

Tradizione vs. Innovazione: Analisi di un’Iconografia Dinamica
Riassumendo quanto emerso, possiamo confrontare le due raffigurazioni della Madonna di Montserrat – quella originale catalana e la sua controparte “reimmaginata” altrove – per coglierne somiglianze e differenze:
Tabella 1: Confronto iconografico – Madonna di Montserrat (Catalogna) vs Madonna di Monserrato (Scigliano/altrove)
| Caratteristica | Montserrat, Catalogna (La Moreneta) | Scigliano, Calabria (Madonna di Monserrato) |
| Luogo | Monastero di Montserrat, Catalogna (Spagna) – montagna sacra vicino Barcellona | Santuario di Maria SS. di Monserrato, Scigliano (CS, Italia) – collina ai margini del paese |
| Origine del Culto | Statua leggendariamente ritrovata nell’880; culto locale antico e continuo sul luogo del ritrovamento | Culto importato dagli Aragonesi (XV secolo) e radicato per miracolo locale a fine XVIII sec. (ritrovamento di un dipinto) |
| Materiale/Arte | Scultura romanica in legno policromo (XII sec.), stile bizantineggiante | Statua lignea moderna (XX-XXI sec.) ispirata alla Moreneta; prima di essa quadro miracoloso settecentesco |
| Aspetto fisico | Vergine seduta in trono, Bambino in grembo; pelle nera, vesti dorate, dettagli policromi; globo nella mano di Maria, pigna nella mano di Gesù | Vergine seduta in trono, Bambino in grembo; pelle chiara (o leggermente ambrata), vesti blu e rosso (blaugrana); stessi attributi (globo, pigna) e posa identica (Sedes Sapientiae) |
| Titolo/Nome popolare | La Moreneta (la piccola scura); Patrona della Catalogna, venerata da milioni di pellegrini ogni anno | Madonna di Monserrato (detta anche Madonna della Neve in alcuni documenti locali antichi); protettrice locale, oggetto di festa annuale con processione |
| Valore simbolico | Simbolo dell’identità catalana, “nostra Signora” nazionale; associata a lingua, cultura e resistenza (es. canto del Virolai, ruolo durante Franco) | Emblema di un legame storico tra Calabria e Catalogna; la sua presenza in Calabria richiama una continuità di fede tra popoli diversi; custodisce la memoria di un miracolo locale (sogno del pastore) |
(NB: i dati su Scigliano qui sopra si applicano in parte anche ad altre località come Sassari, ecc., dove esistono riproduzioni simili.)
Come vediamo, l’essenza iconografica è conservata: in entrambe le versioni la Madonna è rappresentata come trono di sapienza con il Bambino e gli oggetti simbolici. Ciò che cambia è la resa cromatica e, in parte, il contesto devozionale. Questa dinamica mi insegna che la tradizione non è qualcosa di immutabile, bensì un tessuto che si arricchisce di nuovi fili col passare del tempo. Nel caso delle Madonne di Monserrato al di fuori della Catalogna, si è scelto di enfatizzare il legame con la Catalogna in modo “visivo”, tramite i colori blaugrana – un codice facilmente decodificabile nel mondo contemporaneo, quasi pop. È come se l’arte sacra avesse preso in prestito un simbolo laico moderno per raccontare una storia antica.
Conclusioni: Un Arazzo di Fede, Arte e Identità
Riflettendo su tutto questo percorso, mi sento di dire che la Madonna di Montserrat – nelle sue varie manifestazioni – rappresenta davvero un arazzo dai mille fili intrecciati: c’è la fede profonda in Maria, c’è l’arte che la raffigura, e c’è l’identità di interi popoli che si specchia in essa. La vicenda della Madonna “blaugrana” di Scigliano (o Sassari) sembra quasi incredibile a primo acchito, ma acquista senso se la vediamo come il risultato di secoli di storia condivisa. Una comunità calabrese, pur lontana geograficamente, ha voluto riabbracciare le radici catalane del proprio culto mariano, utilizzando i simboli che oggi più immediatamente richiamano la Catalogna (i colori del Barça) – e lo ha fatto senza timore di anacronismo, perché nell’amore popolare per una figura sacra il tempo si fonde in un eterno presente.


Personalmente, trovo straordinario come un dipinto sepolto in un bosco calabrese e una statua custodita su una montagna catalana possano essere legate da un filo invisibile che attraversa i secoli. Da una parte c’è la roccia di Montserrat, testimone di leggende, miracoli, canti secolari e lotte identitarie; dall’altra c’è un piccolo santuario in Calabria, che di quella grande storia ha catturato un raggio di luce, facendolo proprio. E in mezzo – a unire i due estremi – troviamo elementi sorprendenti: un sogno profetico di un pastore, i colori di una squadra di calcio, le mani di un artista contemporaneo, la devozione semplice di paesani e laici… Tutto contribuisce a tessere la narrazione.
In conclusione, questa esplorazione mi ha insegnato che la tradizione è viva e sa parlare linguaggi sempre nuovi. La Moreneta originale rimane lì, seduta sul suo trono d’oro, ma le sue figlie – le riproduzioni diffuse nel mondo – possono indossare anche un manto diverso, persino un manto blaugrana, senza che per questo il loro cuore sacro cambi. È un po’ come vedere una madre e una figlia vestire abiti di epoche diverse: l’amore che rappresentano è lo stesso. E così, la Madonna di Montserrat continua a ispirare amore e appartenenza sotto ogni cielo, sia esso quello azzurro della Catalogna o quello terso della Calabria, ricordandoci che la fede popolare è un terreno dove passato e presente si incontrano in modi inaspettati e meravigliosi.
Curiosità finale personale: ora quando vedrò la maglia blaugrana del Barça, oltre a pensare a Messi o a Laporta, non potrò fare a meno di pensare anche a Lei, la Moreneta, e sorriderò all’idea che – chissà – in qualche piccolo santuario lontano la Vergine Maria “tifa” silenziosamente Barça, avvolta in un mantello rosso e blu mentre ascolta le preghiere dei suoi fedeli. Una scena insolita e tenera, che secondo me a Montserrat non dispiacerebbe affatto.
Fonti: Montserratvisita.com; Catalunya Religió; Comune di Scigliano; it.wikipedia (voci “Monastero di Montserrat” e “Chiesetta di Monserrat”); Positanonews; FCBarcelona.com; The Brussels Times; en.wikipedia (voice “Virgin of Montserrat”).
Foto in copertina di tutte e tre le puntate, tratta dal libro di Lina Rizzo in Boggia, “Santuario Maria SS di Monserrato”
– di Paolo Talarico (ingegnere e “alfiere delle terre natìe)
(Fine terza ed ultima parte)































