

Dal 29 settembre al 5 ottobre, si intrecceranno due generazioni e linguaggi diversi: Cresci, tra i primi in Italia a sperimentare la libertà di ricerca che attraversa il disegno, la fotografia e l’esperienza video, entro il perimetro di terrazzamenti boschivi, realizzerà l’installazione “Specchianti” che concettualmente e visivamente svilupperà tutta la sua pertinenza alla fotografia e al fotografico.
Questa sua opera evoca, con un’altra materia, la natura fotochimica della pellicola fotografica che con gli alogenuri d’argento “assorbe” la realtà rispecchiandola in miniatura.
«La fotografia mi permette di allontanarmi dalla veridicità del reale, mosso dalla convinzione che l’accettazione della finzione del fotografico è un modo per conoscere la realtà, sempre in chiave soggettiva» dichiara Mario Cresci soffermandosi sul valore della fotografia come potente mezzo di indagine del mondo reale.
Ad accompagnare il suo linguaggio visivo, consolidando il piacere dell’immaginazione che si distacca dal visibile un attimo prima dello scatto fotografico, sarà Elisa Longo che ricoprirà il duplice ruolo di padrona di casa, in quanto direttrice del Mabos, e poeta in residenza.
«Con Mario Cresci ho l’onore di celebrare un capitolo importante della mia attività qui al Mabos e dell’impronta nonché della personalizzazione che ho sentito di dover dare a questo luogo magico attraverso la poesia che non è la mia professione – sono una storica dell’arte – ma la mia essenziale maniera di esistere» commenta Longo, fiera di lavorare al fianco di un artista che ha avuto il talento, la passione, il coraggio della visione e mostra sempre apprezzamento per il parco d’arte che impreziosisce la Sila catanzarese. Qui, infatti, il 7 ottobre, Cresci si fermerà come ospite di una tappa de “I Martedì Critici”, storico appuntamento con i protagonisti della scena artistica contemporanea organizzato dall’omonima associazione nei principali luoghi culturali italiani, a cura di Alberto Dambruoso.


«“Da zero a zero” è uno spazio, una formula di capienza minima, quasi l’anticamera di un deserto apodittico che è perciò assenza, mancanza, eco. Qualcosa che non ostacola la visione ma, al contrario, ne diventa estensione e violazione del limite. È, poi, una pillola d’azione, un atto di resistenza contro i ritmi della corsa e dell’ingiuria quotidiana» spiega Mastrorillo, illustrando la residenza in cui la direttrice del Mabos coglie «un elogio della lentezza che si trascina sul dorso, nella materialità sacra e ancestrale dei luoghi, di tutta la vita che ci contiene ed esiste da molto prima, a prescindere da noi».
A ispirare le due residenze d’artista, fortemente connesse, non può che essere l’eredità di Mario Giacomelli racchiusa nelle immagini de “Il canto dei nuovi emigranti”, ispirate dall’omonimo componimento del poeta calabrese Franco Costabile, che rappresenta un elemento fondamentale del Mabos. Altrettanto importante è il contesto ambientale della Sila, in cui arte e natura si coniugano in un luogo straordinario che, oltre all’aria salubre, propaga la bellezza delle opere d’arte.
Anche quest’ultima tappa speciale della seconda edizione di Stanze di Vita Immaginaria sarà accompagnata dal tratto originale della matita di Giuseppe Talarico, direttore artistico di Colosso Studio, che con ironia e freschezza rappresenta modelli di iconicità della Calabria, e dalla narrazione fotografica di Isabella Marino.




























