La giovane artista visiva calabrese Eva Fruci, avvia, nel 2023, una ricerca dal titolo “Storie di storie” – è scritto in una nota – di cui fa parte anche il progetto “Maria”. Il progetto si concentra sulla memoria collettiva e personale, con un focus particolare sulle vicende delle donne del Sud Italia.
“Maria” – spiega l’autrice – nasce dal desiderio di ridare voce e dignità a storie dimenticate, riportando alla luce vite spezzate che continuano a vivere attraverso il ricordo.
In questo particolare momento storico, segnato da un preoccupante aumento dei casi di violenza di genere, il progetto si propone come un monito e una testimonianza attuale. È l’ennesima riprova di quanto sia urgente mantenere alta l’attenzione sul tema e di quanto ancora ci sia bisogno di raccontare, ascoltare e ricordare.
Attraverso un linguaggio visivo diretto e l’uso di materiali di recupero legati ai luoghi d’origine delle storie, le opere pongono lo sguardo su una narrazione intima che si fa universale. “Maria” non è soltanto un’opera d’arte, ma un atto di memoria e resistenza.
Eva Fruci di spalle in un’altra sua creazione
Nella nota è riportato, infine, anche il testo critico di Adriana Frijia giovane studiosa calabrese, attenta osservatrice dei fenomeni culturali, capace di interpretare con profondità le narrazioni del nostro territorio:
“Maria è un’opera che vuole raccontare il ricordo nel tempo, il calore di una carezza mai data, il sorriso sfuggente di una donna innamorata, le lacrime di dolore di una perdita, una vita mai vissuta.
È la storia di Maria, una donna, una figlia, una madre, di poco più di vent’anni, che perde la vita a causa della gelosia del marito. È stato un attimo: uno sparo e quella donna dal sorriso luminoso è diventata pura luce.
Maria, però, ha dato vita ad una bambina, che nel tempo, con coraggio, avrebbe portato in superficie, sempre, il suo ricordo, per non dimenticare che sua madre è stata viva; che le ha donato la vita; che le sue ultime carezze sono vive sul suo viso; che le sue risate fossero contagiose. La bambina porterà per sempre il suo nome e con esso l’ultima stretta di mano della madre, che al di là di tutto la osserva con amore lungo il cammino della vita.”
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