Un solo sportello attivo non può soddisfare le esigenze di un intero paese.
C’è qualcosa che non torna nella gestione dell’ufficio postale di Petronà: diminuiscono i dipendenti addetti al rapporto con il pubblico, aumentano i disservizi per la cittadinanza.
Del nesso poco casuale si sono accorti, da tanto tempo, gli utenti del piccolo paese presilano, costretti a sopportare file lunghissime anche per operazioni che si potrebbero evadere in modo celere.
Non c’è istanza che non richieda tempi lunghi con un solo dipendente che fa di necessità virtù.

E ancora: quando arrivano i primi giorni di ogni mese, quelli deputati a riscuotere la pensione, ci si stanca a guardar l’orologio e, in tempi di distanziamenti, non resta che aspettare fuori, quasi sulla strada.
Scene già viste anche in qualche paese vicino: la fila diventa lunghissima, si creano inevitabili assembramenti e più che giustificate sono le rimostranze dei cittadini interessanti alle prestazioni di pubblica utilità. Monologhi inascoltati e datati. È palese: i vertici delle Poste italiane non sempre riescono nei piccoli paesini a conciliare i bilanci con i servizi, il personale con le prestazioni. Se l’utenza si lamenta, c’è qualcosa da correggere: la parola a chi si occupa di bene comune.
di Enzo Bubbo

























