Oggi è la Giornata internazionale della poesia e, su invito dell’amico – e intellettuale a tutto tondo – Domenico Lanciano, ho deciso di aderire alla sua bella iniziativa pubblicando «una poesia in prima pagina» sulla testata online che ho contribuito a fondare: ilReventino.it.
Allora ho cominciato a pensare ai fatti più importanti che sono avvenuti nell’ultimo anno e ai loro possibili collegamenti con qualche poesia: due, entrambi tragici, hanno prevalso su tutti gli altri.
Così ho deciso che le poesie in prima pagina sarebbero state due.
La prima:
SEI VOCI
Non fu il mare a raccoglierci,
noi raccogliemmo il mare a braccia aperte.
Calati da altopiani incendiati da guerre e non dal sole,
traversammo i deserti del Tropico del Cancro.
Quando fu in vista il mare da un’altura
era linea d’arrivo, abbraccio di onde ai piedi.
Era finita l’Africa suola di formiche,
le carovane imparano da sole a calpestare.
Sotto sferza di polvere in colonna
solo il primo ha l’obbligo di sollevare gli occhi.
Gli altri seguono il tallone che precede,
il viaggio a piedi è una pista di schiene.
(Erri De Luca, Solo andata. Righe che vanno troppo spesso a capo, Feltrinelli, 2014)
A ispirare questa prima scelta è stata ovviamente la strage annunciata di Steccato di Cutro, quella dei migranti scappati dalla guerra e dalle persecuzioni, arrivati a pochi metri dalla riva e naufragati, annegati. Erano stati individuati e avvistati, il meteo era stato chiaro sul peggioramento delle condizioni del mare, ma nessuno ha voluto fare niente…
La seconda:
CERTE VOLTE CHE NON SONO MORTO #7
a fine maggio del duemilatré
sulla strada statale fra zagabria e osijek
il pullman si fermò al posto di blocco
«ci sono troppe mine, non si passa»
disse il soldato ed effettivamente
dal finestrino lo capivo anch’io
che tutti quei triangolini rossi
non erano papaveri di campo
«tornate indietro» disse, ma l’autista
smontato a terra «e come faccio – disse –
devo portarli entro stasera» «escluso
– disse il soldato – ancora cento metri
e mi saltate in area» ma l’autista
si disperava «pago la penale
se non arrivo in tempo, hanno un incontro»
«saltate in aria di sicuro» «il festival»
«è troppo un rischio» «la gente li aspetta,
c’è la lettura, fanno tardi» «ma
chi sono?» «scrittori» «passate pure»
(Tiziano Scarpa, Le nuvole e i soldi, Einaudi, 2018)
Questa seconda scelta è stata dettata dalla constatazione di quanto la letteratura, la poesia possano essere così ininfluenti, inutili, “disarmate” di fronte alla guerra, alle guerre vicine e lontane che affliggono l’intero pianeta, quelle che papa Francesco, in modo tanto efficace, ha definito «la Terza guerra mondiale a pezzi».
La poesia non salva le vite nel Mediterraneo e non ferma le guerre, ma ci consola, per quanto possibile, al cospetto dell’insana realtà del mondo.
Buona poesia a tutti!
Raffaele Cardamone






























