Sersale – Missione compiuta: far riflettere i discenti sul fatto che l’illegalità e la violenza mafiosa nascono spesso da vuoti generati dall’ indifferenza e dalla rassegnazione.
Non ha perso tempo in perifrasi l’incontro sull’educazione alla legalità promosso, ieri, martedì 3 marzo 2020, dall’Istituto comprensivo “Giuseppe Bianco” di Sersale in sinergia con Universo minori.
La comunità scolastica di Sersale era rappresentata dal dirigente scolastico prof.ssa Maria Brutto, la quale ha precisato, ancora una volta, che la legalità “è un sfida che esige coraggio e unità di intenti”.
A rappresentare l’associazione Universo Minori c’era l’avvocatessa Rita Tulelli.
La scrittrice catanzarese scrive libri poco banali, parla sovente di legalità:
“Quando si discute di comunità, non si può prescindere dalla legalità che è la precondizione di una vita in comune. La scuola non è solo libri, ma anche strumento per educare ai più alti valori civili. Senza legalità, muore la libertà.”


All’incontro, tenutosi presso auditorium della scuiola, hanno preso parte il primo cittadino di Sersale Salvatore Torchia e l’avvocatessa Claudia Conidi. Tutt’ e due hanno parlato di scuola non solo come luogo di diffusione di saperi, ma anche come palestra di relazioni, anello di congiunzione tra responsabilità individuale e giustizia sociale.
Molto interessanti e poco improvvisate le riflessioni degli allievi dell’Istituto Comprensivo di Sersale e Zagarise, i quali hanno anche parlato del giudice Roberto Di Bella, magistrato che aiuta i figli di ‘ndrangheta ad allontanarsi dall’ ambiente criminale per poter ricostruire un percorso di vita nella legalità. Vale a dire: non c’è felicità nell’ illegalità. Hanno concluso la manifestazione gli studenti di Sersale con uno spettacolo musicale incentrato sulla vita di Peppino Impastato, giornalista siciliano ucciso da Cosa nostra.


Tradotto: non c’è legalità senza cittadinanza responsabile e consapevole.
di Enzo Bubbo




























