La nuova guida Osterie d’Italia di Slow Food editore annovererà 1.616 osterie recensite nell’edizione 2018. Una sorta di sussidiario del “mangiare come un tempo” presentato al Parco delle Sorgenti Ferrarelle a Riado, in
provincia di Cesena.
400 sono stati gli osti premiati con la chiocciola simbolo dello Slow Food e tra questi sette sono calabresi. In particolare tra i vincitori c’è un operatore che appartiene alla nostra area territoriale, vive e lavora a Serrastretta: Mattia Maruca.
All’incontro erano presenti oltre al presidente nazionale Slow Food Italia Gaetano Pascale, anche Eugenio Signoroni responsabile editor della guida e Marco Bolasco blogger e giornalista enogastronomico.
Pascale ha sottolineato che: “la ristorazione, attraverso le proprie scelte e le proposte ragionate, svolge da sempre un ruolo significativo nella valorizzazione di prodotti e territori. Per questo motivo gli osti segnalati nella guida, rappresentano dei veri e propri ambasciatori dei nostri messaggi, con la loro capacità di raccontare ogni più piccola sfumatura del lavoro che svolgono, facendo emergere la biodiversità delle produzioni alimentari, le vocazioni territoriali e il rispetto delle trazioni“.
Mattia Maruca, del ristorante Il Vecchio Castagno di Serrastretta, testimonial del territorio del Reventino e presente ormai da molti anni all’interno della guida Slow Food, con un suo breve intervento, ha sintetizzato al meglio l’esperienza della premiazione: “anzitutto il tema si è focalizzato sul senso di comunità, di famiglia, ma soprattutto sulle relazioni che questo incontro consente di perpetrare mantenere e segnalare.
Relazioni a doppio senso, sia perché i redattori sono grati ai cuochi e ne apprezzano il lavoro, ma soprattutto perché la guida sceglie e segnala alcuni legami tra le osterie e la propria terra, il sistema agro-pastorale, l’artigianato, ecc. Così facendo le osterie diventano un inestimabile baluardo per dei territori e per le loro comunità, non solo dal punto di vista economico, ma anche e soprattutto in riferimento alla visibilità. Le scelte degli osti in tal senso, in capo all’approvvigionamento sono determinanti.
La filiera corta, la capacità di bypassare la grande distribuzione hanno un valore enorme, ambientale, ecologico e simbolico. Non occorre avere paura, la gente si nutre di storie e per un cliente insoddisfatto, altri potranno apprezzare le peculiarità ed i legami dei prodotti proposti.
Di fronte a questa sfida le osterie sono chiamate a raccolta, alla proposta senza paura di alimenti “puri” (nel senso di così è), semplici, identitari ed unici, è questo l’indirizzo verso cui le guide future tenderanno a spingere. Inoltre abbiamo chiesto maggiore impegno per una comunità che viva di scambi, contatti ed eventi partecipati e condivisi“.
Poi durante la manifestazione è intervenuto un cuoco ciociaro che ha difeso la tradizione delle osterie nazionali e soprattutto ha ricordato come in molti casi si vivano continue frustrazioni, che lui è riuscito con il sudore ha superare, come le disperata necessità di accontentare i clienti.
L’incontro è proseguito con gli interventi dei Partner: Ferrarelle, Velier e RCR Cristalleria Italiana nelle figure dei loro rappresentanti commerciali, ed è terminato con le chiocciole Campane che hanno preparato tantissime e buonissime prelibatezze nella Masseria del Parco Ferrarelle.




























