In un periodo dell’anno in cui moltitudini di persone sono irresistibilmente attratte dal nuovo film di Luca Medici, che mette a nudo – enfatizzandoli – i difetti e i vizi degli italiani, un po’ come faceva Alberto Sordi nel secolo scorso, ammesso che tutti lo abbiano capito e non ci siano invece alcuni che si indentifichino compiaciuti con il suo personaggio Checco Zalone, la Rai ha trasmesso sulla sua prima rete e in prima serata La voce di Cupido, un film per la Tv ambientato nella Sila calabrese.

A parte l’ambientazione, in luoghi in cui quasi ogni angolo è una potenziale location, ideale per il cinema, a mio giudizio si è trattato proprio di un brutto film, sovraccarico di luoghi comuni e stereotipi pseudo-turistici, basato su una storia raccogliticcia, con una sceneggiatura debolissima e pretesti narrativi smaccatamente puerili, alcune recitazioni approssimative e una regia da sit-com televisiva, quelle in cui si gira quasi in presa diretta perché si deve produrre una puntata al giorno.

Alcune scene mi sono sembrate veri e propri spot pubblicitari, girate con l’unico scopo di inserire l’immagine o – nel dialogo – il nome di un luogo o di un prodotto tipico locale, come in un’operazione di product placement malriuscita. Una voce piuttosto “distorta” di una Calabria oleografica, macchiettistica e sorpassata dai tempi.

E fa davvero specie anche il solo supporre che un prodotto a mio parere così mediocre potrebbe far parte – come sembra, ma non ne ho la certezza perché non si trovano informazioni precise in merito – di un pacchetto di cinquanta produzioni sulla Calabria o girate in Calabria che, assieme ai tre capodanni Rai “L’anno che verrà”, sono costate alla Regione, per il tramite di Calabria Film Commission, alcuni milioni di euro.
Ora, è quasi certo che il film abbia fatto buoni ascolti, considerati i milioni di calabresi sparsi per l’Italia e per il mondo, probabilmente attratti – come me, d’altra parte – dall’ambientazione silana, ma alla fine in molti sarà rimasto solo il rammarico per l’ennesima occasione mancata.

Tutto questo mentre il presidente Occhiuto ha tenuto a farci sapere che i fondi spesi per l’accordo triennale con Rai Com, che ha garantito le presenze della Calabria nei programmi della Tv di Stato, avrebbero dovuto essere comunque impiegati per la promozione del territorio e, senza il suo intervento, si sarebbero dispersi in mille rivoli, sotto forma di finanziamenti a poco significative festicciole o sagre di paese.
Nulla da eccepire, salvo poi constatare che tra una sagra paesana e questo brutto film non c’è poi tanta differenza.
Raffaele Cardamone

























