Il teatro torna a essere luogo d’incontro, di cultura e di riflessione attraverso “Il medico dei pazzi”, la celebre commedia di Eduardo Scarpetta, proposta dalla compagnia I Commedianti in una nuova elaborazione curata da Gino Capolupo, che firma anche la regia. Uno spettacolo che si configura all’interno di un più ampio cartellone di feste estive, fortemente volute dal Sindaco Ivano Egeo, votate alla valorizzazione culturale, concepito per restituire alla comunità il piacere della rappresentazione teatrale e, insieme, la possibilità di riconoscersi nelle storie, nei caratteri e nelle contraddizioni che il palcoscenico sa restituire.
A imprimere una precisa fisionomia culturale all’intero progetto è il direttore artistico Ernesto Mastroianni, giornalista, conduttore televisivo, studioso ed esperto di teatro e musica, impegnato da tempo nella promozione di una concezione della cultura quale autentico strumento di crescita civile. La scelta di inserire una commedia di Scarpetta in un programma estivo assume, dunque, un significato che trascende il semplice intrattenimento: significa riportare il teatro nel cuore della socialità, farne nuovamente una piazza ideale nella quale ridere, interrogarsi e riconoscersi.


“Il medico dei pazzi” conserva tutta la travolgente comicità del teatro scarpettiano, fondato sull’equivoco, sulla caricatura, sul ritmo serrato e sulla capacità di trasformare il quotidiano in materia scenica. Eppure, nella riscrittura di Gino Capolupo, la commedia acquista una risonanza ulteriore. È proprio questa la qualità più significativa dell’operazione: intervenire sul testo senza tradirne l’anima, preservandone la matrice comica e, al contempo, restituendole una leggibilità contemporanea.
La riscrittura di Capolupo merita un elogio particolare. Il suo lavoro non appare come una semplice trasposizione o un aggiornamento meccanico del testo originario, bensì come un’operazione di sensibilità drammaturgica, nella quale la tradizione viene interrogata e ricondotta alla contemporaneità. Il risultato è una commedia capace di parlare al pubblico di oggi con una lingua teatrale vivace, accessibile e insieme rispettosa della grande lezione di Scarpetta.
Ed è proprio l’attualità della trama a costituire uno degli elementi più interessanti dello spettacolo. Dietro la macchina comica degli equivoci e delle situazioni paradossali si intravedono infatti dinamiche umane ancora profondamente riconoscibili: il pregiudizio, l’apparenza, l’incapacità di comprendere ciò che è diverso, la facilità con cui si costruiscono giudizi sugli altri e, soprattutto, la necessità di guardare oltre ciò che immediatamente appare.
La follia, nella commedia, diviene così anche una metafora dell’umano: spesso sono proprio coloro che si proclamano depositari della normalità a rivelare le proprie fragilità, le proprie ossessioni, le proprie contraddizioni. È in questo gioco di specchi che la riscrittura di Capolupo trova una particolare forza contemporanea.
A sostenere il ritmo della rappresentazione è un cast articolato e affiatato. Gino Capolupo, oltre alla regia e alla riscrittura, è in scena insieme a Valeria Capolupo, Franco Pagliaro, Franca Bevacqua, Giuseppe Pagliaro, Maria Laura Gigliotti e Nina Mungo. Con loro, per l’aspetto della danza, Nicole Chiara Fuoco, Pia Pagliaro e Laura Perrone.
Un lavoro corale nel quale ciascun interprete contribuisce alla costruzione di quell’universo grottesco e popolare che costituisce la cifra più autentica della commedia. Gino Capolupo porta sul palcoscenico la consapevolezza di chi conosce intimamente la materia che ha rielaborato; Valeria Capolupo contribuisce con una presenza scenica capace di inserirsi con naturalezza nel meccanismo degli equivoci; Franco Pagliaro e Giuseppe Pagliaro alimentano il dinamismo della rappresentazione, assecondandone il ritmo e la vocazione farsesca.
Franca Bevacqua, forte di una presenza teatrale incisiva, partecipa alla costruzione di una coralità nella quale ogni personaggio diviene tessera indispensabile del mosaico scenico; Maria Laura Gigliotti e Nina Mungo arricchiscono il tessuto interpretativo con sensibilità e misura. A completare il cast le bravissime Nicole Chiara Fuoco, Pia Pagliaro e Laura Perrone.
Il valore dell’allestimento risiede proprio in questa dimensione d’insieme: il teatro di Scarpetta vive dell’intelligenza del gruppo, della capacità degli interpreti di entrare nel gioco scenico e di rilanciarlo continuamente. Qui la comicità non è affidata alla sola battuta, ma nasce dalla relazione fra i personaggi, dalla gestualità, dai tempi teatrali e dall’equilibrio dell’ensemble.


A completare la costruzione dello spettacolo sono Pino Vanacore, tecnico luci-suoni, Federica Rende, coreografa, e Magda Bonelli, direttrice di scena: professionalità spesso lontane dai riflettori, eppure essenziali perché la macchina teatrale possa funzionare con precisione.
E poi c’è il messaggio ultimo della commedia, quello che emerge al di là della risata. Perché il vero approdo di questa storia è il perdono, inteso nella sua accezione più profonda: la capacità di superare il giudizio, di riconoscere nell’altro una fragilità, di abbandonare il risentimento e di ricomporre ciò che sembrava irrimediabilmente spezzato.
È una lezione sorprendentemente attuale. In una società nella quale il giudizio è spesso più rapido della comprensione e la condanna precede persino l’ascolto, il teatro può ancora ricordarci che l’umanità passa attraverso la possibilità di concedere una seconda occasione.
Ed è forse questa la ragione più autentica per cui vale la pena portare ancora in scena Scarpetta: perché dietro una risata apparentemente leggera può celarsi una domanda severa rivolta a ciascuno di noi. Chi sono davvero i pazzi? Coloro che vivono fuori dalle nostre convenzioni o coloro che hanno dimenticato la misericordia, la comprensione e il valore del perdono?
“Il medico dei pazzi”, nella rilettura di Gino Capolupo e nell’interpretazione de I Commedianti, restituisce così al pubblico una commedia capace di attraversare il tempo: popolare senza essere semplicistica, comica senza essere superficiale, contemporanea senza rinnegare la tradizione. Un appuntamento nel quale il divertimento diviene cultura e la cultura torna, finalmente, a essere esperienza condivisa.






























