È ormai da tanti giorni che sta piovendo nelle nostre zone: si tratta di un caso di piovosità eccezionale che ha superato di gran lunga i casi di massima che si sono verificati negli anni scorsi. Le piogge si sono succedute più o meno forti con rari momenti di tregua su tutto il nostro territorio causando non pochi danni e tuttora la perturbazione piovosa insiste su tutta la Calabria rovinosamente.
Questo evento ha risvegliato l’annoso problema del dissesto idrogeologico, di cui si parla molto fin dai primi anni del 2000, ma a mio parere, ancora molto sottovalutato, nonostante i determinati periodi dell’anno – tutti gli anni – succede sempre qualcosa di terrificante.


I danni nell’area del Reventino
Il dissesto idrogeologico studia i fenomeni che causano situazioni di instabilità geomorfologica, come le frane e le alluvioni, e per questo motivo il 2001 è stata realizzata una cartografia che definisce le aree a rischio: il Piano per l’Assetto Idrogeologico (P.A.I.) ha perimetrato queste aree dividendole in zone a rischio di frana e zone a rischio idraulico.

Le prime considerano tutte le aree in cui viene riconosciuto un qualsiasi movimento franoso, sia esso causato dalle piogge che da semplici movimenti gravitativi; le seconde individuano le zone a rischio di esondazione e tutti quei problemi che vengono fuori dal ruscellamento delle acque piovane.
Il PAI del 2001, però – per quanto opera pioniera di grande intensità – non comprende la cartografia relative al rischio di frana delle zone periferiche e rurali. È stato dunque soggetto a diverse variazioni e aggiornamenti, fino all’autunno del 2024, quando è stata approvata la sua nuova versione relativa al rischio idraulico, dove si valuta il grado di pericolosità: quella massima generalmente trova collocazione in corrispondenza degli alvei dei fiumi e prende generalmente in considerazione il suo terrazzo più recente.
Ora, noi ci chiediamo perché in determinate condizioni i fiumi non si comportano come fanno normalmente, e da piccoli e ameni ruscelli tranquilli diventano aggressivi portatori di colossali quantità di acqua, con una velocità quasi innaturale (portata eccezionale).
Quando le piogge sono eccezionali, come in questo caso, le acque meteoriche non riescono a infiltrarsi nei terreni che sono già imbibiti di acqua, e sono costrette a ruscellare: dai monti attraverso le varie linee di impluvio – che magari in tempo di piovosità normale si mostrano asciutte – le acque scendono verso valle, verso gli alvei dei fiumi – magari trasportando anche detriti e sterpi, oltre che svariati rifiuti, a volte ingombranti, ivi incautamente gettati – che si gonfiano, e il loro livello supera la soglia di sicurezza, definita in funzione degli eventi piovosi scorsi. Così avviene l’alluvione, che rappresenta l’esondazione del primo terrazzo alluvionale, quello più vicino al suo alveo: ogni fiume costruisce la sua piana alluvionale, costituita da una serie di terrazzi separati da ripe che rappresentano le diverse fasi di sedimentazione; il terrazzo più vicino all’alveo rappresenta l’ultima fase per cui in definitiva fa parte del suo alveo. In condizioni di grandi portate è naturale che il fiume “usi” tutto il suo letto.

Anche i fenomeni franosi in queste condizioni sono all’ordine del giorno: i pendii, costituiti a rocce incoerenti, sono soggetti a smottamenti delle loro coltri detritiche: Quando essi avvengono nei paesi abitati o vicino alle strade è ovvio che creano disagio.
Tutti gli eventi avvenuti nell’area del Reventino, e non solo, in realtà non sono anormali in una terra che grida già da tempo al dissesto, dove l’attività antropica dovrebbe essere gestita in modo razionale, in considerazione dei problemi presenti che non possono e non devono essere nascosti.
In ultimo, penso che occorrerebbe creare una maggiore sensibilizzazione su questo argomento in quanto le persone accettano con molta difficoltà le allerte meteo e tendono a dimenticare i danni di eventi passati, sottovalutando molto il pericolo. Servirebbero più strategie per riattivare la memoria e scongiurare i reali pericoli.























