Badolato è quel bel paese che per primo al mondo nel 1986 era stato “messo in vendita” per salvarlo dal continuo spopolamento che ne stava svuotando il borgo antico.


Adesso, si parlano una quarantina di lingue in questo pittoresco borgo che è un suggestivo balcone sul mare Jonio ma ha il verdissimo parco delle Serre alle spalle ed è una “Città d’Arte e di Natura”.


Così Giuseppe Argirò, Vincenzo Invento, Aldo Pacicca e Gianni Verdiglione (nella foto) hanno avuto l’idea di lanciare l’operazione “Badolato il borgo che si racconta” con il fissare sulle pareti delle case più “eloquenti” tante “pietre della memoria” riportanti brevi frasi descrittive e incise dallo stesso scultore Verdiglione per evidenziare le situazioni personali, familiari, sociali e storiche più curiose, emblematiche e popolari.
Così in Via Siena 1, nel rione Jusuterra (vicino al Bastione o porta del mare), possiamo leggere “A don Peppino e Margherita la sfida degli amanti” che 150 anni fa hanno vissuto una grande e clamorosa storia d’amore osteggiata da quasi tutto il paese per il loro ardire.


E, nella “ruga delle Margherite” c’è la fontana dell’amore che, fino agli anni cinquanta, era uno dei pochi punti dove i giovinetti potevano scambiarsi sentimentali sguardi d’intesa e qualche promessa o parola d’amore.
A Piazza San Nicola si può leggere un’altra pietra davvero interessante: «A Peppi Naimo “Figlio non ho niente da darti, ma ti lascio il Partito Comunista”» (in eredità, ovviamente).
E ancora in Via Regina Margherita viene ricordato il matrimonio avvenuto il 25 agosto del 1979 tra Luciano Gambaretti, agricoltore veronese, e la badolatese Giuseppina Carnuccio come esempio di quando i giovani padani cercavano moglie nel sud Italia: «Vinna nu bellu giuvanottu da campagna e Verona e sa levau» ovvero «È venuto un bel giovanotto della campagna di Verona l’ha sposata e se l’è portata via». Un documento sociologico davvero unico!































