di Giancarlo Caroleo –
Sono ormai trascorsi trentacinque anni dalla prematura scomparsa del Maestro. Era nato a Gagliano (antico quartiere della Città di Catanzaro) il 12 maggio del 1916. Precocissimo, è stato avviato allo studio della musica da un suo zio paterno, omonimo, anch’egli musicista/compositore. Arruolatosi successivamente in Marina, rimane di stanza a Taranto, inserendosi nella Banda della Marina Militare di quella base logistica, quale trombonista. Il suo talento è forte e da subito sempre più evidente, ma sempre supportato da continui studi ed approfondimenti dell’arte della composizione, talché incoraggiato anche dai suoi successi professionali, si imbatte nello studio dell’Armonia Superiore e della Strumentazione.
Per una serie di vicissitudini correlate alla guerra, si trovò anche ad operare, dal 1943 al 1945 presso l’Arsenale della Marina di La Spezia, per poi subire l’esperienza della Repubblica Sociale e dell’altrettanto recrudescenza delle più disgregate forze partigiane. Al riguardo, al fine di comprendere meglio la sua personalità e lo spettro complessivo dell’emotività che ha animato le sue composizioni, va menzionato il triste episodio della sua ingiusta deportazione subita proprio sul finire della guerra, essendo stato ingiustamente accusato d’essere in Repubblichino e, per questo, con un Processo sommario, messo alla gogna pubblica e destinato alla fucilazione, salvato per miracolo dall’incontro casuale con un suo ex commilitone di stanza a Taranto al quale, al tempo, aveva impartito lezioni di Strumentazione. Questi, avendolo riconosciuto, gli ha permesso di fuggire simulando una colluttazione. Rientrato, quindi, clandestinamente e con mezzi di fortuna a Gagliano, terminato il conflitto, nel primissimo dopoguerra, forte della sua passione musicale e carico dell’esperienza professionale maturata nei suoi trascorsi (pregna di significative alternanze tra l’esercizio musicale di esecuzioni eccellenti nella Banda della Marina, anche come solista; incarichi quale Maestro Sostituto; consegne di arrangiamenti, riduzione e strumentazioni per varie formazioni musicali, etc), ripropone proprio lì, a Gagliano, la ricostituzione della Banda Musicale (già preesistente e fondata circa un ventennio prima dallo zio e suo Maestro, appunto Salvatore Caroleo Senior (prima menzionato). L’iniziativa dà buoni esiti, nonostante la limitatezza dei mezzi e delle risorse disponibili, procedendo attraverso un’intensa attività concertistica che, in poco tempo, aveva reso significativi riconoscimenti in tutto il territorio. A breve quella banda musicale si sarebbe ricostituita quale Cooperativa Banda Musicale Gagliano-Tiriolo poiché molti esecutori provenivano dalla vicina e ridente Tiriolo.




In concomitanza del successo della succitata formazione bandistica, il Maestro continuava nella sua attività di compositore, lasciandoci in eredità veri e propri capolavori, tuttora eseguiti ed apprezzati per la loro significativa consistenza poetica e tecnica.
Erano, quelli, anni di fruttuose sinergie, laddove all’attività di Direttore anche di altri prestigiosi Complessi Bandistici operanti nell’Italia Meridionale, esperita in piena stagione turistica nelle cosiddette piazze artistiche più prestigiose e pretenziose (come la stessa Taormina, così come altre località siciliane, campane e pugliesi), affiancava quella di raffinato compositore ed arrangiatore.
Riguardo quest’ultimo aspetto, va segnalata anche la prolifera attività di arrangiatore di temi musicali leggeri e popolari per orchestre e solisti, editati e pubblicati dalla storica ed allora attivissima Casa Musicale Avietta in Roma (anni 50 e 60).
Tanto, rilevando anche la sua lunga presenza nei cataloghi SIAE nei quali era iscritto, appunto, nella categoria di compositore.
Di formazione napoletana, il Maestro aveva condiviso la scuola compositiva del compositore Alessandro Vessella (di scuola romana) sebbene, a programma, ne superasse lo schema più ordinario, trascendendo ed arricchendolo di specificità e soluzioni tecniche piuttosto ardite e sperimentali, rispetto al cononico sviluppo della strumentazione del tema musicale.
Al suo attivo, inoltre, numerosi riconoscimenti quale Direttore e Direttore Concertatore in noti Raduni Bandistici di respiro nazionale (come quello di Vibo Valentia del 7 agosto 1959, la cui commissione era composta dai guru dell’arte bandistica del tempo, quali i maestri Ventre, Lacerenza, Marchesini), così come Concorsi Bandistici Nazionali (per esempio come quello della notissima Casa Musicale ORTIPE di Roma nel quale nel gennaio 1952 al Maestro veniva attribuito il Diploma d’Onore di Medaglia d’Oro per la composizione della marcia sinfonica per Grande Organico dal titolo Passa la banda. Anche in quella circostanza la valutazione era passata da una commissione autorevole e di prestigio, composta dai notissimi Maestri Orsomando, Marincola e Creati).
La sua vis compositiva copre un lungo e fruttuoso periodi di circa cinquant’anni, straordinari e variopinti, spaziando da repertori di musica leggera, Ballabili per orchestre, musica sacra, marce sinfoniche per Grande, Medio e Piccolo Organico, marce funebri. La composizione di tali opere è stata speculare alle fasi della vita del Nostro, interpretando i riflessi e le proiezioni della sua alta sensibilità. Eccone l’ordine cronologico: Passa la Banda (1951 e rivisitata nel 1971); Tiriolo (1952); Abbandono (1960); Venerdì Santo (1961/1975); Borgia (1964); Omaggio al Pescespada (1970); Cirillo in marcia (1970); Sopravvivere (1964/70); Reminiscenze (1970); Minibanda (1971); Cecilia (1971);Serenità (1973); Letizia (1977/79); Anna (1973); Cosetta (1974); Paola (1975); Bruzia (1976); Paoletta (1977); Angelica (1977); Semplicità (1978); Trincaria (1979); Pax (1979); Esultanza (1979); Ritorno 1980; Mesti Ricordi (1980); Soavità (1981); Elegia (1982); Scheletri vacanti (1982); Son vivi ma son morti (1983); Addio 1976/83); Guarda e passa (1983); Amaro pianto per un caro estinto (1987, ultima) dedicata alla prematura morte del più giovane ed amatissimo fratello Pasqualino.
Da rilevare, quale costante delle sue composizioni, la persistente coerenza tecnica delle partiture, allineate rispetto ai canoni compositivi della Scuola Napoletana, sebbene elaborati in una prospettiva tendente alla valorizzazione dei Pieni, supportati dalle ricercate elaborazioni ritmiche e contrappuntistiche più appartenenti alle consuetudini compositive della Scuola Milanese. Il Maestro, infatti, pur avendo conquistato, una volta congedatosi, il titolo ministeriale di Direttore di Banda, ha voluto dare maggiore corpo ai suoi studi conseguendo, dapprima il Compimento Inferiore della Scuola di Composizione presso lo storico Conservatorio San Pietro a Majella di Napoli e, successivamente, il Diploma in Strumentazione per Banda presso l’altrettanto famoso Conservatorio Giuseppe Verdi di Milano.
Due, quindi, le fasi più indicative della sua opera: la prima, che avrà culmine intorno ai primi anni cinquanta, connotabile meglio per l’utilizzo del modello Vesselliano improntato maggiormente, per come sopra richiamato, sulla valorizzazione della matrice sinfonica delle concatenazioni compositive (con entrate corpose degli strumenti soliti che giocano le proprie sonorità su un rafforzato ideale di tutt’uno strumentale fatto di larghe sequenze di categorie strumentali che si muovono in parallelo); la seconda, che inizia nei primissimi anni settanta, procedendo così nel tempo, connotata dalla trattazione più dinamica delle parti, nella prospettiva della valorizzazione delle singole sonorità degli strumenti, in costanza di andamenti più ritmici e contrappuntistici, soprattutto in seno allo sviluppo della canonica tripartizione della Marcia, sebbene anche le parti del Trio (ancorché improntate sul canovaccio Vesselliano) si connotino per un originale dinamismo strutturale del canto, per cui legni e ottoni dialogano anche in contrappunto; e, ciò, permettendo di evidenziare, nel contempo, l’intero gioco delle parti, siffatto in un armonioso alternarsi di ritmo e fluidità melodica.
E, ancora: la collocazione storica del Maestro evincibile, de plano, quale l’essere stato uno degli ultimi compositori colti di musica per banda ad impianto sinfonico vissuto nella seconda metà del secolo scorso, abilissimo nella valorizzazione delle specifiche sonorità di ogni classe strumentale, estendendone le loro potenzialità acustiche, non solo nell’esecuzione di strutture complesse, ma anche riguardo grado composizioni attinenti i repertori per Minibanda e/o raggruppamenti ulteriormente ridotti nella loro consistenza. Non rare erano, ad esempio di quanto detto, risoluzioni molto curate nei fraseggi e nelle linee melodiche in molti Trii che si rappresentavano come meta quali naturale, ai quali si contrapponevano Sviluppi e vigorosi Refrain ritmicamente dinamici, iniziati in levare e conclusi con stroncature inaspettate propedeutiche, a loro volta, a finali di forte impatto sonoro, ancorché maestosi nel loro essere.
Il modello compositivo Vessalliano, per Caroleo, è stato un riferimento formale da cui partire, per poi essere superabile anche rispetto alla costruzione della pianta organica degli strumenti disponibili, con l’utilizzo di soluzioni tonali e modulari di grande tecnicismo guidato, però, dall’ethos e da una lucida logica compositiva, tecnicamente raffinata.
Finali maestosi ed incipit talvolta in levare, per come sopra accennato, assieme ad elaborati ricami contrappuntistici non necessariamente lontani dalla struttura delle Progressioni parallele, magicamente fuse in un unico insieme che rendeva ciascuna delle sue composizioni di gradevole impatto emotivo e, contestualmente, esempio di elaborazione armonica e contrappuntistica di elevata fattura.


Insomma, la sua matrice di Scuola Napoletana era sempre evidente soprattutto nell’argomentazione armonica delle sue composizioni, congiuntamente all’appanno verso la linearità e la pulizia dei cromatismi e delle esaltazioni solistiche presenti anche nei Trii sopra richiamati.
Dotato di orecchio assoluto, analogamente a suo zio e maestro Salvatore Caroleo Senior, rappresentando un significativo pezzo di storia recente, fin da giovane vantava l’appellativo di Maestro che, in quelle circostanze, era riservato a pochissimi nell’arco dell’itera area nel meridione d’Italia dove ha svolto la sua intensa attività artistica, ed oltre!
Il Maestro era, pertanto, riconosciuto tale, per la sua umanità, per il suo rigore, per le sue straordinarie capacità artistiche, per la ferrata preparazione soprattutto nel campo dell’Armonia Superiore e della Strumentazione, per la sua autorevolezza nel settore, in un contesto temporale in cui, per una serie di ragioni, l’attribuzione di tale aggettivazione era assai rara.
Inoltre, dagli anni ottanta in poi, terminata la stagione concertistica, con paziente saggezza si dedicò alla didattica, formando schiere di giovani professionisti, avviati così all’arte musicale, seguiti fino al conseguimento del Diploma di Conservatorio (e poi, inseritisi nella scuola che, in quegli anni, per via della riforma in atto, richiedeva tali figure), molti dei quali, a loro volta, figli o affini di suoi strumentisti che lo avevano fatto parte del Gran Concerto Bandistico della Città di Borgia che, frattanto, aveva artisticamente affidato ad alcuni dei suoi più talentuosi allievi.
Nel mese di novembre del 1989, esattamente il giorno 11 (lo stesso giorno in cui, quattro anni prima veniva meno, giovanissimo, il suo prediletto fratello Pasqualino, per il cui evento aveva composto la sua ultima Marcia Funebre sopra menzionata) moriva stroncato da un improvviso ictus.


Tali manifestazioni sono state oggetto di interesse da parte della stampa attraverso la pubblicazione di specifiche informative e recensioni, atteso che biografie e recensioni riguardanti il Nostro sono state pubblicate da diverse testate, locali e a diffusione nazionale, non ultime Calabria Letteraria; Gazzetta della musica; Il Domani; Calabria Ora, ed altri.
Anche a Gagliano, nel luglio del 2016, con una toccante cerimonia, patrocinata gli si dedicava un’ imponente targa marmorea, affissa al di fuori del locale Centro Sociale, in memoria del suo operato, autorizzata e patrocinata dall’amministrazione comunale di Catanzaro.
G. C.































