La Coldiretti, attraverso una nota pervenuta in redazione, chiede che non venga usato il glifosato negli interventi di diserbo. Una richiesta orientata alla tutela della salute e rivolta soprattutto a regolare gli interventi nelle aree di pertinenza pubblica.
Intanto proprio l’altra mattina sui primi cinque chilometri transitabili della superstrada del Reventino, che ci piace portasse questo nome, e cioè quella parte aperta al traffico tra Soveria Mannelli e Decollatura, un piccolo tratto della famosa “la strada che non c’è” che dovrebbe collegare le superstrade dei Due Mari e del Medio Savuto, veniva svolta l’operazione diserbo attraverso un mezzo che provvedeva a spruzzare il prodotto sugli argini della carreggiata (come si vede dalle foto). Non è dato sapere che tipo di prodotto sia stato usato, sta di fatto che l’erba è già seccata.

A tal proposito sembra che arrivi non a caso la nota di Coldiretti in cui si informa che in una lettera indirizzata ai vertici dell’ANAS, delle Ferrovie dello Stato e Ferrovie della Calabria, Anci e UPI Calabria e al presidente Oliverio, è stato chiesto che venga bandito, nei lavori di manutenzione e pulizia delle aree di pertinenza ovvero ai margini delle strade, delle ferrovie e in tutti quei luoghi di uso pubblico, l’uso dell’erbicida e si faccia ricorso, per le operazioni di sfalcio, agli appalti ambientali che possono essere stipulati anche con gli agricoltori come previsto dall’art. 15 della L. 228/2001.
Stiamo assistendo – scrive Pietro Molinaro presidente di Coldiretti Calabria – con preoccupazione e in diverse occasioni ad un utilizzo, quantomeno improprio, dell’erbicida “glifosate” per le operazioni di diserbo fatte prevalentemente lungo scarpate e a ridosso di coltivazioni. Si preferisce “disseccare l’erba” piuttosto che tagliarla, rischiando però di distruggere l’equilibrio naturale e inquinare terreni e falde acquifere. Oltre a stigmatizzare tale pratica, ribadiamo – si legge – la nostra contrarietà all’utilizzo dell’erbicida dovuto a diversi ordini di motivi.

Il primo è rappresentato dalla tutela della salute dei cittadini, che è per tutti, una priorità assoluta. I pesanti dubbi che gravano sulle conseguenze sanitarie legate all’utilizzo di questo erbicida, ne costituiscono una ragione sufficiente. In secondo luogo, il glifosate è un erbicida incompatibile con l’impostazione, basata sulla qualità e la bio-diversità, che caratterizza il “made in Calabria” una tra le regioni più green d’Europa.


La Calabria ha guardato avanti e la Regione ha impresso un’accelerazione in direzione di una maggiore sicurezza procedendo all’aggiornamento dei Disciplinari di Produzione Integrata delle infestanti e Pratiche agronomiche con la conseguenza che è stato bandito l’uso del diserbante “glifosate”; l’agricoltura calabrese di questo ne fa un punto di forza competitivo perché si qualifica sempre di più garante della sicurezza alimentare, conferma alti standard qualitativi e ciò incide notevolmente sulla valorizzazione delle nostre produzioni. Questa decisa scelta, sta generando un futuro trasparente anche verso i cittadini – consumatori. “Glifosate zero” ci pone ai primi posti sempre di più quale territorio vocato al biologico e a produzioni di qualità eco-sostenibili. Dopotutto il PSR Calabria (Programma di Sviluppo Rurale) 2014-2020 premia proprio l’agricoltura con i prodotti di qualità e realmente sostenibile nell’interesse della nostra salute e dell’ambiente.

I dati sul comparto – annota Coldiretti – sono eloquenti: 8787 aziende in regime di agricoltura biologica con una superficie di 160.164 ettari e 984 le aziende in regime di agricoltura integrata per 18.593 ettari e complessivamente queste aziende coltivano il 32 % della superficie agricola utilizzata. Ad ulteriore comprova, la Coldiretti cita la decisione degli Stati membri dell’Unione Europea, che il 27 aprile u.s. hanno approvato una proposta della Commissione, per vietare l’uso di pesticidi neonicotinoidi, ritenuti letali per le api, che come ben si sa sono vere e proprie sentinelle dell’ambiente. Queste – conclude la lettera – sono più che sufficienti ragioni per chiedere che ciascuno faccia la propria parte nel rispetto del territorio e dell’agroalimentare calabrese.
























