

Il Reventino continua a vivere una stagione particolarmente vivace sul piano culturale: il territorio si conferma laboratorio di ricerca, arte e valorizzazione della memoria. In questo contesto si inserisce naturalmente il convegno Vallone dei Greci e fate delle Grutte, ospitato venerdì 26 giugno 2026 presso la Chiesa Maria Santissima delle Grazie, nella frazione di Zangarona, a Lamezia Terme. 

L’incontro ha visto confrontarsi i ricercatori Pina Cerchiaro e Giuseppe Antonio Bagnato, autori del volume I Solchi del Tempo, con l’archeologo Antonio Vescio, protagonista di un’approfondita esposizione delle ricerche condotte nell’area del Vallone dei Greci, poco distante dal centro abitato.
Ricco di fascino e avvolto da antiche leggende, il sito è caratterizzato da suggestivi affioramenti rocciosi e da particolari incisioni nella pietra. Come ha illustrato Vescio, questi manufatti rappresentano importanti tracce antropiche che testimoniano la presenza di antichi insediamenti e percorsi di viabilità risalenti almeno al Neolitico. Ampio spazio è stato dedicato all’interpretazione delle cosiddette rocce coppellate, ma anche alla presentazione di alcuni degli elementi più significativi dell’area, tra cui l’inconfondibile palmento scavato interamente nella roccia e la ancora enigmatica Roccia del Drago, contraddistinta da un canale di scolo inciso lungo la superficie inclinata. L’intervento dell’archeologo è stato arricchito dalla testimonianza di Renato Nicotera, abitante di Zangarona e appassionato di storia locale, che ha ripercorso le origini del borgo, soffermandosi sul profondo legame con la cultura arbëreshe.



Non a caso Zangarona rappresenta una delle ultime comunità in cui sopravvivono importanti testimonianze del dialetto arbëresh calabrese. Sul valore della memoria collettiva e della tutela dell’identità locale si è soffermata anche Maria Filippis, rappresentante dell’associazione culturale Xingarona larg dhe aser. Tra gli interventi anche quello del parroco, don Pino Fazio, che ha sottolineato come la conoscenza delle proprie radici costituisca il presupposto indispensabile per comprendere davvero la propria identità. Il convegno rappresenta però soltanto una tappa di un progetto culturale più ampio. Il prossimo 26 luglio 2026 Zangarona ospiterà infatti la terza edizione de I Solchi del Tempo.
Come hanno anticipato i curatori Pina Cerchiaro e Giuseppe Antonio Bagnato, il programma prevede un’escursione al Vallone dei Greci, offrendo ai partecipanti l’opportunità di vivere direttamente il rapporto con il paesaggio e con la sua storia. La serata proseguirà con canti della tradizione arbëreshe, degustazioni di prodotti tipici e un percorso impreziosito da tegole d’artista dipinte dagli abitanti del paese. L’approccio proposto da I Solchi del Tempo continua così a distinguersi per la sua dimensione esperienziale e relazionale.
Nelle edizioni precedenti il progetto aveva già trasformato il territorio in uno spazio di partecipazione collettiva: nel 2024, a Forestella di Serrastretta, le abitazioni vennero simbolicamente unite in omaggio a Maria Lai; nel 2025, a Pietra di Scifo, il pubblico fu invece invitato a un’esperienza di osservazione e meditazione notturna sotto il cielo stellato. Quest’anno il percorso prosegue a Zangarona, una comunità dalla forte identità storica e culturale che domina dall’alto la vicina Lamezia Terme.


Un invito, dunque, a lasciarsi guidare tra archeologia, arte, tradizioni e paesaggio, alla scoperta di un territorio in cui storia e leggenda continuano ancora oggi a dialogare. E chissà che, lungo gli antichi sentieri del Vallone dei Greci, non tornino davvero ad affacciarsi le misteriose fate delle Grutte.





























