di Raffaella De Grazia –
Presenza fissa de ilReventino, Raffaella Pascuzzi, coltiva con successo la passione della scrittura. La fiaba come modo per raccontare ai più giovani il lato difficile della vita.
Gilbert Keith Chesterton ha scritto: “Le favole non dicono ai bambini che esistono i draghi, i bambini già sanno che esistono, le favole dicono ai bambini che i draghi possono essere uccisi”. Una citazione che potrebbe essere definita una sorta di leitmotiv per Raffaella Pascuzzi, docente e scrittrice con il cuore strettamente legato a Decollatura che cura con successo una rubrica sul nostro portale dal titolo “Le fiabe di Raffaella”.

Classe 1973, Raffaella ha recentemente vinto un concorso nazionale presentando un racconto toccante che si pone l’intento ambizioso di spiegare ai bambini cos’è la mafia. Il titolo, poetico e profetico, è “Polvere di stelle”.
“Ho vissuto in una famiglia che ha sempre creduto nella trasparenza e nel senso civico, con due genitori che mi hanno insegnato e testimoniato i valori di giustizia e legalità. Ero poco più di un’adolescente quando imparai cos’è la mafia”, spiega la Pascuzzi, che utilizza con capacità unica lo strumento della fiaba per spiegare alle menti più fresche ma al contempo più delicate, ovvero quelle dei nostri figli e nipoti, argomenti piuttosto spinosi per loro come l’adozione, il bullismo, persino la tristemente nota pandemia.
“Le Fiabe di Raffaella” rappresenta un momento piacevole e assolutamente gratuito di svago e didattica per quelle persone che desiderano avvicinare i più piccoli alle tematiche più difficili della vita. I racconti sono semplici ma profondi, toccano le corde dell’anima di ognuno di noi e sono accompagnati da disegni simpatici che ricordano per certi versi quelli di un bambino e che riecheggiano al fantasy, genere amatissimo dai più giovani, altra arma vincente per avvicinare una categoria speciale, quella degli scolari, alla lettura.
Disegni che realizza proprio Raffaella Pascuzzi, che ama curare nei minimi particolari le proprie opere: “Sin da bambina, ho tentato di comunicare anche attraverso il disegno – ammette la scrittrice – Le immagini correlate alle mie favole sono una mia produzione: esse raccontano quanto c’è nella storia, ma anche altro. Le scelte cromatiche e le linee, oltre allo scenario, parlano e rimandano a nuove prospettive; l’osservatore, dotato di una sua coscienza e di un’anima, può scorgere e guardare con altri occhi”.
La mente e la penna di Raffaella Pascuzzi sono in continuo fermento. I suoi riferimenti? I racconti dei nonni, “Le mille e una notte”, le proprie esperienze lavorative che l’hanno condotta anche a Milano: una formazione professionale e umana, nonché una fonte inesauribile per i suoi racconti. La vita, del resto, è la migliore palestra e Raffaella ne è pienamente conscia.
“Siamo tutti protagonisti della nostra vicenda personale, ma anche protagonisti di una cultura in evoluzione, pregna di un antico sapere. Siamo figli del nostro tempo, ma custodi di un mondo e di una cultura antica. Mi piacerebbe – chiosa Raffaella Pascuzzi che si sbilancia anche sul suo probabile futuro da scrittrice e sulle eventuali opere nel cassetto, ancora per poco – poter produrre e diventare una scrittrice a tempo pieno, è il mio sogno nel cassetto! Infatti, sogno ancora come quella bimba seduta sulle ginocchia dei nonni, ma amo il mio lavoro e mi arricchisco ogni giorno attraverso i bambini, spontanei e veri. Non potrei pensare di fare la scrittrice senza i miei alunni. In ogni caso – ammette – la mia scelta come scrittrice sarà sempre una: parlare ai bambini, raccontando temi difficili e dolorosi, ma in modo da non devastare il loro piccolo, immenso mondo interiore. I bambini hanno bisogno di adulti che traducano i loro bisogni in parole, palesando emozioni e sentimenti che non riescono ad esprimere”.

























