

Questo il pensiero del vice presidente di Confartigianato Catanzaro, Innocenza Giannuzzi. “Ministro della Salute dimissionario fino a venerdì sera, – prosegue la nota – il reincarico è stato ufficializzato poi sabato con il giuramento poco prima di mezzogiorno. Quindi la verifica con il presidente del Consiglio dei ministri Mario Draghi della proposta avanzata dal Comitato tecnico-scientifico (che il 3 febbraio aveva dato l’ok sulla base di rigidi protocolli) in virtù del report sulla variante inglese dell’Istituto Superiore di Sanità, reso noto venerdì pomeriggio”.
“Così si è arrivati alle 18.53 di domenica, – afferma ancora – quando le piste da sci e tutto il mondo economico-produttivo che ruota intorno ad esse erano pronti alla ripartenza, pronti ad accogliere i turisti, a quasi un anno dallo stop dettato dallo scoppio della pandemia. E, invece, tutt’un tratto ogni progetto, ogni investimento e ogni idea sono stati vanificati”.
“Rabbia e frustrazione – incalza ancora Giannuzzi – sono i sentimenti che inevitabilmente aleggiano tra gli operatori montani – e chi può azzardarsi a dar loro torto? Anzi, a questo punto penso non si possa più nemmeno parlare di ristori che servono, ma di veri e propri risarcimenti. La stagione è sostanzialmente compromessa e gli operatori del settore avvisano che il “fallimento” di molte imprese è dietro l’angolo”.
“Ma la cosa ancora peggiore, se possibile, è che la chiusura degli impianti da sci rischia di essere il preambolo di un nuovo lockdown totale, esattamente come quello vissuto a marzo del 2020. Se da una parte si chiedono ancora sacrifici alle imprese turistiche e produttive, a causa dalle varianti del Sars-Covid 19, dall’altra occorre mettere in campo misure certe e nei tempi giusti, in modo da poter supportare (ma davvero, non più solo a parole!) l’Italia intera in questa crisi che la sta investendo nella sua interezza, toccando in particolar modo regioni come la Calabria, già in ginocchio da prima, e a cui questa pandemia sembra aver dato il colpo di grazia.
L’emergenza che stiamo attraversando in questi lunghi mesi potrebbe tramutarsi in un’implosione sociale ed economica, – conclude – impoverendo ancor di più la nostra terra e allontanandola drasticamente dall’economia nazionale. Ciò non farebbe altro che favorire nuovamente l’emigrazione e lo spopolmento dei borghi, costringendo i nostri figli, i nostri nipoti e tutti i giovani a correre altrove per crearsi un futuro degno. E’ questo ciò che vogliamo?”.




























