di Raffaele Arcuri –
È da un pò di tempo che anch’io medito di scrivere un libro su una delle piaghe che affliggono da sempre la Calabria.
Un giorno o l’altro comincio, ci sto pensando da tanto tempo e ho deciso. Lo fanno tutti e voglio farlo anch’io.
Voi penserete subito: “Che noia, un altro libro sulla ‘ndrangheta o sul rapporto tra politica e malaffare”.

Ebbene no! Vi sbagliate di grosso.
La ferita terrificante che tormenta da sempre la nostra bellissima Regione, ed in particolare casa mia (Carlopoli, Calabria, Italia n.d.r.) è l’impossibilita di abbassare i livelli di colesterolo e trigliceridi nel sangue.
Battaglia persa in partenza!
Ad agosto cominciamo a “spugnare” nei bidoni il baccalà per Natale, in quantità tali da fare impallidire Capitan Findus, e a Capodanno ci chiediamo con ansia se le 4 o 5 cosce di maiale che sonnecchiano nel congelatore basteranno per Pasquetta.
Noi calabresi siamo persone previdenti: se i commensali sono 6, le bistecche devono essere almeno 15, due per ogni ospite e qualcuna in più per quelli che si aggiungono all’ultimo momento, non vogliamo mica far brutta figura?
Ma torniamo alla mia idea editoriale, ho già trovato titolo e sottotitolo:
DIMAGRIRE IN CALABRIA
“Ai maiali della mia giovinezza”
Lo so, cavalco un luogo comune: “I Calabresi, tutti ‘ndrangheta, nduja, soppressata e peperoncino”. Ma se anche Razzi e Scillipoti sono in libreria, non vedo perché non possa starci io.
Sono convinto: sarà un best seller!
In copertina ci saranno le frittole di mia zia.

























