È la storia straordinaria di un gesto civile nato dalla sensibilità di tre ragazzi, Antonio Bocchinfuso, Leonardo Tosti e Mario Soldaini, che armati solo di parole e determinazione, sono riusciti a portare in salvo almeno una parte di quei giovani autori che continuavano a scrivere sotto le bombe.
Tutto inizia da uno scambio via internet tra Antonio Bocchinfuso, 23 anni, originario di Rogliano, laureato in Scienze Politiche e oggi studente di Storia delle Religioni, e Haidar al-Ghazali, 21 anni, giovane poeta palestinese che viveva nel pieno dell’assedio. Da quelle conversazioni nascono scambi di testi, poesie, riflessioni.

Antonio coinvolge i suoi amici romani Leonardo Tosti e Mario Soldaini e insieme decidono di fare qualcosa di concreto, curare un’antologia di poesie scritte da ragazzi di Gaza.
Non volevano restare inermi davanti a quel dramma. Pubblicano così il libro “Poesie da Gaza. Il loro grido la mia voce”, scegliendo di devolvere l’intero ricavato a Emergency per il sostegno alla popolazione palestinese.
La raccolta, edita da Fazio Editore con introduzione dello storico Ilan Pappé, dà voce a poeti palestinesi che scrivono dalla loro terra martoriata. I ragazzi scrivono nonostante la fame, nonostante le macerie, nonostante il terrore dei bombardamenti. Ciò che colpisce è l’assenza dell’odio, nei loro versi c’è dignità, amore per la vita, attaccamento alla propria terra.

Nel volume ricorrono immagini quotidiane diventate simbolo dell’orrore, un cucchiaio lasciato sulla tavola e mai più ritrovato, un aquilone strappato dal vento della guerra, una bugia sussurrata a una bambina: “Con il buio non potranno trovarci”.
In Palestina, ieri come oggi, poeti e scrittori vengono spesso imprigionati o uccisi, come accaduto a Abu Nada e Refaat Alareer. Silenziare gli artisti significa tentare di disumanizzare un popolo. Ma i versi di Poesie da Gaza infrangono quel silenzio, mostrano ciò che molti fingono di non vedere e oppongono la verità semplice delle parole al tentativo di cancellare storia e identità di un popolo.

La sera del 13 giugno 2025, Haidar al-Ghazali scrive una lettera da Gaza: “La mia unica speranza ora è trovare un’occasione di evacuazione che mi porti fuori dalla Striscia insieme alla mia famiglia. Voglio continuare la mia vita e i miei studi, dopo che tutte le università sono state distrutte. C’è qualcuno che può aiutarmi a uscire da questo inferno?”. La lettera viene letta a Roma il giorno dopo, durante un triangolare di beneficenza tra la Nazionale dei Giornalisti, la Nazionale dei Poeti e “Movimenti in salute”, grazie al giornalista Rai e poetry slammer ( competizione dove i poeti recitano i loro versi. ndr) Max Brod.
Haidar aggiunge nella sua lettera: “Noi siamo un popolo umano, che scrive il proprio dolore con sogni e speranze. I miei testi sono stati tradotti in molte lingue, tra cui l’italiano. Ho partecipato all’antologia ‘Il vostro grido nella mia voce’. Vi invito a leggerla: lì si scrive il vero dolore, e parte del ricavato sostiene il settore sanitario di Gaza.”.
La pubblicazione del libro e la sua diffusione accendono l’interesse degli atenei italiani, irlandesi e francesi (questi ultimi poi rallentatisi). Nel frattempo, in Italia viene pubblicato un bando per 97 borse di studio destinate a giovani palestinesi. Le domande sono migliaia, gli idonei oltre 500, alcune università ampliano i posti con risorse proprie, ma tantissimi ragazzi restano in lista d’attesa.
Antonio Bocchinfuso si concentra particolarmente su Haidar, autore della lettera-appello. Con i suoi amici tenta in ogni modo di farlo evacuare, ma la guerra e la burocrazia internazionale rallentano tutto. Antonio Bocchinfuso non si arrende, apre una raccolta fondi su GoFundMe. Con i suoi amici girano l’Italia presentando il libro, partecipano a incontri pubblici e privati per sensibilizzare l’opinione pubblica.
Poi, l’altro ieri, il 21 novembre, la svolta. Sulla piattaforma GoFundMe, Antonio scrive: “Haidar al-Ghazali è atterrato stamane, con altri studenti di Gaza, all’aeroporto di Fiumicino. Ora potrà iniziare i suoi corsi all’Università di Macerata, dove ha vinto una borsa di studio.”

Antonio aggiunge i ringraziamenti, spiegando come saranno utilizzati i fondi raccolti. Saranno utilizzati per permettere a Haidar e la sua famiglia di vivere dignitosamente, per acquistare libri, per sostenere la sua famiglia ancora a Gaza, e per contribuire all’alloggio di altri tre studenti della International University College di Torino, dove studia anche il giovane autore Naim Abu Saif, già residente in città.
Infine, Antonio conclude cou un monito: “Non possiamo ritenerci soddisfatti: il fatto che l’esilio di un giovane poeta debba considerarci confortati racconta più le nostre mancanze che i nostri meriti.”.
L’impegno di Antonio Bocchinfuso e dei suoi amici non si ferma qui. Domani alle 14:30 sarà a Rende, nell’Aula Arrighi cubo 0B dell’Unical, in occasione dell’inaugurazione dell’anno accademico del Corso di Laurea Magistrale in Cooperazione Sviluppo ed Ecologia.




























