L’Icona e i Colori “Blaugrana”: un Enigma Localizzato
Entrando nella chiesa di Scigliano, al centro dell’altare maggiore oggi vediamo una statua della Madonna di Monserrato – utilizzata per la processione – mentre l’antico quadro miracoloso, per ragioni di sicurezza, è stato spostato e custodito altrove. Osservando da vicino questa statua moderna, salta subito all’occhio un particolare cromatico sorprendente: a differenza della “Moreneta” catalana dalla pelle scura e vesti dorate, la Madonna di Monserrato di Scigliano indossa abiti di colore blu e rosso acceso. Proprio così: il manto e la tunica richiamano i colori blaugrana! Quando me ne sono accorto, sono rimasto a bocca aperta: possibile che un’icona mariana calabrese sfoggi i colori sociali del Barça?


Mi sono documentato in merito e ho scoperto che non si tratta di un caso unico isolato. Esiste ad esempio a Sassari (in Sardegna) una Chiesetta della Madonna di Monserrat dove, dopo il restauro degli affreschi, è stata collocata un’icona della Vergine realizzata dall’artista Salvatore Sechi (detto “De Gonare”), descritta come “perfetta riproduzione della statua venerata nel monastero di Montserrat”. Ebbene, anche quella icona sarda presenta il manto blu e la veste rosso-granata, in tutto simile a quella calabrese. Questo mi fa pensare che probabilmente l’artista abbia seguito uno stesso modello per più riproduzioni.
Va detto che l’espressione “perfetta riproduzione” va intesa con flessibilità: evidentemente ci si riferisce alla riproduzione della forma e degli attributi iconografici (Madonna seduta in trono con globo e Bambino benedicente), non necessariamente dei colori originali. In pratica, la forma è fedele, ma la colorazione è stata reinterpretata. Trovo questa scelta molto interessante da un punto di vista artistico e antropologico: significa che la comunità locale (o l’artista incaricato) ha sentito la libertà di adattare l’icona alle proprie sensibilità contemporanee, pur mantenendone l’essenza. Del resto, come già notato, nel corso della storia tante immagini sacre hanno subito ritocchi cromatici. Ad esempio, ho letto che a Carotto, vicino Sorrento, un’antica icona di Monserrato fu realizzata con la carnagione chiara invece che scura, proprio “nel tentativo di renderla più familiare al popolo” locale. Ciò dimostra che l’iconografia sacra è spesso plasmata per facilitare l’identificazione dei fedeli: in quel caso, sbiancare una Madonna nera; nel nostro, vestire con colori cari alla gente.


Nel caso di Scigliano/Sassari, la decisione di dipingere la Vergine di blu e rosso ha probabilmente più letture. Una prima interpretazione (la più immediata) è quella artistica locale: magari l’autore dell’icona, Salvatore Sechi, ha voluto inserire un gusto cromatico personale o legato alla tradizione pittorica mariana classica (come ricordato, il blu e rosso sono colori “mariani” frequenti). È possibile che al momento di restaurare o rifare l’immagine sacra, si sia optato per tonalità vive e simboliche, in contrasto con il nero che poteva apparire cupo. Inoltre, in Calabria ci sono state contaminazioni culturali con la Spagna, ma non necessariamente con la Catalogna moderna: dunque può darsi che quei colori siano stati scelti semplicemente perché ritenuti esteticamente armoniosi o ricchi di significato religioso generico, senza pensare direttamente al Barça.
Tuttavia, non posso ignorare la forte connessione simbolica con la Catalogna che il blaugrana porta con sé. È davvero intrigante pensare che i colori di una squadra di calcio compaiano su una statua della Madonna venerata in Calabria. Personalmente propendo per l’idea che sia una sorta di omaggio contemporaneo all’eredità catalana di questo culto. Immagino che chi ha commissionato o realizzato l’icona sapesse bene che blaugrana = Barcellona = Catalogna. Dunque “vestire” la Madonna con il blu e rosso significherebbe vestirla idealmente della bandiera catalana odierna, per ribadire le sue origini. In un certo senso, è come se la comunità avesse voluto dire: “Questa non è una Madonna qualunque, è la Madonna di Montserrat, quella della Catalogna”, utilizzando un linguaggio cromatico immediatamente riconoscibile anche ai non esperti di storia. Trovo questa sovrapposizione di simboli secolari e religiosi davvero affascinante: è un esempio di come la devozione popolare sia qualcosa di vivo, che integra elementi nuovi senza timore, purché servano a comunicare meglio il significato.
– di Paolo Talarico (ingegnere e “alfiere delle terre natìe)
(Fine seconda parte, continua domani)




























