Il libro Parole alla Petranise contiene una raccolta di parole in dialetto di Platania, centro che domina la città di Lamezia Terme, e che mette insieme detti, modi di dire, soprannomi, brevi cenni di storia locale, storie di personaggi del luogo, racconti di tradizioni, di avvenimenti.


Giuseppe Bonadio, che porta con orgoglio le origini platanese ma che il lavoro lo ha portato a Catanzaro, da autore del volume ha rilevato come la stesura del libro è un atto d’amore verso il suo paese e verso tutti i platanesi, residenti o emigrati.




La presentazione del volume Parole alla Petranise di Giuseppe Bonadio ha richiamato nel borgo di Platania e riunito riempito lo spazio scelto richiamando un pubblico inatteso e registrato un’entusiasmante partecipazione.
Una comunità che, per una sera, ha voluto ascoltare la propria lingua tornare viva.
Ad aprire la serata sono state le letture di Cinzia Iuffrida e Michele Montuoro, che hanno restituito al pubblico il suono autentico del vernacolo petranise.
Bonadio ha spiegato che il volume nasce da un’urgenza personale: «Ho capito che molte parole rischiavano di scomparire.
Non potevo permettere che si perdesse un mondo intero: modi di dire, gesti, storie, ricordi che hanno formato la nostra identità».
Il libro, pubblicato da Grafiché Editore col logo dell’Associazione Felice Mastroianni, è definito dall’autore come «uno scrigno di memoria orale, un archivio di ciò che non è mai stato scritto ma che ha fatto il paese».
Bonadio, figlio di Platania, ha raccontato il suo legame con il borgo: «Anche quando sono andato via, Platania non mi ha mai lasciato. Le parole che ho raccolto sono quelle che ho sentito da bambino, quelle che mi hanno accompagnato per tutta la vita». Ha aggiunto: «La prima scintilla? Una parola che non sentivo più pronunciare da nessuno. Ho capito che dovevo salvarla, e da lì è iniziato tutto».
Particolare attenzione è stata dedicata alla pagina su Caterina e suo figlio, che l’autore ha definito: «Il punto più intimo del libro. La storia di mia nonna, che è la storia di tante donne che hanno vissuto l’emigrazione come una ferita silenziosa».


L’avv. Ferdinando Butera, sponsor della pubblicazione, ha dichiarato: «Ho sostenuto questo lavoro perché racconta un’identità che non va smarrita. È cultura, non nostalgia». Il presidente dell’Associazione Felice Mastroianni, Umberto Caruso, ha aggiunto: «Era il momento giusto per portare alle stampe questo libro. È il primo volume che porta il marchio della nostra Associazione ed è un atto di tutela verso la nostra storia».
La direttrice editoriale Nella Fragale ha spiegato: «La sfida è stata trasformare una lingua orale in un prodotto editoriale compiuto. Ma la bellezza del progetto era evidente».
Il cultore della storia Raffaele Perri ha riconosciuto nel volume «un lavoro che restituisce dignità alle storie minime, quelle che fanno grande un paese, e un impegno lessicale notevole nella ricostruzione di un glossario minimo di termini». Il direttore alla Cultura del Comune di Milano, Domenico Piraina, autore della nota introduttiva Inno alla memoria, ha osservato: «Questo libro è un gesto di resistenza culturale. Ogni parola salvata è un pezzo di identità che torna a vivere».


La serata si è chiusa con letture scelte dell’opera, ancora affidate a Iuffrida e Montuoro, che hanno riportato in piazza il suono autentico del vernacolo petranise. Un pubblico attento, partecipe, emozionato è la prova che la memoria orale, quando torna a risuonare, si fa comunità.






























