

Aggiunge Pitaro: “Ho segnalato che, pur disponendo di 255mila ettari di Aree protette, la Calabria non riesce a metterle adeguatamente a valore. E da qui, alcuni quesiti: a) se le varie Aree protette ed i Parchi agiscano isolatamente o siano parte di una rete operativa necessaria per ottimizzare le risorse pubbliche e per garantire occasioni di sviluppo in un’ottica di sostenibilità ambientale; b) se nella prospettiva eventuale di una rimodulazione degli interventi non si ritenga utile riferire a quanto ammontano le risorse comunitarie, nazionali e regionali affluite, dal 2018 ad oggi nel sistema delle Aree protette e dei Parchi; c) come vengono utilizzate e se dal loro impiego si ha contezza degli effetti e se siano stati utili, concreti e tangibili per i territori interessati; d) come e con quali strumenti ed iniziative si intende valorizzare l’immenso patrimonio naturalistico che il territorio calabrese custodisce transitando (come annunciato nel Programma di governo) ‘dalla mera visione di ‘vincolo’ delle aree protette – che di fatto si è tradotto nel ‘non fare’ – a politiche attive che abbinino e coniughino virtuosamente la tutela con l’utilizzo e la fruizione sostenibile; e) come sono stati impiegati i 20 milioni di euro ‘destinati (come assicurava l’Assessore regionale all’Ambiente della scorsa Legislatura), ad interventi orientati al marketing territoriale, alla sentieristica e alla messa in cantiere della ciclopista dei parchi, un grande attrattore che collegherà il Parco del Pollino con quello d’Aspromonte passando per il Parco della Sila e delle Serre’”.
Conclude Pitaro: “Se le Aree protette rappresentano una priorità per il Governo regionale, non si comprende la difficoltà di comunicare le iniziative che si stanno mettendo in campo, anche se quanto sta accadendo al Parco delle Serre, da mesi senza guida persino per il disbrigo delle incombenze basilari, qualche sospetto lo autorizza”.




























