Non c’è posto per le persone con limitata capacità motoria nella chiesa madre di Petronà.
Ci sono le barriere architettoniche, quindi non c’è ombra di omelia per disabili e anziani ammalati.
La soluzione è presto detta: costruire una porta laterale sul luogo di culto per fare inclusione sociale. C’è già la porta, c’è il progetto, non mancano gli addetti ai lavori. Problema risolto? Macché.
L’idea progettuale è invisa ai responsabili della Sovrintendenza dei beni culturali di Cosenza che non autorizzano l’apertura dei cantieri, argomentando più sui vincoli dell’immobile che sui diritti di persone svantaggiate.
Il parroco di Petronà non esita a parlare di ingiustizia e le reprimende non le manda a dire.


Infiniti viaggi da Petronà a Cosenza , almeno dieci, (andata e ritorno sono quattro ore!) per incontrare l’arch. Scuderi , il sovrintendente Pagano, il sovrintendente Bianchi (ora defunto), per non parlare delle telefonate, delle email e delle PEC a tutti i “dirigenti” compreso Patamia. Mai una risposta.
Il no definitivo alla nostra richiesta arriva in data 22.XI.2018 e le motivazioni sono, a mio parere cervellotiche… “si consiglia di esplorare soluzioni relative all’uso di montascale mobili per disabili, o, quant’altro si ritenga conforme alle istanze di tutela e conservazione dei beni culturali”. Con i tira e molla mi hanno fatto perdere altri quattro mesi e alla fine la Sovrintendenza ha dovuto sottostare ai burocrati Scuderi e Lopetrone: ora decide la Commissione. Non mi rassegno la battaglia continua e ho la legge dalla mia parte e anche la morale. In tutto questo da non sottovalutare il problema emergenze e il fatto che la Regione ha già erogato un contributo. Burocrati ciechi, muti, sordi: le classiche scimmiette!>>
di Enzo Bubbo





























