Colosimi – Un viaggio da Monaco di Baviera a Milano, da Ferramonti a Rogliano, per approdare nuovamente nel nord d’Italia, a Villanova d’Asti, e poi nelle carceri di Torino e Milano. Questo in sintesi “Manu”. Viaggio fino al cielo di Auschwitz di Ciro Servillo, edizioni Pellegrini.
Questa l’ultima fatica letteraria, in ordine di tempo (dopo Pietre scarlatte), dell’autore roglianese che spicca in libreria fra i numerosi testi che raccontano la tragedia dello stermino di milioni di ebrei ad opera dei nazisti.
Promosso dal comune di Colosimi, nella sala consiliare nel corso dell’incontro ne hanno discusso oltre all’autore, Manolo Talarico, sindaco; Roberta Rizzuto, consigliera; Domenica Sciumbata, assessore; Eugenio Maria Gallo, docente storico e Pasquale Taverna, docente. Tra gli altri presente anche Gabriella Gallo presidente della Pro Loco.
Ha coordinato Antonio Simarco, assessore alla Cultura di Rogliano, che in apertura dei lavori ha letto alcuni passi del libro e sottolineato come la storia-microstoria del territorio portata alla luce da Servillo accomuna e rende partecipi e consapevoli del passato la comunità tutta.
Il sindaco Talarico, sottolinea l’importanza della fatica letteraria dell’autore che nel racconto si immedesima in “Manu” e colpisce la descrizione della vita quotidiana dove risalta l’importanza dei valori e dei sentimenti.

Rizzuto e Sciumbata entrano nel vivo del racconto i cui avvenienti hanno scosso le loro coscienze e posto degli interrogativi marcando che la storia insegna, l’odio non porta niente di buono e pertanto nel mondo c’è bisogno di amore e rispetto per la vita.
Per Gallo, storico e profondo conoscitore della microstoria del territorio, il libro <<è un romanzo ben sviluppato frutto dell’intellettuale e dell’educatore. Il racconto dell’autore si basa su documenti storici e riscontri autentici, testimonianze di persone e affini. Una ricostruzione – prosegue Gallo – e una capacità di elaborazione che fornisce una chiara e completa visione della storia narrata, e della tragedia dell’antisemitismo di quegli anni. L’autore, guarda al dramma degli ebrei, alle vicende delle persone e delle famiglie che dimorano nelle pagine del suo romanzo e le osserva con sofferta partecipazione. Descrive – aggiunge Gallo – le loro ansie, angosce, paure dolori e sottolinea la solidarietà e l’ospitalità della gente, non solo di Rogliano ma anche degli altri luoghi. Servillo, prende per mano “Manu”, ragazzo ebreo e lo accompagna tra le pagine del suo romanzo, cogliendone e proponendone palpiti e sentimenti. Un sentimento, quello dell’autore, di empatia con i protagonisti in particolare con “Manu”>>.
<<Merito all’autore, chiarisce Taverna, è la capacità di mettere in luce e far vibrare le nostre coscienze su un tema attualissimo, che evidenzia il comune senso della violenza di ieri e le analogie con oggi (con le dovute differenze). Inoltre il tema trattato ci aiuta a comprendere la natura dell’uomo, l’indifferenza della maggioranza e l’incapacità delle istituzioni di tutelare il più debole (immigrati, rifugiati)>>.
Quello di “Manu” è il racconto di un viaggio compiuto nei luoghi e nella storia dell’Europa del XX secolo, da inconsapevole protagonista di una delle pagine più nere dell’intera umanità. Un treno che corre su e giù per l’Italia e l’Europa, colmo di passeggeri pieni di paura per il futuro e di una speranza sempre più fievole, che sosta in posti in cui è ancora possibile assaporare la pietà umana, per poi riprendere la sua corsa. Ultima fermata Auschwitz. La vicenda del giovane “Manu” è quella di migliaia di ebrei che hanno subìto la follia delle leggi razziali. Gente sradicata dalla propria terra e condotta in posti sconosciuti. Famiglie divise e umiliate, costrette a vivere l’internamento libero e le atrocità dei campi di concentramento, per concludere la loro sfortunata vicenda nei luoghi del non ritorno.


























