
Una tenda, un libro e una bandiera della Palestina. È tutto ciò che Benito Apollo, avvocato e attivista di Catanzaro, ha scelto di portare con sé per una traversata in kayak da Sellia Marina a Crotone. Un viaggio solitario di 33 miglia marine, senza soldi né provviste, spinto solo dal vento e da un profondo senso di umanità.
«Sognavo quest’avventura da tempo – racconta Apollo – ma ora, con la situazione sempre più drammatica in Medio Oriente, ho sentito il bisogno urgente di fare qualcosa. Anche se piccolo, un gesto che possa accendere riflessioni». L’avvocato ha deciso di affrontare in completa autonomia un percorso di circa una settimana, con partenza dalla spiaggia di Ruggero e arrivo previsto a Capo Colonna, simbolo della costa crotonese. Un viaggio che è anche un atto di fiducia: «Partirò senza cibo, acqua né denaro. Mi affiderò alla generosità delle persone che incontrerò lungo il percorso». Un’iniziativa dal profondo valore simbolico, in cui il gesto fisico – remare da solo sotto il sole calabrese – si intreccia con la volontà di portare attenzione su una crisi umanitaria troppo spesso dimenticata.
Abbiamo raggiunto Benito Apollo telefonicamente mentre si trovava in pausa lungo il tragitto, in una delle tappe della costa ionica.
Dove si trova in questo momento e come sta andando il viaggio?
Fino a ieri mattina avevo il vento a favore, poi è cambiato tutto: ora sto remando con il vento contro, e si sente. È dura, ma lo spirito regge. Sono fermo in una piccola baia vicino a Le Castella, approfitto per riposare e riflettere.
Perché proprio un kayak, da solo, e in queste condizioni?
Il kayak è essenziale, nudo. Come questa causa. E farlo da solo, senza soldi né viveri, è una metafora della vulnerabilità che tante persone vivono ogni giorno, in Palestina e altrove. È il mio modo per mostrare empatia e stimolare coscienze.
Ha incontrato persone durante le soste? Come hanno reagito?
Sì, molte. E finora solo accoglienza. Alcuni mi hanno offerto acqua, altri cibo o un posto per montare la tenda. C’è una Calabria solidale, che quando sente parlare di umanità vera si apre con spontaneità. È questa fiducia nell’altro che voglio raccontare.

Ha portato con sé una bandiera della Palestina. Qual è il messaggio che vuole trasmettere?
Che non possiamo più usare la parola “umanità” senza provare vergogna, se non ci indigniamo per quello che accade in Medio Oriente. La bandiera è un simbolo, ma il messaggio è più ampio: chiedo a tutti di fermarsi un attimo, pensare, e poi agire – anche solo nel piccolo, nella vita di ogni giorno.
Come possiamo seguirla in questa impresa? Sta documentando il viaggio?
Sto scattando qualche foto lungo il percorso, sì. Mi piacerebbe condividerle con chi vorrà raccontare questa avventura. Possono scrivermi, sarò felice di inviarle o raccontare meglio ogni tappa.
Un viaggio di resistenza e fiducia

Benito Apollo non è nuovo a iniziative sociali, ma questa volta ha scelto la strada, o meglio il mare, della lentezza, della fatica, del contatto diretto con la natura e le persone. Un gesto controcorrente in un tempo di urla, conflitti e distrazioni continue.
In un momento in cui il Mediterraneo resta simbolo di confini, naufragi e disumanità, il suo kayak solitario lungo la costa calabrese prova a lanciare un messaggio diverso: che basta poco per vivere in pace. Ma bisogna volerlo. Tutti.

























