensabile servizio alle trasformazioni di sviluppo. Come servizio non come sistema di spropositati arricchimenti di gruppi ristretti. Non è accettabile che certi sistemi consentano arricchimenti personali in tempi favorevoli, per poi scaricare le difficoltà sui cittadini. Oltretutto, sistemi di esosi guadagni, di fronte a un grave e crescente impoverimento di masse di cittadini, non possono continuare a godere di protezioni e salvaguardie. Senza dover mai contribuire a politiche di contrasto alla diseguaglianza.

Lo richiedono i principi della Costituzione che volete scardinare.
In più, egregia dottoressa, guardi un po’ più avanti. Indebolita la magistratura, isolato il pm. dopo arriva il Premierato. Che, nella cultura politica e ideologica della Presidente Meloni deve consentire una concentrazione di potere nell’esecutivo. In un esecutivo nel quale la figura di una sola persona, il Presidente, non dovrà dar conto a nessuno. Ciò prefigura la mutazione della Repubblica parlamentare in una forma di Stato neo-totalitario. Ci siamo passati! Pure il ceto imprenditoriale, che prima rimase ad applaudire, dopo il passaggio da una Stato liberale a quello dittatoriale, pagò prezzi alti. L’assoggettamento non riguarda mai solo la politica, il sindacalismo, il giornalismo, l’associazionismo, ma anche l’economia, inchiodata tra autarchia e nazionalismo. Fino ai disastri della Seconda guerra mondiale. Oggi i tempi sono già foschi, gravidi di troppi pericoli. Anche per questi orizzonti di turbolenza è indispensabile salvaguardare, non snaturare i principi costituzionali, di uno Stato democratico fondato sulla divisone dei poteri. Non sulla concentrazione di poteri in una persona.

Lei, egregia dottoressa, avrà ascoltato come la stessa Meloni, di fronte al farneticante invito di partecipare al cosiddetto “Board of Peace” si è detta impossibilitata perché… la Costituzione non ce lo permette! Altrimenti, senza questa Costituzione, che ha la divisione dei poteri, se fosse stato per lei saremmo accanto a Trump, a sostenerlo pure in guerra. Saremmo in un consesso guidato da Trump, auto nominatosi capo, a vita, pagando qualche miliardo. Non per costruire percorsi di Pace, ma per tenere il sacco agli interessi immobiliari di Trump, dei famigli di Trump e dei suoi fanatici sostenitori, politici o avidi miliardari, americani o di altri Stati. Tutte queste considerazioni nel merito e nella prospettiva rafforzano il convincimento che bisogna votare “no”.
Bisogna fermare il disegno meloniano di trascinare la Repubblica italiana verso il pericoloso modello di Stato neo-totalitario, verso i comportamenti di Capi di Stato come quelli degli amici della Meloni, da Orban a Trump.
Lega SPI CGIL del Reventino – Resp. Angelo Falbo

























