Grazie per avermi dato la possibilità di condividere dei pezzi del mio percorso. Raccontarsi non è sempre facile, ma quando c’è la libertà di farlo attenzione e rispetto, le parole vengono da sé. Un grazie sincero per questa bella occasione.
Quant’è bello dialogare con un ragazzo che a pochi anni dalla nascita già recitava e doppiava? Ora che ha 27 anni il doppiaggio lo insegna anche, in Voice Art Dubbing, ma ha iniziato veramente che era un pischello! Vuoi che i genitori siano due stupendi doppiatori, Patrizia Salerno e Alberto Caneva, e che quindi l’arte fosse “di casa” già dall’infanzia, ma sostengo sempre che uno la stoffa debba avercela e che se non è portato per una certa storia si dedicherà ad altro, troverà la propria “voce”. Leonardo Caneva è uno che ad ascoltarla questa voce ti dici «sì, è proprio cosa sua!» . Di anni ne aveva solo 5 quando prese parte al primo lungometraggio, Per non dimenticarti di Mariantonia Avati, figlia di Pupi : film in cui era presente anche sua madre, film che vinse il Magna Graecia Film Festival, il festival all’interno del quale, sin dalla tarda adolescenza, ho potuto per anni realizzare molte delle mie interviste (quant’è piccolo il mondo?) e che peraltro mi diede il primo red carpet come attrice di un film in concorso. L’anno scorso, poi, ha recitato nella docufiction Rai Per un nuovo domani, io ho interpretato Carolina Orlandi nel cortometraggio Prima di domani. E ha doppiato Crilin anche in Dragonball Z – La Battaglia degli Dei… ogni riferimento è puramente casuale.


Troppe domande, urge prepararlo psicologicamente :
perché, per cominciare, non mi conduci nella tua Roma bambina? Nitidamente, qual è il tuo primo ricordo in sala doppiaggio che puoi descrivermi? C’è un suono, un rumore… delle battute particolari, pronunciate da te o sentite da qualcun altro, che ti sono rimaste impresse?
Posso raccontarti di un me, penso anche prima dei 5 anni, che attendeva o mamma o papà in sala d’aspetto. Non sapevo che mentre me ne stavo lì, occorresse doppiare un bimbo che precipitava in aereo! Mi vide l’assistente di doppiaggio, mi prese in braccio e mi portò in sala a registrare questa piccola battuta. Era tutto buio e neanche col panchetto arrivavo al microfono per quanto ero piccolo – ride – mi mise su una sedia, uno sgabello! «Ecco, non appena ti tocco sulla spalla, tu grida “aiuto mamma”» . Io lo feci e basta, senza neanche guardare, e fu buona la prima! I miei primi passi, letteralmente, li ho fatti in Fono Roma, uno fra gli studio di doppiaggio più antichi di Roma. Poi la mia infanzia in generale, ti parlo dai 5 ai 10 anni circa, è stata un susseguirsi di brusii tutti insieme, la battuta che mi è rimasta più impressa è stata “passa la palla”, e poi sono cominciati ad arrivare i ruoletti.
Quanto tempo trascorrevi in sala da piccolo?
C’è stato un periodo che uscivo da scuola e stavo solo in sala, non andavo a giocare a calcetto, non avevo magari il gruppetto di amici con cui potermi vedere per giocare con le carte dei Pokémon, non facevo le cose che i miei compagnelli erano soliti fare. E proprio perché il tempo materiale di studiare non ce l’avevo, anche il mio percorso scolastico non fu dei migliori. Ma per farti capire, neanche parlavo e già camminavo dentro gli studi… un cammino nato per gioco e una crescita naturale fra quelle mura.


Non avrai giocato con le carte dei Pokémon, ma poi di cartoni animati ne hai doppiati, e a quanti bimbi avrai fatto compagnia coi tuoi personaggi! Io ho potuto far lezione con te, con tua madre, e gli audiolibri di tuo padre mi erano una costanza in corso di apprendimento. Reputi che avere due genitori doppiatori abbia plasmato la tua percezione del mestiere, ti abbia fatto apprendere in maniera differente? A casa il tuo pane quotidiano qual era? Eri bimbo da favola prima di addormentarti? Se sì, quanto bene te le avranno narrate…
Sicuramente avere due genitori doppiatori mi ha fatto fare quella prima battuta… il pane quotidiano era mio padre che impostava il televisore sul muto e cominciava a doppiare in freestyle, così, improvvisando al volo solo mentre guardava il labiale e gli uscivano robe da morire dal ridere! Assurde! E sì, ASSOLUTAMENTE! Scherzi? Fino ai 6 anni le favole le pretendevo!!!
E tu momenti in cui in cui hai sentito di aver “improvvisato” o aggiunto qualcosa di tuo che ha arricchito il ruolo ne hai avuti a doppiaggio?
Più che improvvisare, che è raro perché già quello che devi dire ce l’hai sul copione – il che facilita di molto se ti va a capitare una lingua che non conosci, gran problema in meno! -, sento di aver aggiunto qualcosa di più al ruolo quando l’attore non è… ecco… bravissimo [si allude all’attore cane, se non si fosse sufficientemente capito]. E lì fatichi il doppio, perché devi dare quello che lui non dà, senza neanche poter fare troppo, perché altrimenti poi rischi di scollarti, quindi la complessità sta nell’essere bravo a non farti portar fuori da quello che fa lui! E non ti parlo solo di ruoli minori, mi è successo anche con quelli più grandi!


E da docente, come bilanci l’esigenza di insegnare agli allievi a “catturare” l’essenza dell’attore originale con l’incoraggiamento a sviluppare una propria personalità vocale? Quale “eredità” o approccio al doppiaggio speri di lasciare loro?
La gradualità dell’apprendimento, senza bruciare le tappe. Si dev’essere prima di tutto attori, e avere soprattutto tanta sensibilità così da guardare e ascoltare con grande attenzione quello che l’attore originale fa. Non basta vedere e sentire senza guardare e ascoltare, in classe succede di frequente che uno abbassi l’occhietto. E’ un’abilità che bisogna imparare, e che puoi assorbire e perfezionare man mano che la metti in pratica. Inclinazione, base, e pratica. E’ da questo mix che la propria personalità vocale si forma ed esce! Il doppiatore non è un imitatore, è uno che guardando, ascoltando e leggendo interiorizza, ed è a questo punto che tutto passa attraverso il filtro della sua personalità e ripete, ripete… fin quando non lo fa suo. Le difficoltà del doppiaggio sono rimanere nei tempi dell’attore originale, timbrare e mettere dizione e tecnica giusta.
Ma fra tutti i personaggi che hai interpretato, ce n’è uno in cui senti di aver lasciato un pezzo di te stesso più degli altri? Ce l’hai un “personaggio segreto” che ti porti dentro?
In tutta onestà, ognuno mi ha lasciato qualcosa… anche il personaggio delle Telenovelas, per dirti. Ciononostante, nel cuore ne porto uno che mi è dispiaciuto finire di doppiare, il Principe Lanny in “Coppia di Re” su Disney XD, ci ho lavorato per 4 stagioni ed è stato uno strazio lasciarlo andare! Ora che ci penso, anche Adam Warren… primo personaggio importante fuori le righe che mi fu assegnato per una serie TV, ambiguo, disturbato, ti parlo di “The Family”, che andava in onda un dieci anni fa su Fox. Ancor prima, nel 2009, uscì su Rai 1 la miniserie “Pinocchio”, che doppiai io, il mio primo trampolino di lancio fu quello! Anche belli gli scenari.


E’ quello lo scenario in cui saresti voluto entrare fisicamente, oltre che vocalmente? Valgono anche quelli dei cartoni animati! E a proposito di scenari straordinari, in Calabria ci sei mai venuto a trovare?
Io sarei voluto entrare nelle scene di Crilin nei film che sono usciti al cinema “Battaglia degli Dei” e “La resurrezione di F”, non nella serie perché là muore. E sì, in Calabria ci sono stato, ero piccolo, ci venimmo in camper, quando i miei lo avevano ancora! Non potrò mai dimenticare la nostra cucina degli anni successivi, con tanto di corona di peperoncini attaccata!
Ogni intervista, grafica, ripresa e montaggio è a cura di Mariadea Galiano : https://mariadeagaliano.blogspot.com/
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