di Angelo Falbo * –
Il nuovo presidente della Confindustria, Vincenzo Boccia, in un intervento a Cernobbio, ha recentemente affermato che prima di pensare a redistribuire (la ricchezza) bisogna far crescere la “torta” (la ricchezza). Boccia ha così riesumato un linguaggio proprio della Confindustria degli anni duri della lotta dei lavoratori per affermare diritti e tutela del lavoro (da qui nacque lo Statuto ora quasi del tutto smantellato) ed è tornato agli anni 60-70. E i sindacati e il governo (a guida nostra PD sono rimasti muti.
Ad un primo ascolto di buon senso l’affermazione di Boccia appare pure sacrosanta.
Ma ad analizzare lo scenario di distribuzione della ricchezza nel mondo e in Italia ci si accorge che c’è il solito trucco: chi più ha prende sempre di più, e chi ha poco prende sempre di meno e/o nulla.
Anzi lo scenario si è beffardamente aggravato:
Se non c’è crescita i ricchi quasi non ne risentono, ma la povertà e i poveri numericamente aumentano.
Se c’è crescita poca o molta che sia, se la continuano a pappare ingordamente i più ricchi e i poveri continuano ad aumentare
Perché? Perché l’assetto sociale, sul piano politico ed economico è ingiusto.
Per cui la “torta” di Boccia a “Lorsignori” non basta mai. Le loro porzioni si fanno sempre più spropositatamente più grandi.
Infatti nel corso di questi ultimi anni di crisi cosa è successo? Una spaventosa redistribuzione al contrario. Essendosi indebolite le parti sociali dei lavoratori (intesi nelle loro “classi” di dipendenti e piccoli lavoratori autonomi) essendo pure mal rappresentati e per nulla difesi, sono oppostamente cresciute le voracità di ristretti gruppi sociali sia nello Stato che fuori dallo Stato.
Con un crescente spaventoso divario retributivo, non acquisito per competenze o attività particolarmente meritorie ai fini sociali di sviluppo economico o di “progresso “ dell’umanità ( come si vuole contrabbandare), ma per politiche, culture e “visioni” distorte del valore del lavoro e della funzione dei lavoratori (lavoro fisico o intellettuale).
Si pensi che oggi un ricercatore nel CNR (quello che fa avanzare la scienza in tutti i suoi rami: dalla medicina alla fisica, quello che scopre come si combattono le malattie anche le più perniciose e malefiche, quello che scopre e adopera campi nuovi per il benessere personale e sociale) guadagna 1.200-1.500 euro mensili, mentre soggetti di nulla utilità o quasi, avendo acquisito uno “status” forte nella “scala sociale” arriva ai 40/70mila mensili oppure pensionati con emolumenti esorbitanti! Senza parlare del mondo dello sport o dello spettacolo dove alimentiamo prebende milionarie tutti presi dal fascino e dal bisogno di evadere, sempre meno per divertimento.
I più avvertiti economisti da anni stanno dicendo che una distribuzione ingiusta delle ricchezze non solo crea ingiustizie sociali e avvia rotture e pericoli, ma diviene diseconomica perché diminuisce il potere di acquisto di sempre più larghe fasce di popolazione e la loro capacità di acquisto.
Ebbene come stanno rispondendo i Governi e anche il Nostro a questa impudica concentrazione di ricchezza nelle mani di ristretti gruppi sociali.?
All’inverso del necessario. Invece di attaccare le cause della crisi e delle ingiustizie mettendo in discussione l’ingiusto assetto sociale, si mettono in campo politiche di inseguimento della povertà. Con soli effetti pietistici e propagandistici.
In questi giorni le bacheche dei Comuni sono pieni di avvisi che informano i cittadini sulla possibilità di accedere ad un buono mensile di 80euro a persona in stato di particolare bisogno. Sia chiama SIA (Sussidio per l’Inclusione Attiva)…….. Di attivo c’è solo una ingannevole sigla!…. E cosi sia….
Siamo tornati alla antica somministrazione dei Buoni ECA (ente di assistenza comunale) che fino agli anni settanta ha avuto la funzione di donare qualche lira ad alcuni cittadini “bisognosi”, in particolare in prossimità delle festività natalizie e delle tornate elettorali. Scatenando sempre bagarre e dispetti.
Oggi dovrebbero essere fatte scelte politico economiche di equità, prima di tutto.
E porsi la domanda. E’ possibile andare avanti con cittadini che prendono 50/70mila euro al mese e altri che restano senza niente (migliaia e migliaia di giovani ben istruiti esclusi da tutto) o con pochi spiccioli (intere fasce sociali di pensionati e di sottoccupati e cassintegrati)?
Secondo me No. E comunque non potrà andare avanti a lungo… questo ci insegnano le vicende del passato. Chi governa ne tenga conto.

Se chi governa si richiama, sia pure flebilmente, a radici storico politiche delle lotte per l’affrancamento dai bisogni e per l’emancipazione, allora faccia presto.
* Angelo Falbo, già sindaco di Carlopoli e dirigente scolastico.

























