Si continua, e non per caso, a parlare di aree interne, grazie al dibattito scaturito, anche a distanza di giorni, dal “Festival del lavoro nelle aree interne” che ha avuto luogo a Soveria Mannelli dall’11 al 13 giugno scorsi, organizzato per il terzo anno consecutivo da Rubbettino Editore, Fondazione Appennino e RESpro.

E ciò avviene, in quest’ultimo caso, meritoriamente sulla stampa meridionale grazie al bell’articolo Aree interne così fragili ma motore di nuove idee di Salvatore Colazzo, professore ordinario di Pedagogia sperimentale all’università del Salento, pubblicato qualche giorno fa sul «Quotidiano di Puglia».
Il prof. Colazzo ha partecipato direttamente ai lavori del Festival e ha così potuto conoscere da vicino la realtà di Soveria Mannelli che, come confessa lui stesso, conosceva solo per averne letto il nome sul colophon dei libri pubblicati dalla casa editrice Rubbettino, che qui ha sede da sempre, legando indissolubilmente, per volontà ferma del fondatore Rosario, il proprio destino con quello della piccola comunità in cui è nata ed è cresciuta fino ad assurgere a un’indiscussa rilevanza nazionale.


Egli ha ben percepito la vitalità del luogo, le sue potenzialità sul piano ambientale ma anche economico, con imprese dinamiche, innovative, collegate alle caratteristiche del territorio: non corpi estranei, ma parti integranti, per cultura del lavoro, di un “saper fare” spesso dal respiro secolare.
Anche dalla “tre giorni” del Festival ha ricavato sensazioni positive che ha riassunto nel suo articolo rilevando quanto si sia «insistito sul ruolo della cultura quale leva dello sviluppo locale. I territori fragili traggono dalla cultura la linfa per poter prendere consapevolezza dei propri problemi, per resistere e rilanciare la loro azione. Essi necessitano di conservare, manutenere e migliorare le costruzioni storiche di cui constano, di curare e rigenerare il paesaggio, di prendersi cura del proprio patrimonio culturale».

E lo stesso editore Florindo Rubbettino, che della cultura ha fatto la sua missione, dopo aver letto l’articolo, ne ha colto quella che è forse la sua frase-chiave e che definisce i piccoli paesi delle aree interne e marginali, e dunque la stessa Soveria Mannelli, come «una riserva di senso da cui attingere per progettare nuove forme di relazionalità, nuovi formati esistenziali».
Il percorso è avviato, il Festival del lavoro nelle aree interne ne costituisce una tappa importante, il futuro ci dirà se la cultura peculiare di questi luoghi avrà avuto la meglio su un’omologazione strisciante e pervasiva che cerca in tutti i modi di inglobarla.
Raffaele Cardamone

























