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Home » Il ruolo e l’importanza di Laura d’Aquino nelle origini e nello sviluppo di San Mango d’Aquino

Il ruolo e l’importanza di Laura d’Aquino nelle origini e nello sviluppo di San Mango d’Aquino

Armando Orlando di Armando Orlando
13 Giugno 2022
in LUOGHI
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Il ruolo e l’importanza di Laura d’Aquino nelle origini e nello sviluppo di San Mango d’Aquino
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Le terre sulla sponda sinistra del fiume Savuto, sulle quali a metà del Seicento è stato fondato il paese di San Mango d’Aquino, sono state per molti secoli una dipendenza del castello di Savuto.

Solo l’avvento dei d’Aquino rompe l’equilibrio secolare e modifica sostanzialmente i rapporti giuridici e amministrativi che avevano regolato la vita degli abitanti all’interno di un feudo mantenuto integro nonostante il suo territorio fosse attraversato da un fiume «grosso, e navigabile, noto per la gran copia dell’Acque», come scrive Fiore da Cropani nel 1691.

Ripercorriamo lo svolgersi degli avvenimenti partendo da Carlo d’Aquino, tredicesimo barone di Castiglione e Conte di Martirano, il quale nel 1591 spende 21.050 ducati per acquistare la baronia di Savuto. Sulle terre alla sinistra idrografica dove attualmente esiste il centro abitato di San Mango don Carlo «acquistato il feudo di Savuto e le sue rustiche pertinenze, con ogni sollecitudine si diede a rendere nobile quella rustica e feudale parte del territorio di detto feudo, e vi cominciò a chiamare all’uopo dei novelli abitanti, e le riuscì il disegno, mercé il colmo di tanti privilegi loro offerti e concessi circa i bisogni di prima necessità della vita… ».

Nelle campagne dove Fabio, ultimo Siscar dei baroni di Savuto, fino a pochi anni prima aveva impiantato colture riferite al gelso, Carlo d’Aquino avvia un’operazione di popolamento, in un periodo in cui altri centri vicini si spopolano. Dal 1561 al 1595, infatti, Petramala passa da 1.550 a 1.325 abitanti, Savuto da 950 a 440; nel circondario, Scigliano, Amantea, Aiello, Martirano, Lago, Altilia e Nocera perdono 3.775 abitanti.

Nelle terre della bassa valle del Savuto, sul versante sinistro del fiume, invece, cominciano a nascere insediamenti che si affiancano alle “Case sparse” e che avviano la costruzione di quel Casale Novo di cui parla nel 1656 il primo parroco di un paese che di lì a poco prenderà il nome di Santo Mango.

Carlo non si ferma al controllo del territorio sottoposto al castello di Savuto. Nominato Principe di Castiglione con privilegio del re di Spagna, egli imprime una forte accelerazione alla politica espansionistica della Casa e nel 1606 assieme a Petramala compra il feudo di Turboli. Scrive in proposito Armido Cario: «Le prime tracce, relative all’esistenza di Turboli, risalgono al XIII secolo, allorché, nel 1219, Federico II dona al monastero florense di Fonte Laurato una terra, posta in luogo detto Fravette, presso il fiume Torbole».

Nel corso degli anni e dei secoli quel territorio è soggetto ad uno sfruttamento agricolo continuo che caratterizza la vasta pianura alluvionale, la quale si estende a sud di Campora S. Giovanni e a ridosso ospita la torre della Principessa. «Luoghi che devono il loro nome al fatto che, nel sec. XVII, costituivano l’estremo limite settentrionale dei feudi della potente famiglia d’Aquino, che furono trasmessi, dopo il 1638, ad eredi femminili per estinzione del ramo titolare maschile», testimonia Enzo Fera nel suo Amantea. La terra gli uomini i saperi, Cosenza 2000.

E qui entra in scena Laura. Perché è lei a dare il nome alla località del Tirreno cosentino che tutti conosciamo come Principessa. Laura è figlia di Tommaso d’Aquino, un signore che nel 1623 aveva ottenuto il titolo di Principe sulle terre di San Mango del Cilento (un feudo dell’attuale provincia di Salerno) e che nel 1628 aveva deciso di seguire la figlia in Calabria, dove ella aveva sposato l’esponente di un altro ramo dei d’Aquino: Cesare, secondo Principe di Castiglione, Conte di Martirano e Signore di Nicastro.

Qualche anno dopo il matrimonio con Laura, il Principe di Castiglione vende Savuto e Turboli al suocero Tommaso d’Aquino (a mezzo di Mario Baldacchini); poi muore a Nicastro sotto le rovine causate dal terremoto del 1638. Privo di discendenza maschile, Cesare lascia i beni per testamento alla figlia Cornelia, ancora infante; Laura, madre di Cornelia, è nominata, sempre per testamento, «tutrice, et pro tempore curatrice…».

Investita del titolo di Principessa di Castiglione all’età di appena dieci anni, Cornelia muore di parto nel 1644 e lo stato feudale passa alla sorella Giovanna Battista, di appena sei anni, la quale diventa Principessa di Castiglione, Contessa di Martirano e Signora di Nicastro.

Sui feudi di pertinenza della linea dei Principi di Castiglione continuano la cura e l’attenzione di Laura d’Aquino, mentre il padre Tommaso esercita il controllo di Savuto e delle sue dipendenze, e una volta immesso nel possesso del feudo inizia a valorizzare le terre del versante sinistro del fiume, continuando l’opera intrapresa prima dagli ultimi Siscar e poi da Carlo d’Aquino, assecondando in tal modo l’arrivo di nuove famiglie.

Nasce così un primo nucleo di case adagiate sul versante della collina che scende fino al fondovalle e che dirimpetto ha il centro abitato di Savuto, e nel 1646 Tommaso, primo Principe di Santo Mango, con atto del notaio Piccolo di Nicastro, concede i Capitoli agli abitanti del villaggio in via di formazione. Poco dopo, il 20 giugno dello stesso anno, Tommaso muore e le terre di Savuto, Savutello e Turboli entrano in possesso di Luigi d’Aquino, figlio di Tommaso e fratello di Laura.

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Luigi rinnova i Capitoli nel 1648. Sono riconfermati gli usi civici sui corpi feudali di Fabbiano, Vignali e Montagna del Pruno (chiamata anche Montagna di Savuto), e gli abitanti continuano a esercitare il diritto di «pascolare, abbeverare, allegnare, fare calce a mercemonio e seminare sotto corrisposta annuale». Dieci anni dopo, però, Luigi muore e nel possesso dei feudi di Savuto, Savutello e Turboli subentra la sorella Laura, che diventa Principessa di Santo Mango.

Laura eredita di diritto i beni del fratello e assume così anche il controllo del territorio di qua del fiume sul quale sta nascendo San Mango. Nello stesso tempo continua ad esercitare i doveri di tutrice e curatrice assegnati dal testamento del defunto marito Cesare.

Laura terza Principessa di Santo Mango e la figlia Giovanna Battista quarta Principessa di Castiglione, Contessa di Martirano, Signora di Nicastro. Armido Cario – nell’opera I d’Aquino in Calabria pubblicata nel 2016 – ha dedicato un intero capitolo a: Il ruolo delle donne nella gestione del feudo: Laura, Cornelia e Giovanna Battista d’Aquino.

Cario ricorda che «Sotto tutela di Donna Laura, Cornelia fu formalmente investita terza principessa di Castiglione il 25 maggio 1639, rilevando le terre di Castiglione, Martirano, Nicastro cum casalibus, pertinenze e rispettive giurisdizioni […] Purtroppo, la tormentata esistenza di Cornelia si concluse all’età di quindici anni, il 14 gennaio 1644, allorché morì di parto. Improle, lasciò le redini dello stato feudale alla sorella Giovanna Battista, di appena sei anni».

È questo lo scenario nel quale si trova ad operare Laura d’Aquino in conseguenza del disastro del 1638: con il marito Cesare morto sotto le macerie del terremoto, sola, incinta di Giovanna Battista allo scoppio del sisma e con la figlia Cornelia di appena dieci anni, destinata a vivere solo per altri pochi anni.

La Principessa continua con coraggio e determinazione a tenere alto il prestigio della Casa d’Aquino. Con privilegio del 16 febbraio 1675 ottiene l’incardinazione del titolo di Principe di San Mango dalle terre di San Mango Cilento alle terre della Calabria dove era sorto il nuovo villaggio. Il territorio dell’odierna San Mango d’Aquino diventa così Principato.

Cario continua: «Donna Laura godeva di profonda e diffusa considerazione poiché, da sola ed in ossequio alla “bona memoria” del consorte, seppe reggere le sorti della famiglia, composta da sole figlie femmine. La principessa “attuò un’energica opera di mecenatismo […] per rinvigorire l’immagine dei Castiglione, orfani di una figura di rilievo come quella del marito”».

Laura d’Aquino muore nel 1679. Sotto la sua guida e il suo governo le case sparse del Casale Novo si sono trasformate in centro abitato, il nome assegnato al paese diventa in via definitiva Santo Mango e il territorio è stato elevato a Principato. È ultimato, inoltre, l’edificio della chiesa della Buda; la prima annotazione nei Registri Parrocchiali parla di un «Romito in S. Maria in Buda» e porta la data del 1670. La chiesa, ubicata nel Piano della Madonna, ha svolto un ruolo importante nella vita religiosa della comunità e nel 1965 è stata abbattuta per lasciare il posto al tracciato autostradale.

Quando Laura lascia la vita terrena, 84 nuclei familiari popolano già le contrade e sono gettate le basi per uno sviluppo demografico che alla fine del Seicento porta la popolazione a superare la soglia di 600 abitanti; a distanza di un secolo dalla fondazione il paese arriverà a contare 927 abitanti, superando il tetto dei mille abitanti (199 nuclei familiari) intorno alla metà del Settecento.

L’andamento demografico accompagna di pari passo lo sviluppo urbanistico. Dalla vecchia Fontana del Casale, attorno alla quale sono sorte le prime abitazioni, e dalle case sparse del fondovalle, il centro abitato si espande più in alto, nel rione dei Sacchi, mentre nuove famiglie, dopo aver abbandonato i luoghi di origine (paesi del disciolto Stato di Aiello e della Contea di Martirano), costruiscono i rioni Serra e Carpanzano. Qualche anno dopo sorgono San Giuseppe e Castagnari, e nel giro di pochi anni il paese assume l’assetto urbanistico che lo caratterizzerà fino a tutto il Novecento.

Dopo la morte di Laura, il titolo di Principe di San Mango passa alla figlia Giovanna Battista unitamente ai feudi di Savuto, Savutello e Turboli. Giovanna diventa Principessa di Castiglione, Principessa di Santo Mango, Contessa di Martirano, Contessa di Nicastro, Signora di Serrastretta, Motta S. Lucia, Pedivigliano e Rocca di Neto.

Tutti i feudi dei d’Aquino tornano così a essere raggruppati sotto un’unica signoria, quella di Giovanna, la quale – nata nel 1638 – muore nel 1711 lasciando terre e titoli al figlio Tommaso, destinato a diventare Grande di Spagna di prima classe e Capitano Generale della Navarra.

In campo economico, la produzione continua a essere riferita al comparto agricolo e alcune derrate sono destinate alla vendita su altre piazze del Regno. Nel 1704 inizia in San Mango una campagna di raccolta della seta, e negli anni 1708, 1709 e 1714 il paese figura – con Martirano, Castiglione e Falerna – negli arrendamenti, libri nei quali vengono annotate le estrazioni di particolare importanza.

Nel 1712 il paese fornisce 4 soldati alla Compagnia della Paranza di Amantea, composta da 142 uomini con archibugio e spada, e nel 1717 il territorio di San Mango viene separato definitivamente dal feudo di Savuto. Il castello e le terre baronali alla destra del fiume sono vendute a Giovan Battista Le Piane, mentre le terre a sinistra del Savuto rimarranno ai d’Aquino fino al 1799, anno in cui muore senza eredi Vincenza Maria d’Aquino Pico, ultima della sua famiglia, e gli stati feudali ricadono al Regio Demanio.

Il 1717 è dunque l’anno della svolta. Il territorio sul quale è sorto il centro abitato voluto dai d’Aquino non è più una pertinenza della baronia di Savuto. I cittadini di San Mango si costituiscono in Universitas Civium con un organo rappresentativo che è il Pubblico Parlamento e con un organo di governo che è il Reggimento. E il 6 marzo di quell’anno, alla presenza del vicario foraneo delegato dal vescovo di Tropea, viene benedetta a San Mango la statua di s. Tommaso (con alla base l’iscrizione Universitas Sancti Manghi); il giorno dopo, domenica 7 marzo, viene celebrata la prima solenne processione del Santo per le vie del paese.

Armando Orlando

(Crediti fotografici: Armido Cario, Francesco Cataudo. Stemma dei d’Aquino per cortesia di Matteo Manfredi e Antonio Sposato)

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