Davide De Grazia, quarantenne di Decollatura, si autodefinisce «amante del sapere in ogni sua forma», e aggiunge: «Amo visceralmente il mio territorio e allo stesso tempo costruisco ponti verso uno sviluppo locale che non può non tenere a mente le vicende umane a cinque dimensioni: quella interiore, quella sociale, quella politica economico-culturale e naturalmente quella ambientale e scientifica».
E sembrano essere proprio questi suoi interessi e queste sue passioni ad aver ispirato la bella poesia ambientalista che ha inviato al ilReventino e che noi molto volentieri pubblichiamo di seguito, confermandogli tutta la nostra “fraternanza”, per usare il significativo neologismo con cui ha voluto ulteriormente arricchire i suoi versi.
Folgore

Un’imprescindibile idea mi guida
sull’altopiano selvaggio
sferzato dal sole e dal vento,
che tremula e scolpisce le ossa
nei prati che si rigenerano
dagli artigli d’Inverno,
acciaio della terra.
Così mentre primule spontanee
spuntano di qua e di là,
lo sguardo si erge
laddove tutto è dipinto
e immutabile,
e perfettamente in ordine.
***
Così seguendo il mio sogno,
ridiscendo al paesello,
dove comignoli dolcemente accesi
tingono di fuliggine l’aria.
Incontri speciali di gente,
che con spinte decise
trainano carri e buoi,
tra sogni sospesi ed antiche speranze.
***
E insieme ad essi
vorrei godere in estrema fraternanza
attimi di pura vita:
maestranze e i saperi,
infusi di tradizioni,
negli antichi sapori;
Presente ed Eterno che si trapassano.
di Davide De Grazia

























