Negli ultimi anni la vita è cambiata e con essa le abitudini delle persone. Ma soprattutto è cambiato il mondo e quindi una svolta era necessaria. Sono successi, in un lasso di tempo piuttosto breve, eventi capaci di avere un impatto clamorosamente decisivo sulla piega della storia. Il Covid prima, due guerre a stretto giro subito dopo, hanno diametralmente cambiato il modo di approcciarsi alla realtà delle persone. Ciò ha permesso anche l’affermazione di nuovi trend e nuovi percorsi così come di nuove mode e nuove passioni. Quella per il gaming ha radici lontane ma è un trend che oggi può dirsi costante e abbastanza affermato. Si sa, a tutti piace giocare. E anche agli italiani, un autentico popolo di giocatori.
Nel Belpaese negli ultimi anni si è affermato il gioco online, che molto deve al Covid deve il suo clamoroso e forse impensabile successo – quantomeno alla vigilia della pandemia. Oggi è una realtà consolidata che ha smentito anche parecchi luoghi comuni che circolavano sul gioco. Prima mezzo alienante, poi canale di sviamento sociale e civile. Per un certo periodo si è pensato che il gioco fosse causa di tutti i mali, complici anche le manovre dei vari Esecutivi che, negli ultimi trent’anni, hanno bistrattato un settore dal ricco potenziale. Economico sì, ma anche e soprattutto sociale e lavorativo. La filiera del gaming in Italia dà impiego ad oltre trecentomila dipendenti, tra indotto diretto ed indiretto. Raccoglie attorno a sé appassionati di tutti i sessi, di tutte le età e di ogni provenienza.

Negli ultimi anni il gioco è salito in cattedra, è il caso di dirlo, sbarcando nelle accademie e nelle università. Diventando cioè materia di studio, approfondimento e specializzazione. Dalla conoscenza all’abilità fino alla competenza, oggi il settore gioco rappresenta un ascensore sociale anche per quanti – non solo appassionati – vogliono trovare il proprio lavoro ed il loro posto nel mondo. Il gaming oggi concorre a formare quelli che saranno i professionisti del domani.
Si tratta di figure non solo tecniche, laddove si intende esperti di hardware e software ma anche di figure ibride. Esperti di informatica sì, ma anche scrittori e lettori, doppiatori e storyteller, grafici e disegnatori. Appassionati di gioco, certamente, ma anche gente con una forte vocazione per la realizzazione di prodotti innovativi e avvezzi senza dubbio all’uso delle tecnologie oggi più incisive, dal machine learning all’Intelligenza Artificiale. Si è davanti ad una sorta di rivoluzione culturale, coincisa con l’ingresso del gaming nei settori considerati produttivi oggi ma strategici domani. È la vittoria della concretezza contro la stereotipia, dell’innovazione contro le solite abitudini. Una vittoria anche della società che va costruendosi, da qui ai prossimi decenni.

























