Il poeta calabrese della nostalgia Michele Pane, originario del Reventino e, precisamente, della frazione Adami di Decollatura, strega il mondo accademico svizzero. E’ accaduto martedì scorso, 10 marzo 2026, a Lugano dove l’intraprendente studente di Petronà Aldo Capocasale ha presentato, presso l’Università della Svizzera italiana, una tesi sul dialetto calabrese come lingua d’espressione e di restanza di un’intera comunità migrante: un’analisi storico-linguistica delle poesie e delle lettere di Michele Pane. Dietro la corona di alloro, le notti passate sui libri, le rinunce, le scelte, le cadute, il riscatto.
Una laurea come un’altra se non fosse che l’ateneo svizzero ha ritenuto, senza indugi, la tesi del neolaureato petronese “una delle più innovative degli ultimi anni per l’interessante materiale d’archivio e per il tema proposto attraverso un’inedita chiave di interpretazione”.

Aldo Capocasale, insignito del titolo di bachelor in lingua, letteratura e civiltà italiana presso la facoltà di comunicazione cultura e società, ha ottenuto il massimo dei voti, dieci su dieci, passando in rassegna le opere del poeta di Adami di Decollatura. Michele Pane è lontano dal suo paese natio, si trova nella lontana America, ma non si separerà mai dai racconti dalla terra che l’ha visto nascere e dove ha mosso i primi passi poco prima del doloroso commiato. Il distacco dai luoghi dell’infanzia: una storia che si ripete in una terra dove l’emigrazione non ha mai smesso di scatenare lacrime e divisioni.
Aldo Capocasale sa coniugare memoria e responsabilità: “ La tesi nasce da un profondo senso di appartenenza personale: essendo calabrese, ho sentito la necessità di indagare la lingua della mia terra. Inoltre, raccogliendo le prime informazioni sull’autore e leggendo diverse fonti critiche, mi sono accorto di come la scelta, da parte di Michele Pane, di scrivere in dialetto calabrese e di affrontare determinati temi lo abbia spesso circoscritto alla figura di un poeta figlio della razza calabrese: un poeta legato al familiare e al focolare e, soprattutto, cantatore della nostalgia per la propria terra.
In parte ho riscontrato alcune convergenze nella vicenda biografica dell’autore, che si avvicinavano alla mia esperienza personale: l’emigrazione. L’obiettivo è stato quello di dimostrare come le produzioni poetiche e la vicenda umana si inseriscano in un contesto culturale più ampio, elementi sviluppati attentamente nel corso della ricerca.
Infine, vi è stata anche la volontà di riportare quella voce: una voce capace di dare forma a un Sud che, pur nella lontananza, continua a esistere come spazio di pensiero e soprattutto di lingua, con il rispetto e la maggiore durezza che un pensiero meridiano, concetto elaborato dal sociologo Franco Cassano, esige.
Con il rispetto e l’emozione di chi è andato via da quella terra, la Calabria, ma che in fondo non l’ha mai lasciata realmente.”
Il neodottore di Petronà ha parlato dell’uomo della gente con la valigia, di patrimonio spirituale, di nostalgia, di senso di appartenenza e del dialetto come ricchezza inestimabile che caratterizza un’identità e non come disvalore sovente sinonimo di scarsa istruzione.
Anche Aldo, come Michele Pane, ha conosciuto e non per sentito dire le conseguenze dell’emigrazione, ma ha scelto la parola come mezzo per mantenere vive le proprie radici e la memoria collettiva.

























