Oggi, 28 novembre, si discute la rivisitazione della normativa regionale sul gioco d’azzardo in Consiglio Regionale, dopo l’approvazione ottenuta a ottobre da parte della commissione Antimafia.
Ci avviciniamo a fine anno e alla deadline per la normativa regionale sul gioco che, in assenza di interventi normativi ulteriori, entrerà in vigore il primo gennaio 2023. Si tratta dell’art. 16 della legge regionale del 26 aprile 2018, che prevede il distanziometro per le attività di gioco, secondo due diverse declinazioni in base al numero di abitanti.
La Calabria è, infatti, una delle regioni italiane che ha previsto l’accorciamento della misura standard di questo provvedimento da 500 a 300 metri per i nuclei abitativi con meno di 5.000 abitanti, lasciando la misura definita dalla norma nazionale per i centri abitati più grandi.
Una misura che sarà applicata alle nuove attività, ma anche a quelle già autorizzate 4 anni fa, con un effetto retroattivo che andrà a colpire anche i locali preesistenti alla norma, in linea con quanto avverrà in altre zone d’Italia. Una situazione che ha di recente coinvolto il Lazio, che però ad agosto ha ulteriormente prorogato i termini, rimandando ancora una volta la decisione.
Si tratta di una questione decisamente controversa, che spacca a metà l’opinione, fra detrattori e sostenitori.
Ma, come anticipato, alla fine di ottobre era giunta un’altra proposta normativa che prospettava la soppressione del doppio distanziometro, nonché della retroattività della regolamentazione, che verrebbe dunque solamente applicata ai locali di gioco, specializzati e generalisti, aperti dopo il 2018.
Un nodo importante, rimasto nelle mani delle singole regioni a causa dell’assenza di una normativa nazionale uniforme, attesa da anni nel comparto per un riordino. Nel corso della precedente legislatura il testo di legge era stato ultimato dal sottosegretario al MEF Federico Freni, ma purtroppo non ha mai raggiunto il tavolo del Consiglio dei Ministri, lasciando la situazione immutata.
Oltre alle pesanti conseguenze che determinate misure potrebbero avere rispetto alla sorte di migliaia di piccole imprese e di lavoratori, la chiusura di un altissimo numero di punti di gioco legale influirebbe ulteriormente sull’equilibrio della raccolta del gioco pubblico e sugli incassi erariali.
Dopo il disastro del 2020, il settore del gioco pubblico è nuovamente in crescita e le previsioni per il 2022 sono ancora più rosee. In questo ha giocato un ruolo fondamentale la raccolta del gioco a distanza, che ha superato quella del gioco fisico e che continua a essere superiore.

Una conseguenza che, da un lato, ha salvato le sorti del settore, dall’altra ha innescato anche altri meccanismi. E, cioè, un gettito fiscale inferiore derivante dalla diversa pressione fiscale che riguarda i differenti giochi. Quelli presenti sulle piattaforme di gioco a distanza sono infatti soggetti a tassazione inferiore rispetto a quelli offerti dalle gaming hall e, dunque, la conseguenza della crescita del gioco online è anche un minor gettito erariale.
Gli apparecchi che, prima della pandemia, costituivano il 42% della raccolta, nel 2022 rappresentano solo il 25%: si tratta dei giochi con il prelievo fiscale più alto e la conseguenza di questi dati è lampante anche agli occhi dei meno esperti in materia.
Considerazioni che, però, per quanto importanti, non dovrebbero forse rimanere in capo alle regioni, ma andrebbero risolte a monte a livello nazionale. Ci si aspetta quindi che, fra le questioni più impellenti e urgenti, ci si ricordi della Legge Delega già pronta, che potrebbe svoltare un intero settore, importante per l’economia nazionale e anche per le casse statali.

























