



Al termine della prima bellissima serata, delle due previste, vissuta presso l’agriturismo Manfredi di San Mango d’Aquino, D’Agostino era visibilmente emozionato per il riconoscimento. “Non me lo aspettavo davvero. Non ero preparato a vivere questa grande emozione. Già era una grande cosa essere finalista in una rassegna così prestigiosa, ma poi arrivare primo al cospetto di nomi importanti e con tanta esperienza in più nell’arte dello scrivere, ha rappresentato davvero una grande sorpresa e anche una grande responsabilità”. Questo il primo commento a caldo del giovane autore del libro “Quattro Apocalissi” presentato dalla blogger Ippolita Luzzo, che ha dedicato a Pina Labanca, della casa editrice Qued e, soprattutto alla mamma, scomparsa da poco, la vittoria. “C’è qualcuno – ha detto guardando verso il cielo stellato – da lassù che sarà felice in questo momento”.
Siamo partiti, giustamente, dalla fine della prima giornata del premio Muricello perché, fra le altre cose, D’Agostino è un amico de ilReventino.it che, con la sua presenza, ha portato fortuna allo scrittore lametino e perché era giusto dare onore e merito al libro vincitore.


La fresca e frizzante serata sammanghese, però, ha avuto tanti momenti interessanti e culturalmente alti. Con punte davvero toccanti, come il ricordo (e poi, alla fine, la consegna di un premio alla memoria ritirato dal papà Ferdinando) del giovane poeta contemporaneo di Laino Borgo, Lorenzo Pataro, scomparso tragicamente a febbraio di quest’anno e del quale sono state lette alcune liriche dalle sue raccolte, Bruciare la sete e Amuleti. A declamare i versi del compianto Lorenzo, Emanuela Stella e Francesco Rizzo. Al momento di ritirare il premio, il padre di Lorenzo, visibilmente emozionato, ha annunciato la pubblicazione di una silloge postuma di poesie appartenenti a un periodo più maturo del giovanissimo poeta che aveva bruciato le tappe di una carriera che si avviava ad essere folgorante e che già aveva suscitato interesse da parte di nomi illustri della poesia contemporanea, vincendo, tra gli altri, il Premio Strega Poesia nel 2023 e altri premi nazionali e internazionali.


Costruire un collage così ricco e variegato, impone fatica e, infatti, nell’introduzione alla serata, il conduttore Ugo Floro – decano ormai della manifestazione e, come lo ha definito l’ideatore, Antonio Chieffallo “perno del premio” – e, appunto, lo stesso Chieffallo, hanno scambiato alcune battute divertenti, definendo questa XIII edizione “sudata, per la fatica e l’alacrità messa nell’organizzarla, giustificata, però – ha ribadito con soddisfazione Chieffallo – dalla crescita esponenziale, rispetto alla prima edizione, della letteratura calabrese che è sempre più conosciuta anche al di fuori dei confini regionali e nazionali e apprezzata”.


Molto intenso ed in un premio prestigioso come questo è calzato a pennello, il ricordo e l’omaggio di un grandissimo della letteratura calabrese, storico vincitore del Premio Campiello e i cui romanzi sono stati pubblicati per 30 anni da Mondadori, Saverio Strati, da parte della nipote e studiosa del letterato, Paola Comandè. “Parlo da studiosa e non da parente, Strati ha rappresentato un cambiamento epocale nella letteratura calabrese parlando di realismo antropologico e non sociale, come precedentemente fatto dai vari Alvaro, Padula, Repaci e altri, dove al centro c’è l’uomo e il suo anelito di mettersi in moto ed essere protagonista nell’unico modo possibile: l’emigrazione delle masse. Strati è stato – ha aggiunto la scrittrice e studiosa di Strati – uomo tutto d’un pezzo che non si è piegato a logiche di comodo e lusinghe e per questo ha pagato”.
I sei finalisti del premio sono stati presentati da altrettanti accompagnatori in brevi minitalk in cui sono stati raccontati per sommi capi i vari volumi in concorso.
Primo della sestina è stato “Uccidete il dj. Storia di Reggio in riva allo Stretto” di Fabio Cuzzola, membro del Collettivo Lou Palanca, presentato da Letizia Cuzzola. Una storia ambientata a Reggio negli anni ’70, anni di piombo periodo di grande tensione che non impedisce, pur se in un clima di violenza politica, ad un gruppo di ragazzi di fondare un negozio di dischi che promuove la musica rock, il blues, fa comunità, organizza concerti e apre una delle prime radio libere. In quel contesto, però, due giovani dj vengono uccisi (uno è eritreo) e di quell’omicidio ancora non si conoscono gli esecutori. Una storia appassionante che proietta il lettore in un’epoca, in una trama e in un luogo dal grande fascino.
Antonio Pagliuso, collaboratore del nostro giornale, ha presentato, invece, “Il Signore delle acque” di Giuseppe Zucco. Un mondo distopico, raccontato poco prima del lockdown, dove un bambino si vede sovrastato da un cielo ricoperto d’acqua scura che lo minaccia. Egli fugge a casa dalla famiglia col papà che decide di proteggerli dalla minaccia chiudendosi in casa con loro e lì emergono aspetti anche ferini e primordiali di una civiltà decadente che il bimbo dovrà fronteggiare.
La giornalista Rosalba Blandino ha introdotto “A forma di Stella” di Mariella Chiappetta, ovvero la storia di due sorelle, Carmelina e Stella, bimbe di una Calabria di povertà dove si camminava a piedi scalzi. Carmelina, viene umiliata a scuola davanti al Direttore e, smette di frequentarla. Non sentendosi all’altezza dello studio, cerca il riscatto sociale diventando sarta di valore, ma pregiudicando altre e più autentiche priorità della vita, capendo alla fine di aver sbagliato strada.
“L’amico fragile”, il bel libro di Francesco Presta, ha avuto come madrina Angelica Artemisia Pedatella È il racconto della vita di Fabrizio De André attraverso quattro personaggi tra cui Fabrizio, quarantaduenne che lavora nel marketing, che riceve un quaderno che gli cambierà la vita. Il libro ha tre argomenti principali: la critica a De André, il confronto tra le coppie di ieri e di oggi e la Diamante degli anni ’80 in una ricerca introspettiva delle nostre fragilità per cercare di affrontarle, accettarle e non serrare il ponte levatoio che ci costruiamo.
Ultimo libro, oltre alle Quattro Apocalissi del vincitore, è il romanzo scritto a quattro mani da Giuseppe Vitale e Giampiero Valente, “Sei pronto per la fine del mondo?” presentato dal docente Gianluca Sepio, viaggio introspettivo intervallato da stazioni di track list musicali, da Santa Maria del Cedro a Santa Monica, con lo scopo di esorcizzare ansie e paure e scoprire cosa sia l’apocalisse. Un inno al sogno americano, al rock, e alla letteratura di Jack Kerouac.
Da sottolineare, infine, oltre alla ormai riprovata bravura del presentatore Ugo Floro, che ha saputo con maestria tenere le fila di tutta la serata, presentando man mano gli ospiti in scaletta, i sorprendenti e gradevolissimi intermezzi musicali del duo Santino Cardamone – Eleonora Anania che hanno reso ancor più piacevole la serata del Premio Muricello che stasera continua con i riconoscimenti alle personalità civili.



































