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Home » “Dio a letto” ovvero il divino nell’amore sacro e nell’amore profano

“Dio a letto” ovvero il divino nell’amore sacro e nell’amore profano

Domenico Lanciano di Domenico Lanciano
24 Dicembre 2020
in OPINIONI
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“Dio a letto” ovvero il divino nell’amore sacro e nell’amore profano
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Caro Tito, sappiamo bene come e quanto il Natale sia (almeno per i cristiani) simbolo massimo dell’Amore, sotto molteplici aspetti. A parte, adesso, le restrizioni imposte dal Covid-19, è la tradizione religiosa e laica che riunisce le famiglie ed è un invito ai buoni sentimenti. Infatti si dice che a Natale tutti dovremmo essere più buoni. E’ uno “stato di grazia” per alcuni e una “tregua” per altri.

1- LO STATO DI GRAZIA

Nella Teologia (la materia che studia Dio e dintorni) il cosiddetto “stato di grazia” è la condizione di chi gode della grazia santificante divina. Laicamente e più comunemente (per estensione del predetto significato) è la condizione di particolare bontà, euforia, benessere, ispirazione, persino capacità di rendimento e di realizzare cose fenomenali. In pratica, vivere uno stato di grazia è lo stare bene, persino essere felici. Come sembrano di essere felici “Amore e Psiche” che rappresentano la totalizzante presa amorosa e lo slancio dell’unione e del completamento “anima e corpo” nella statua in marmo di Antonio Canova (1757-1822) che si può ammirare al Louvre di Parigi o all’Ermitage di San Pietroburgo in seconda copia.

L’esperienza umana quotidiana e storica ci dimostra che, tra le tante o possibili, due condizioni portano generalmente l’essere umano alla vera e piena felicità: l’amore sacro o divino e l’amore cosiddetto “profano” del corpo che però ha indispensabile ed imprescindibile bisogno di un’anima per sublimarsi. Come tende a dire il celebre pittore veneziano Tiziano Vecellio (1490-1576) con il suo stupendo dipinto intitolato proprio “Amore sacro e amor profano” (databile al 1515, dimensioni metri 1,18 m x 2,79 e visibile nella Galleria Borghese di Roma).

2 – LE PAROLE D’AMORE NEL SACRO E NEL PROFANO

L’esperienza religiosa, specialmente quella mistica o sacra, usa quasi le medesime parole d’amore che caratterizzano le estasi di due persone che si amano anche con il corpo (amor cosiddetto profano, ma che per funzionare ha bisogno dell’anima). Consideriamo, ad esempio, la descrizione che ne fa la stessa Santa Teresa d’Avila (1515 – 1582) in quella che viene definita variamente come “estasi” o “godimento di Dio”. Ecco cosa scrive tale mistica.

<< Gli vedevo nelle mani un lungo dardo d’oro, che sulla punta di ferro mi sembrava avere un po’ di fuoco (…). Il dolore della ferita era così vivo che mi faceva emettere dei gemiti, ma era così grande la dolcezza che mi infondeva questo enorme dolore, che non c’era da considerarne la fine, né l’anima poteva appagarsi che di Dio. Non un dolore fisico, ma spirituale, anche se il corpo non tralascia di parteciparvi un po’, anzi molto. (Santa Teresa d’Avila – Autobiografia 29 – 13).

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La particolare esperienza mistica di tale santa spagnola (così come di numerose altre persone) è stata sottoposta a vari studi anche psicoanalitici. Personalmente non trovo nulla di strano negli orgasmi psico-fisici di una simile contemplazione spirituale. E’ la bellezza del momento che si trasforma in estasi. Così nei santi come negli amanti di qualsiasi tipo e genere. Ma anche, direi, in qualsiasi altra esperienza elevata, come, ad esempio, quella intellettuale (ne so qualcosa pure io) o creativa nell’arte o in altre espressioni di purezza estrema o di bontà altruistica. La persona tende al benessere totale, per sua natura, alla soddisfazione e al godimento il più possibile completo in tutti i modi possibili ed immaginabili, tra cui la gastronomia che, nel gusto, va quasi sempre al di là della semplice sopravvivenza alimentare, come dimostra la stessa ricorrenza del Natale.

3 – PAROLE TRA INNAMORATI

Caro Tito, sappiamo bene come e quanto le parole d’amore che si scambiano gli innamorati somiglino, molto spesso, alle preghiere che spesso vengono rivolte a Dio o ai santi nel fervore religioso. Così come sappiamo bene che quasi tutti gli innamorati usano più o meno le medesime parole per descrivere il loro “stato di grazia” e la loro felicità. In entrambi i casi la finalità da raggiungere è l’apoteosi dell’Armonia.

D’altra parte le prose, le poesie e le lettere d’amore (anche nei concetti espressi nei formati cinematografici, televisivi, teatrali, ecc.) confermano la tendenza a somigliarsi tra umano e divino. In fondo, l’Amore ha una radice comune nel sacro come nel quotidiano delle persone. Ne ho avuto ampia prova quando, per il 14 febbraio 1990, in Agnone del Molise ho organizzato la prima edizione della Rassegna di “Prose, Poesie e Lettere d’Amore” (includendo pure le opere considerate “sacre” assieme a quelle “profane”). Oggi è possibile rintracciare tale significato nelle espressioni dei “messaggini” che innamorati e amanti si scambiano con i telefonini o nelle email o con altro mezzo tecnologico.

4 – DIO A LETTO E ATTIMI DI ETERNITA’

Nel 1995, in una delle prime interviste di un’ora che mi ha fatto la collega giornalista Doretta Mite Coloccia negli studi di Teleregione a Campobasso, ho avuto modo di affrontare il tema dell’amore sacro e dell’amore profano, con i relativi orgasmi proprio in riferimento al divino, nell’estasi dei mistici ma anche degli amanti a letto (ecco perché la dizione di “Dio a letto”). Infatti, capita spesso (specialmente da parte delle donne) invocare Dio nei momenti di maggiore godimento o al culmine del piacere psico-fisico.

Ma “Dio a letto” è presente (come pensiero o invocazione o preghiera) anche nei momenti solenni dell’approssimarsi della morte, quando si ha la fortuna di morire nel proprio letto nell’affetto dei propri cari e non nella solitudine spesso più assoluta come, in questi tempi di Covid, è capitato a milioni di persone e, purtroppo, continua a capitare chissà per quanto ancora! Da chierichetto ho assistito tante volte alla somministrazione del sacramento della estrema unzione ai morenti, alcuni dei quali invocavano Dio.

E “attimi di eternità” noi umani consideriamo i momenti di massima elevazione dello spirito verso Dio o di piacere psico-sessuale. Sono numerosissime le testimonianze in tal senso, nel resoconto dei mistici (come, appunto, santa Teresa d’Avila), nella narrativa laica, nelle poesie e persino nelle canzoni d’amore. Noi stessi, che simili esperienze abbiamo avuto e continueremo ad avere, pensiamo di essere al cosiddetto “settimo cielo” nei momenti di estrema felicità, quando siamo certi che non esista gioia maggiore di quella che stiamo provando.

E’ assai significativa la ricorrente espressione “attimi di eternità” specialmente perché l’essere umano tende per sua natura verso l’infinito, l’immortalità e l’eterno. L’orgasmo mistico-religioso o creativo così come l’orgasmo psico-sessuale ci dà questa idea di eternità. Spero di poter approfondire questa condizione umana nel contesto del libro “IL SOBILLATORE D’AMORE” che ho già iniziato a scrivere e che (con il libro già edito la scorsa primavera 2020 “IL SOBILLATORE D’ARMONIA” e con il futuro “IL SOBILLATORE ETICO”) fa parte della trilogia de “IL SOBILLATORE”.

5 – PACE IN TERRA AGLI UOMINI DI BUONA VOLONTA’

La tradizione cristiana del Natale pone gli Angeli sulla capanna di Betlemme che esclamano: “Gloria a Dio nel più alto dei Cieli e pace in terra agli uomini di buona volontà”. I mistici, specialmente quelli religiosi, gli innamorati e gli amanti sono, secondo me, tra gli esseri umani quelli più dotati di buona volontà, per cui dovrebbero essere i privilegiati agli occhi dell’Onnipotente e di quel Cristo Gesù che è venuto per salvare l’Umanità a costo della sua stessa vita.

L’èstasi dei mistici, degli innamorati e degli amanti rappresenta il massimo grado di elevazione verso la contemplazione dell’eternità. Non c’è condizione e situazione migliore di estrema felicità. Nemmeno nella ricchezza più sfrenata se manca qualcosa di spirituale e di elevato. Meglio avere mistici, innamorati ed amanti piuttosto che militari in guerra o detenuti nelle carceri oppure persone infelici per qualsiasi tipo di problematiche negative imposte specialmente dalle ingiustizie o diseguaglianze sociali. “Fate l’amore non la guerra” era l’efficace slogan dei pacifisti degli anni 1960-80.

6 – INNAMORATI DI TUTTO IL MONDO UNITEVI

Caro Tito, per tutta l’esperienza avuta in 70 anni di Wita, mi sono convinto che soltanto gli innamorati di qualsiasi genere e natura possono salvare il mondo! Pure per tale motivo, verso la fine di gennaio 2021, lancerò l’appello “INNAMORATI DI TUTTO IL MONDO UNITEVI” ad uso del 14 febbraio “Festa degli innamorati” affinché coloro che amano possano davvero contribuire a salvare questa nostra Umanità così tanto dilaniata da disvalori e nefasti sentimenti.

Ho sempre pensato che in famiglia, a scuola, nelle parrocchie e ovunque possibile sia necessario insegnare o riflettere sulla pedagogia dei buoni sentimenti e dei grandi valori sociali, salvifici ed escatologici. Al centro della nostra vita ci dovrebbe essere il senso dell’Armonia in tutte le sue sfumature. Armonia che, in fondo, è il messaggio finale di ogni Natale. Quasi sempre disatteso. Purtroppo, la corsa al consumismo (spesso più sfrenato e acritico), al potere per il potere, alla ricchezza per la ricchezza drammatizzano il nostro vivere, colorandolo spesso di tragedia. Una via d’uscita intravedo nella “Rivoluzione degli innamorati” (sacri e profani). Perciò “INNAMORATI DI TUTTO IL MONDO UNIAMOCI”.

7 – PAZZO DI TE – VIDEOCANZONE DI ANTONIO LAGANA’

Un ruolo speciale nella salvezza del mondo da parte degli innamorati possono e devono avere i cantautori e tutti coloro che vivono e cantano la bellezza dell’amore. Come, ad esempio, il bravo cantautore badolatese di lungo corso Antonio Laganà (nato a Catanzaro il 9 luglio 1975), il quale, proprio qualche giorno fa (il 19 dicembre), ha immesso nel web “PAZZO DI TE” la sua nuova canzone, davvero molto bella come motivo musicale ma anche come testo poetico-letterario. Testo che conferma come tutti gli innamorati usino, alla fin fine, le medesime parole per descrivere sesso e sentimenti, valori e aspirazioni. A me è piaciuta così tanto tale canzone, nel suo insieme, che ti invito ad ascoltarla digitando il seguente link (https://www.youtube.com/watch?v=cmvvqretgF0) e soffermandoti con particolare attenzione sulle parole che qui di sèguito voglio riportare (senza rispettare la scansione dei versi) come godimento spirituale e concettuale. Parole e concetti e sogni che ci appartengono e che spesso ci troviamo a vivere.

Ecco! << Ed è dolcissimo baciarti mentre stai dormendo perché non sai se è un bacio vero o se stai sognando. Ed è stupendo svegliarsi nel cuore della notte, fare l’amore e poi abbracciarci forte. Quello che conta sei tu. Lo so che è stato difficile e credevamo di non farcela. Ma l’impossibile poi è diventato fattibile e adesso siamo qui … invincibili. Ed è dolcissimo baciarti mentre stai dormendo perché non sai se è un bacio vero o se stai sognando ed è stupendo svegliarsi nel cuore della notte, fare l’amore e poi abbracciarci forte e sussurrarti dolcemente che … sono pazzo di te, sono pazzo di te e sussurrarti dolcemente che … sono pazzo di te, sono pazzo di te. Quello che credo sei tu. La nostra storia lo sai sembra un film, un segreto l’attesa e poi il finale a sorpresa. E adesso sei qui … e sei bellissima >>.

E’ da sottolineare e segnalare il fatto che tale video (durata 3 minuti e mezzo) è interamente “Made in Badolato”. Infatti è stato girato nella antica e stupenda Villa Pietranera dei baroni Gallelli, sita in zona panoramica tra mare e monti a metà strada tra Badolato Marina e Badolato borgo; le bellissime immagini sono arte del maestro Gori Campese, che firma pure montaggio e regia; gli attori sono lo stesso cantautore Antonio Laganà e la moglie Vanessa Russo. Un ringraziamento ai musicisti e a quanti hanno reso possibile tale opera che fa onore agli Autori ma anche a Badolato e a tutta la Calabria.

8 – SALUTISSIMI

Caro Tito, dalla capanna di Betlemme ci proviene un canto d’Amore fraterno e divino. Dalle canzoni degli innamorati ci proviene l’invito all’Amore umano e generazionale ma anche a conquistare il proprio “attimo d’eternità”. Dai mistici e dagli intellettuali puri ci proviene l’incitamento a vivere in uno “stato di grazia” religioso o laico. Natale è proprio questo… coniugare l’Amore in tutte le sue meraviglie e in tutte le sue sfumature, ma anche nell’impegno quotidiano di umanizzare, armonizzare e divinizzare il mondo.

Auguro perciò a te e famiglia, ai nostri lettori e ai loro cari il migliore Natale, il migliore Amore possibile, la migliore Armonia possibile, la migliore Divinizzazione possibile. Un bacio speciale a tutti i bambini del mondo, in particolare al tuo nipotino Leonardo e a Christian Mastronardi, un mio cuginetto neonato a Roma, primogenito di Luigi e di Gessica.

E, a proposito di bambini, vorrei qui onorare la gentilezza di Giuseppe Audino che il 20 novembre 1978 (42 anni fa) frequentava la prima classe sezione A della Scuola Media Statale di Badolato borgo, dove io facevo un lungo periodo di supplenza. Quel lontano giorno, tale bambino mi ha donato un foglio di quaderno con questa frase: << Ritratto del professore Lanciano Domenico”. Un gesto bellissimo che intendo evidenziare.

Ho ritrovato quel simpatico e commovente foglio, riordinando il mio cospicuo archivio. Anche da qui e anche a distanza di tanti anni voglio ringraziare per questo suo dono Giuseppe Audino il quale adesso dovrebbe avere almeno 54 anni, augurandogli BUON NATALE 2020 E BUON ANNO 2021.

A tutti gli AUGURI di BUONA WITA ! Con immensa cordialità e arrivederci alla “Lettera n. 315”.

di Domenico Lanciano

Agnone del Molise, lunedì 21 dicembre 2020 ore 23.23 (solstizio d’inverno) – Le foto sono state prese dal web o dalla gentilezza di Antonio Laganà.

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Domenico Lanciano

Domenico Lanciano

È nato nel casello ferroviario di Cardàra, una contrada rurale di Badolato di Calabria, il 4 marzo 1950. Figlio di operai e di contadini, si ritiene contadino e coltivatore diretto del pensiero e della parola che prevalentemente esprime tramite “Lettere” alla maniera degli emigrati. È convinto che la “lettera” è alla portata di tutti e che non comporta ambizioni o particolari stili letterari né giornalistici ma semplicemente l’umile atto del comunicare e di far circolare gli affetti e le idee. Nel 1986 ha lanciato la vicenda di “Badolato paese in vendita” per contrastare lo spopolamento e la morte del borgo antico, prototipo e simbolo di decine di migliaia di borghi in disfacimento in tutta Europa e di milioni di comunità desertificate dalla globalizzazione in tutto il mondo, dove le città scoppiano e i paesi muoiono e invocano equilibrio. Ostracizzato a motivo di questo suo lungimirante attivismo, dal primo novembre 1988 vive in esilio in Molise.

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