La presenza sul mercato di gruppi industriali con posizioni dominanti e la concorrenza di paesi come Spagna, Grecia e Tunisia, hanno di fatto bloccato le contrattazioni e generato un crollo dei prezzi così comportando lo stato di crisi di tutto il comparto. Nonostante l’eccellente qualità dell’olio italiano, ed in particolare di quello calabrese, i produttori non riescono ad ottenere prezzi di mercato sufficienti a poter sostenere le relative spese di produzione – quanto afferma il presidente regionale Gennaro Raso – per fare un esempio, l’olio tunisino greco e spagnolo, che rappresentano il 75% del totale delle importazioni italiane, costano entrambi meno di quello italiano, che all’ingrosso viene venduto a 3/4euro al kg. Tanto e’ dovuto al fatto che il costo del lavoro in questi paesi, sono inferiori rispetto ai nostri. Le imprese italiane, quindi, spesso sono costrette a vendere il loro prodotto sotto costo, o addirittura non venderlo affatto.
La problematica, peraltro, è resa ancor più annosa dalla difficoltà di approvvigionamento finanziario. Una situazione, quest’ultima, di certo non più sostenibile per la quale necessita un tempestivo intervento, posto che, altrimenti, gli agricoltori saranno costretti ad abbandonare gli uliveti così andando incontro ad un’inevitabile crisi occupazionale.Infatti, la Camera di Commercio, Industria e Artigianato e Agricoltura di Bari, per mancanza di contrattazione tra produttori e mediatori/venditori non classifica l’olio d’oliva.
La problematica se non affrontata diventerà, sicuramente, oggetto di ripercussione anche di ordine pubblico.
Gennaro Raso


























