Non manca l’indottrinamento mafioso nella provincia di Catanzaro, ma c’è anche chi non si rassegna a vivere nell’illegalità e nell’ingiustizia.
Una contronarrazione che ha messo salde radici ancora una volta a Cerva dove venerdì 17 aprile 2026, è stato organizzato il XVI convegno sulla legalità sul tema “Maria Chindamo: un faro contro il patriarcato e contro la ‘ndrangheta”. È stato un momento di crescita culturale tra memoria e responsabilità: almeno 200 gli alunni coinvolti di cinque paesi diversi.
L’incontro, moderato dal docente referente sulla legalità nonché saggista Enzo Bubbo, è stato promosso dall’Istituto comprensivo Bianco- Alvaro di Sersale-Petronà di concerto con l’associazione Insieme onlus.
Relatore dell’atteso evento Vincenzo Chindamo, non solo fratello di Maria Chindamo, coraggiosa imprenditrice uccisa nel vibonese, ma anche stimato docente e insignito del premio internazionale Lea Garofalo come “Testimone del nostro tempo”.
Vincenzo Chindamo non si è perso in perifrasi nel suo applauditissimo intervento: “Oggi sono felice perché è stata ricordata anche Marcella Tassone, una storia che mi ha sconvolto da bambino. La ‘ndrangheta sottrae il futuro ai giovani. I mafiosi sono stronzi e non guardano in faccia a nessuno, neanche ai bambini. Le nuove generazioni spesso nelle nostre realtà sono candidati a diventare ndranghetisti, non destinati, dico candidati e servono scelte nette. La ’ndrangheta non è solo un grilletto che spara, ma è anche un modo di pensare, crea consensi”.
Il professore di scienze così ha parlato della sorella vittima di lupara bianca : “Quando ho saputo della morte di Maria avevo il terrore addosso e ce l’ho ancora. Chi l’ha uccisa voleva imporre il silenzio, ma Maria sta parlando: dietro la sua morte ci sono tante cose ancora da raccontare. Le terre di Maria non si toccano e oggi sono un laboratorio di pedagogia antimafia.”
La dirigente scolastica dell’Istituto comprensivo di Sersale-Petronà Maria Brutto, anche scrittrice ed esperta in valutazione nonché componente NEV per il sistema nazionale di valutazione, ha posto l’accento “sulla legalità come precondizione e sulla scuola come mediazione”, parlando poi della vicenda di Maria Chindamo “come testimonianza viva di coraggio vale a dire chi agisce seguendo le traiettorie del cuore.” Ha poi aggiunto la responsabile della comunità educante sersalese: “La scuola fa paura alle mafie più della giustizia. Lo diceva Antonino Caponnetto e la penso come lui”.


Dietro il tavolo degli oratori anche il consigliere regionale Marco Polimeni nelle vesti di neoeletto presidente della Commissione contro la ‘ndrangheta e la corruzione della Regione Calabria: “Voglio partire da un fatto di Cronaca recente, visto che due giorni fa, la Dda di Catanzaro ha coordinato l’operazione che ha permesso ai Carabinieri di Vibo Valentia di arrestare i presenti autori dell’omicidio di Filippo Ceravolo, un’altra vittima innocente della ndrangheta proprio come Maria Chindamo. E’ la parola speranza – ha asserito il giovane politico– la prima che mi viene in mente pensando all’esempio di Vincenzo con la sua quotidiana battaglia in cerca di verità. Maria è andata oltre la vita. Maria merita la verità, Maria era un’imprenditrice tosta, riprendendo la definizione di un pentito di mafia che fa capire il coraggio di quella donna. Bisogna lottare per la libertà: di vivere, di essere, di agire senza la paura di dare fastidio a un boss, piccolo o grande che sia. Da presidente della Commissione consiliare contro la ‘ndrangheta della Regione dico a Vincenzo che sarò disponibile a qualsiasi proposta in tema di giustizia, legalità e verità, per Maria, per la Calabria e ii calabresi.
Oggi sono qui perché la scuola diretta dalla prof.ssa Maria Brutto sa fare pedagogia antimafia, coinvolgendo gli alunni con percorsi articolati”
Tra gli astanti, oltre ai marescialli della Benemerita Giuseppe Mazza e Pasquale Castellana, anche i rappresentanti dei paesi in cui opera l’Istituto comprensivo Bianco Alvaro. Hanno preso la parola e argomentato sull’importanza della scuola e di una cultura della legalità: il primo cittadino di Petronà Dario Bolotta; l’omologo di Sersale Carmine Capellupo; il vicesindaco di Andali Saverio Costantino; il sindaco dei ragazzi e delle ragazze di Cerva Marco Errico e il vice prefetto aggiunto del Comune di Cerva Salvatore Tedesco.

I discenti della comunità scolastica della presila catanzarese, come da consuetudine, hanno contribuito alla narrazione antimafia con disegni, canzoni, riflessioni, video e recite per un approccio multisensoriale che ha carpito attenzione dell’uditorio.
Prima che con Vincenzo Chiandamo e Marco Polimeni, sono stati organizzati, qui a Cerva e nei paesi vicini, percorsi di educazione alla legalità con relatori come Simona Dalla Chiesa, Nicola Gratteri, Maria Falcone, Salvatore Borsellino, don Luigi Ciotti, Emilio Ledonne, Renato Cortese, Roberto Di Bella e Annamaria Frustaci.
In queste latitudini non si fa scena muta quando si parla di crimine organizzato e muove la consapevolezza che le mafie siano una negazione della fratellanza e, va da sé, che non se ne può delegare il contrasto solo alle Forze dell’ordine e alla Magistratura: l’educazione si associa alla repressione.
Nell’azione di contrasto alle mafie serve un nuovo protagonismo dei cittadini e oggi a Cerva c’è stato.

























