Nel XII secolo l’Abbazia di Corazzo accrebbe i suoi possedimenti, via via attribuitigli dai Papi e successivamente, durante i primi decenni del XIII, anche direttamente dall’imperatore Federico II (continua dalla parte prima).
Intanto nello stesso secolo XII arrivarono in Calabria i primi Monaci Cistercensi ed ottennero, come prima donazione l’Abbazia della Sambucina di Luzzi (CS) da parte di Goffredo, Conte di Loritello e di Catanzaro, e successivamente l’Abbazia di S. Maria di Corazzo e quella di San Giuliano di Rocca Falluca (vicino alla Città di Catanzaro).
L’importanza di Corazzo crebbe quando fu nominato Abate Gioacchino da Fiore, che resse il monastero dal 1177 al 1188, anni durante i quali compose le sue opere più importanti. I secoli passavano tra alterne vicende anche per l’Abbazia che affrontò numerose controversie per il possesso di terreni un po’ in tutta la Calabria. Dal 1470 in poi furono istituite le COMMENDE. Con tale istituto i Monasteri e le loro proprietà vennero affidati a “Commendatari”, in prevalenza Cardinali o Dignitari del Re, i quali però spessissimo non seguivano direttamente l’Amministrazione dei Beni bensì preferivano conferirli in affitto, con la conseguenza che gli affittuari per conseguire un utile maggiore nascondevano le entrate reali.
La decadenza dei Monasteri era così avviata e proseguì nei secoli. A complicare il tutto poi sopraggiunsero eventi catastrofici come i due terremoti devastanti del 1638 e del 1783. Il primo comportò danni ingentissimi che richiesero una costruzione quasi ex novo delle strutture edilizie originali dei secoli precedenti. Il secondo ne segnò la definitiva decadenza, con abbandono progressivo dei pochi monaci rimasti sul posto, i quali furono poi costretti a lasciarla definitivamente nel 1806 durante il breve regno francese di Giuseppe Bonaparte. E’ in quegli anni che l’Abbazia venne spogliata degli Altari, delle Statue, delle acquasantiere, di ogni altra opera d’arte, come l’ovale con la Madonna conservato a Castagna o come l’altare che oggi adorna la Chiesa di S. Giovanni Battista a Soveria Mannelli, ritenuto opera di Cosimo Fanzago, considerato il padre del Barocco napoletano, o di un artista della sua Bottega.
CENNI ARCHITETTONICI
I principi architettonici delle abbazie si trovano nel passaggio dalla vita monastica eremitica (individuale) al regime cenobitico (ossia comunitario), basato sulla condivisione di regole di comportamento e di spazi destinati alla vita comune (chiesa, refettorio, dormitorio, sala capitolare, infermeria) e al lavoro (laboratori, cucina, cantina, magazzini, scriptorium, biblioteca). Le regole e le consuetudini definiscono gli usi, ma lasciano ampio spazio alle interpretazioni formali e artistiche.
Se la chiesa abbaziale con il cuore monastico è il centro della vita liturgica, il chiostro è lo snodo funzionale e rappresentativo della vita comune. Il termine claustrum nell’Alto Medioevo definisce il recinto chiuso al cui interno si ritirano i monaci, ma a partire dal IX secolo comincia a indicare uno spazio regolare quadrilatero, circondato da portici, oggi comunemente chiamato Chiostro. La Basilica cistercense di Santa Maria di Fossanova costituisce assieme all’Abbazia di Casamari il più antico esempio d’arte gotico-cistercense in Italia. Il gotico si presenta improvvisamente, senza elementi premonitori, verso il 1130, e nel volgere di pochi anni raggiunge il suo apogeo, completo e totale, senza prove né tradizioni. Non vi è evidente continuità né con l’arte romanica, né con le successive manifestazioni dell’architettura sacra. Cistercensi e Templari sono spesso accomunati, poiché S. Bernardo, uno dei fondatori storici dell’Ordine Cistercense, fu il propugnatore anche della nascita dell’Ordine dei Cavalieri del Tempio. La Chiesa cistercense spicca per il rigore del suo reticolo e per la costruzione modulare che pertanto sviluppa una visione sintetica. Il rapporto costruttivo è quello armonico del quadrato 1:1 oppure 1:2, che regola non solo la divisione in pianta, ma anche quella dell’alzato. La costante più frequente rimane la quadratura della struttura e la cubatura degli ambienti.
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ELEMENTI CARDINE DEL MODULO EDILIZIO DELL’ABBAZIA
Anche ad un’osservazione sommaria dell’Abbazia di Corazzo si riscontrano nella sua struttura ancora oggi alcuni elementi cardine di quel modulo edilizio. Basta soltanto per rendersene conto fissare la propria attenzione sulla Chiesa a croce latina e sull’adiacente, a destra, Chiostro quadrato, sulla sinistra del quale stavano gli ambienti dove dimoravano l’Abate e i Monaci. Sul lato ad est del Chiostro erano posti altri locali probabilmente adibiti alla Mensa comune e a servizi relativi. Peraltro, sotto la Chiesa insistono alcuni locali la cui destinazione non è ancora del tutto chiara. I dubbi potranno essere in parte svelati dalle indagini in corso nella Chiesa e dalla pulizia dei vani sottostanti e dal consolidamento finale di tutto l’insieme.
Gli ultimi lavori di restauro, recupero e consolidamento, conclusosi alcuni mesi fa, e presentati ufficialmente nel mese di aprile, purtroppo non hanno consentito di intervenire sul Chiostro e sugli spazi ai quattro lati, ancora coperti da diversi metri di detriti conseguenza dei crolli e della terra accumulatasi nel corso dei secoli. I lavori hanno interessato la Chiesa e lo spazio antistante con asportazione di abbondante materiale, pulizia che ha consentito di mettere in vista la parte inferiore degli altari in tre delle cappelle laterali, che prima non apparivano alla vista.
L’auspicio degli studiosi, dei Cittadini di Carlopoli e dei Paesi limitrofi, è che presto possano essere messi in opera interventi di pulizia del Chiostro e delle strutture che lo circondano per restituire un altro “pezzo” importante dell’Abbazia che consentirà di definirne con maggior certezza gli stili architettonici e le tecniche costruttive.