Come a volte può accadere in un vero laboratorio in cui si conducono esperimenti scientifici, anche in un laboratorio sociale si possono fare degli esperimenti che vanno a buon fine.
Portare la politica nella Scuola è senz’altro un esperimento ardito, soprattutto in tempi – i nostri – in cui la politica sembra aver smarrito i valori che la hanno contraddistinta per secoli, dalla polis greca fino ai partiti di massa.
Ma le Acli di Catanzaro e il Circolo “Città del Vento” hanno ritenuto di doverci provare, per far capire alle giovani generazioni che non bisogna abdicare, rinunciare alla politica, al valore della democrazia, al diritto di associarsi liberamente in partiti, tra l’altro sancito dall’Art. 49 della nostra Costituzione.
In questo modo di ragionare, le Acli hanno trovato una sponda intelligente e sensibile nella dirigenza e nel corpo docente dell’Istituto Tecnico per Geometri “R. Petrucci” di Catanzaro, che è stato appunto teatro di un primo esperimento – pienamente riuscito – in tal senso.

L’incontro, che ha visto la partecipazione attiva di oltre cinquanta studenti, ha previsto una lectio magistralis della prof.ssa Lucia Montesanti dell’Università Magna Graecia di Catanzaro, che ha messo a disposizione la sua competenza illustrando sinteticamente la storia dei partiti politici, un dibattito aperto alle curiosità e alle domande dell’uditorio e un laboratorio in cui i giovani hanno potuto sperimentare una forma di democrazia diretta in una simulazione di assemblea in una sezione di partito, con il supporto della prof.ssa Veneranda Caroleo e dei soci Acli.
Nel corso dell’incontro, la dirigente scolastica Maria Murrone ha avuto modo di dichiarare di aver apprezzato l’iniziativa fin da quando le è stato comunicato il nome: Agorà, come le piazze dell’antica Grecia in cui i cittadini si riunivano per decidere in modo democratico.
Così come la presidente delle Acli di Catanzaro Caterina Basile, che, nel lodare l’iniziativa del Circolo “Città del Vento”, ha osservato che questo deve essere uno dei compiti che l’Associazione che dirige deve darsi, per contribuire ad allargare, soprattutto ai più giovani, la partecipazione politica e fare in modo che questi possano esprimere le proprie idee e farle finalmente contare.
In definitiva – si diceva – si è trattato di un esperimento riuscito, perché ha fatto breccia nelle diffidenze dei giovani studenti che – forse per la prima volta – hanno sentito parlare di politica sotto una prospettiva nuova e diversa: come impegno condiviso e sforzo comune mirato al bene collettivo.
di Raffaele Cardamone
























