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A cuore aperto con la cantautrice Valentina Sacco…Dai cerotti dell’anima a “Pettegolezzi”, ultimo singolo dell’artista decollaturese
"Da ragazzina mi chiamavano 'la muta': non era per nascondermi, ma solo il mio carattere riservato". "Con le mie canzoni cerco di aiutare gli altri a non soffrire"
E’ entrata da poco nell’immenso universo musicale di internet, ma con il suo primo singolo “Non mi fai paura”, accompagnato da un bel video, visibile sul suo canale Youtube, Valentina Sacco ha raggiunto subito un successo, meritatissimo e sorprendente con oltre 13mila visualizzazioni in pochi mesi. La voce ferma e decisa che dice quello che pensa attraverso i testi e la musica, fanno della trentenne artista per metà calabrese e per l’altra svizzera, una delle artiste emergenti più interessanti del panorama musicale regionale.
L’abbiamo intervistata in occasione dell’uscita del suo nuovo singolo che si intitola “Pettegolezzi”, di cui l’artista sta ultimando il videoclip.
Innanzitutto complimenti e in bocca al lupo per questo tuo nuovo lavoro. Partiamo un po’ da lontano: nella tua musica, anche se giovane, si sente già un bisogno profondo di ricerca, di introspezione.
“Grazie mille c’è sempre bisogno di parole di incoraggiamento. È vero, adoro scrivere testi sulla quotidianità e il mondo che ci circonda, dando voce a chi non ne ha, scherzando con musiche movimentate su tematiche serie. Infatti è il mio modo per dare la forza a tutti di esprimere anche i sentimenti più profondi e nascosti. È da un po’ di anni che scrivo, ho iniziato a farlo attraverso poesie e poi, questo mio “scrivere”, si è trasformato in un esprimersi a mezzo di canzoni. Per me è una vera e propria valvola di sfogo, mi sento bene con la musica”.
Voce ferma e decisa che sfoga tutto e tira fuori ciò che c’è dentro di te…piaciuta anche alla rete visto che hai già oltre 13mila visualizzazioni. Una soddisfazione, anche se non è da ciò che si misura l’artista. Vero?
“Vedere quel numero di visualizzazioni, oltre 13mila, per un artista emergente rappresenta davvero un bel traguardo. Il mio primo pensiero è stato “caspita ma io nemmeno le conosco 13mila persone, com’è possibile?”. Oltre ad aver ricevuto numerosi messaggi di persone che purtroppo vivono o hanno vissuto in situazioni terribili e hanno voluto privatamente ringraziarmi del sostegno dato attraverso la mia canzone. Tutto questo è ed è stato inaspettato. Infatti no, l’artista non si misura da questo, l’artista è altro, è chi si sente felice anche per aver fatto emozionare una sola persona. L’emozione è importante, basta entrare nel cuore di uno per capire di aver fatto comunque un buon lavoro e per avere la forza di andare avanti”.
Esce il tuo singolo “Pettegolezzi”. Quanto fanno male e quanti cerotti occorrono per curarne le ferite? O forse è meglio lasciar fare senza dare peso? In questa società delle etichette molti ne soffrono, fino a gesti anche estremi.
“Bella domanda. La risposta è soggettiva. Ad esempio, quando ero piccola, venivo etichettata come la timida, la muta, la persona che si nasconde, mentre in realtà ero semplicemente educata, riflessiva e rispondevo soprattutto se interrogata. Per anni ho portato dietro questa ‘croce’ che può sembrare nulla ma, per una ragazzina, sono pensieri che non fanno bene, perché appunto risulti quella che non sei. Ma alla fine nessuno può conoscerci più di noi stessi. Per questo ho scritto “Pettegolezzi”, con una prima strofa dedicata a me e le successive alle contraddizioni. Parlo infatti di questo rimanere in silenzio secondo alcuni e l’opposto secondo altri. Il tempo fortifica ma non tutti hanno la forza di “sopravvivere” ai pregiudizi e, come dici tu, alcuni finiscono a ‘gesti estremi'”.
ANTICIPAZIONI!
“Toccando questo tasto, ti posso spoilerare una cosa. Uno dei miei futuri pezzi parla dei “gesti estremi”, ma tranquillo, io con le mie parole cerco solo di aiutare a non soffrire e continuare a vivere. Non sarà il prossimo singolo però. Visto che hai preso la mia metafora dei “cerotti” che occorrono, come affermo in “Non mi fai paura”, posso assicurarti che a volte ci vogliono anni per guarire da ‘male lingue’, o meglio, dai “Pettegolezzi”.
Alessandro Cosentini è giornalista pubblicista dal 2001.
Dal 2003 ha collaborato per varie testate televisive, radiofoniche e quotidiani regionali, occupandosi principalmente di cronaca e sport.
Attualmente la sua attività giornalistica si svolge soprattutto sul web.