Da troppo tempo ormai, geologi e altri tecnici dell’ambiente evidenziano (quasi sempre inascoltati) che il 94% del territorio italiano è a forte rischio di alluvioni, frane, mareggiate, terremoti e quanto altro pure per gli eccessivi e generalizzati abusi e stravolgimenti che poi si tramutano in disastri. In Europa abbiamo, tra tanto altro, pure il primato di fragilità territoriale, eppure non ce ne curiamo affatto, anzi si continua imperterriti ad abusare di tutto e di più. Persino lo spopolamento dei borghi e delle aree rurali contribuisce ad aumentare i rischi di eventi estremi che ingoiano vite umane, risorse economico-finanziarie e ritardi sociali eccessivamente forti che non ci possiamo più permettere, visto e considerato che ormai viviamo in emergenza permanente.

In questi giorni in cui l’enorme frana di Niscemi, in Sicilia, occupa gran parte dell’informazione e dei commenti nei mass-media nazionali e locali, non si parla d’altro. Eppure fra qualche mese, come accade dopo ogni disastro, ci si dimentica di tutto e si continua inguaribilmente a trascurare ciò che dovrebbe essere una delle più assolute priorità: la messa in sicurezza dei centri abitati e del resto del territorio più a rischio. Di fronte a tali urgenze, persino il Ponte sullo Stretto (per quanto ritenuto necessario) dovrebbe più saggiamente cedere il passo, con le sue ingenti risorse, alle necessità più impellenti e a potenziare le infrastrutture, senza le quali il progresso e l’efficienza si tiene alla larga. Urge giungere ad un riequilibrio, pure perché le città scoppiano e i borghi muoiono.


Già nel 1986, quaranta anni fa, la vicenda di “Badolato paese in vendita in Calabria” evidenziava che non era assolutamente conveniente per lo Stato italiano continuare a svuotare di gente le aree rurali, con i loro magnifici e millenari centri storici, poiché sono i loro abitanti i più fedeli custodi del territorio. E a loro bisognerebbe dare i mezzi e la possibilità di continuare a vivere là dove sono nati, poiché sono la garanzia della miglior tutela e prevenzione contro disastri che inevitabilmente avverranno con il continuo spopolamento e abbandono dei territori, specialmente da parte dei giovani. Pure in tale ambito, prevenire è sempre meglio di contare poi i danni, che a volte non si possono più risanare.

























