

Nei giorni scorsi, sul nostro sito, il collega Santino Pascuzzi, si era occupato attentamente della mancanza di un medico di base a Serrastretta, andato in pensione e non sosttuito, intervistando il sindaco, Felice Molinaro. Egli nell’articolo, ha elencato una serie di spinose questioni che riguardano l’Asp (da cui dipende questa faccenda), riluttante, nonostante ci sia l’impellenza, a dichiarare alcuni territori “zone carenti” e sollecitata dal primo cittadino a cercare una figura disposta a ricoprire l’incarico. Ora, a quanto pare, a distanza di pochi giorni, il problema si presenta pesantemente anche a Carlopoli.
In particolare, in redazione, è arrivata una segnalazione da parte del signor Francesco Pettinato (che fra l’altro assiste una persona anziana e non totalmente autosufficiente e quindi ha necessità non differibili nel tempo), che, con grande preoccupazione, ci dice che “attualmente il posto di medico di famiglia è vacante. Purtroppo la dottoressa che svolgeva l’incarico – racconta il signor Francesco – un po’ di tempo fa si è ammalata gravemente ed è andata in pensione. A quel punto, è stato un via vai di dottori e adesso il vuoto!”.
In effetti a sostituire la titolare è stata dapprima la dottoressa, Marina, ma dopo solo 1 mese vi è subentrato il dottor Gullo, anch’egli solo per 30 giorni e poi di nuovo la Marina per un altro mese. Un vero caos, soprattutto perché, oltre all’instabilità d’incarico, ora, dal 1 novembre si è passati addirittura alla vacatio.
IL signor Francesco, lo ha fatto presente, immediatamente, al neo sindaco di Carlopoli, Emanuela Talarico. “L’ho avvisata subito – ci racconta – e debbo dire che si è subito prodigata per cercare di risolvere il problema, coinvolgendo anche il collega, Molinaro, di Serrastretta, che sta vivendo nel suo paese lo stesso disagio, ma senza risultati perché, a quanto pare, la questione compete solo all’Asp di Catanzaro”.
Allo stato attuale il problema è enorme, ma anche con un sostituto, la situazione non era comunque migliore. Il signor Francesco, infatti, ci rivela che ai due medici alternatisi nei mesi precedenti, l’Inps aveva dato solo i codici per poter scrivere le ricette, mentre per i certificati da inviare all’ente il discorso non era più valido e non venivano accettati. “Mi è capitato personalmente – ci rivela Francesco – e la cosa mi ha dato un fastidio enorme”.
Parole dure quelle di Francesco. “Sanità calabrese ridicola. Siamo in zona rossa perché? Dove sono finiti gli 86 milioni ad essa destinati? Siamo pronti a dare battaglia. La sanità e la scuola – rincara il signor Francesco – dovrebbero essere i perni di uno Stato democratico e invece, soprattutto la prima, sono 10 anni che subisce tagli su tagli. Così non si può più andare avanti – conclude lo sfogo del nostro interlocutore”.
Covid a parte, una riflessione, comunque, questo racconto, la suscita. Nel corso del tempo, incapacità politiche e decisioni arbitrarie a livello centrale, hanno ridotto al lumicino un settore vitale per la regione che, non è da oggi, purtroppo, costringe molti calabresi ad un’amara emigrazione sanitaria per gravi problemi di salute e ora li priva anche di servizi essenziali quali il medico di famiglia, in pochissimo tempo e non in uno, ma in ben 2 paesi di una stessa area, quella del Reventino, già provata dalla drammatica situazione in cui versa anche l’ospedale di Soveria Mannelli. Non sappiamo come andrà a finire questo nuovo lockdown cui siamo costretti da ieri, ma le premesse, a partire già dalle strutture sanitarie locali, sono tutt’altro che rosee. Resta solo da augurarsi che presto ci si possa liberare da questo infido virus per non sprofondare nel baratro che, ahinoi, non è solo un sinistro presagio, potrebbe essere molto molto vicino.































