Sì, pare che la Calabria sia una delle regioni italiane che stanno più attente ai riti propiziatori. I calabresi detengono il record nazionale di ricerche online sul malocchio e sono disposti a spendere per avere dei consulti esoterici. Prima di una partita a calcio o ai casino online, non è raro che in questa regione si faccia un gesto scaramantico o che si tenga il peperoncino appeso alla borsa. È un fenomeno culturale, nella tradizione popolare si cerca di attirare la fortuna attraverso dei gesti e dei simboli.
Livello di scaramanzia e credenze sul malocchio
La Calabria si posiziona al 7° posto nell’Indice di Superstizione Regionale (ISR), uno studio esclusivo elaborato da Casinos.com (articolo originale all’indirizzo: https://www.casinos.com./it/news/veggenti-rituali-portafortuna-classifica-regioni-piu-superstiziose). Conta circa 800 veggenti attivi e una spesa annua che si aggira attorno ai 16 milioni di euro per i consulti. Questi numeri ci dicono che c’è un interesse vivo per i riti e per le credenze, soprattutto nei momenti di ansia da risultato come prima di una partita, di un esame o di un colloquio. Per inquadrare storicamente il tema, c’è un libro di Ernesto De Martino che si intitola “Sud e magia” che illustra come il ricorso al rito aiuti a mettere ordine nelle incertezze del quotidiano.
I riti che si compiono prima di un evento importante
Ogni persona sviluppa una serie di gesti e di routine del tutto personali che vengono ripetuti nel tempo. Vediamo quali sono i più comuni:
- Entrare in campo (o in aula) con il piede giusto e ripetere sempre la stessa sequenza (scarpe, maglia, sciarpa). È una forma di controllo simbolico dello stress. Non a caso, la scaramanzia è diffusa tra i tifosi e tra gli atleti.
- Toccare ferro/legno e fare scongiuri quando si teme il gufaggio. La credenza sul venerdì 17, molto italiana, continua a riemergere nei discorsi pubblici, anche se non esiste nessuna prova scientifica di un aumento reale di sfortuna. Il fatto è del tutto psicologico e culturale.
- Portare un amuleto. Il piccolo corno/cornicello rosso o un peperoncino stilizzato. La forma richiama i simboli antichi di forza e di protezione contro il malocchio. Oggi sono molto usati come bijou o come ciondoli da borsa.
- Avere con sé un santino o un’immaginetta. In Calabria la devozione per San Francesco di Paola, patrono regionale, è forte e ancora oggi legata a benedizioni del mare e a grandi processioni. Molti portano la sua immagine in tasca quando “c’è bisogno di una mano”.
Il calcio è uno degli scenari più visibili. Tra Cosenza, Catanzaro e Reggio Calabria, il pre-partita è spesso accompagnata da rituali identitari da parte dei tifosi. Anche quando l’attenzione mediatica si concentra sugli scontri o sulle contestazioni, ci sono sempre dei fan che cercano di richiamare la fortuna in modi bizzarri e, a tratti, divertenti.
Perché questi gesti funzionano (almeno per chi li fa)
Dal punto di vista culturale e psicologico, i riti servono a ridurre l’ansia e a creare una routine nei momenti ad alta pressione. La tradizione popolare del Sud ha costruito un repertorio di simboli (malocchio, corni, peperoncini e gesti) che oggi convivono con il tifo moderno e con il mondo digitale. Si cerca l’oroscopo, si scambiano consigli sui portafortuna, si condividono i video degli scongiuri pre-match. Diciamo che la scaramanzia si aggiorna ai tempi senza scomparire.
Quando si parla di peperoncino, poi, in Calabria il confine tra la cucina, il simbolo identitario e l’amuleto è sottilissimo. L’Accademia del Peperoncino e le realtà culturali locali raccontano come la somiglianza al cornicello abbia consolidato l’uso del colore rosso piccante come portafortuna contemporaneo. E come accade nel rito dei vattienti, la tradizione continua a trovare nuovi modi per esprimere il bisogno di protezione e di significato. In fondo, chi di noi non ha mai indossato biancheria intima rossa a Capodanno?




























