Qualche tempo fa abbiamo raccontato la coraggiosa battaglia civile a favore di una sanità più giusta, meno attenta agli aspetti finanziari e più al benessere delle persone, intrapresa dal dottor Giacinto Nanci, un medico di famiglia di Catanzaro.
Sulle sue tesi abbiamo basato il relativo articolo dal titolo: “La Lombardia più virtuosa della Calabria in sanità? Il dottor Nanci svela l’inganno” (LINK), che ha totalizzato fin da subito oltre 5.000 visualizzazioni, mettendo in evidenza come le problematiche legate alla sanità calabrese siano tuttora un nervo scoperto nel “sentire dei cittadini”, a maggior ragione di quelli meno attrezzati ad affrontare in solitudine eventuali difficoltà legate a problemi di salute.
L’articolo commentava e poi riportava una lettera aperta, rivolta dal dottor Nanci prima di tutto ai suoi stessi pazienti, in cui aveva evidenziato come in Italia sembrano esistere per il governo centrale regioni più o meno virtuose per quanto riguarda la spesa sanitaria. Ma, attraverso il raffronto tra la Calabria commissariata da anni e la Lombardia degli scandali in sanità, provava a dimostrare quanto la Calabria sia stata in realtà discriminata e maltrattata.
Il dottor Nanci partiva dalla constatazione che la Lombardia, ritenuta una regione virtuosa, ha molte probabilità di essere selezionata tra le regioni su cui definire i costi standard in sanità, ai quali tutte le altre si dovranno adeguare. Poi passava a elencare, con precisione quasi scientifica, i tanti scandali che hanno segnato la sanità lombarda in questi ultimi anni, a partire da quello “del San Raffaele (di don Franzè), che ha creato un buco nei conti pubblici di oltre un miliardo e mezzo, quasi quanto tutto il presunto deficit dell’intera Calabria”.
Nello stesso periodo, faceva notare il dottor Nanci, la regione Calabria veniva sottoposta ai sacrifici dettati dal piano di rientro e dal commissariamento, deciso a causa del presunto sforamento della spesa sanitaria. Ma nel prendere questi drastici provvedimenti, non si teneva conto della presenza di più di duecentomila malati cronici residenti in Calabria, a fronte dei suoi circa due milioni di abitanti.

La tesi del dottor Nanci era ed è che sarebbe stato del tutto naturale spendere di più per curare i molti malati cronici presenti in Calabria, mentre il meccanismo di calcolo della popolazione la penalizza in quanto ci sono più giovani che nel resto d’Italia. Al contrario, la Lombardia ha più anziani sani e meno malati cronici, ma riceve più soldi.
L’ironia del dottor Nanci lo portava, nel firmare la sua lettera aperta, a definirsi “un medico di serie Zeta, che in questa situazione non può più curare bene i propri malati”. E proprio in questa dichiarazione finale è facile percepire tutta la disillusione e le difficoltà degli eredi di Ippocrate che vorrebbero solo fare bene il proprio mestiere, in onore al tradizionale giuramento che sembra essere ormai diventato solo una pura formalità.
Ma il forte segnale che hanno dato le oltre 5.000 persone che lo hanno letto e apprezzato non può che infondergli nuovo coraggio e spingerlo a proseguire nella sua battaglia che potrebbe sembrare quasi donchisciottesca, ma che invece ha colto nel segno, individuando nei mulini a vento della sanità calabrese, nel suo attuale assetto organizzativo, i veri giganti che minacciano soprattutto i cittadini più deboli e indifesi di questa regione.
























