In merito alla prossima raccolta delle olive le previsioni sono ottimistiche, lo riferisce in una nota l’ufficio stampa Coldiretti Calabria.


“Le olive sono sane e quindi avremo olio di qualità – riferisce Salvatore Oliva, presidente di Asso.pr.oli – non abbiamo avuto attacchi di mosca olearia – aggiunge – poiché l’eccessivo caldo nel periodo estivo ha creato un ambiente sfavorevole allo sviluppo dell’insetto che è l’avversità più grave per l’olivicoltura. Un leggero attacco di insetti Tripidi è stato registrato nel crotonese e nello ionio catanzarese, mentre nell’areale del lametino la produzione è poco inferiore alla media. Certamente – avverte Oliva – bisognerà fare i conti con il clima e soprattutto con l’andamento delle piogge e delle temperature nei prossimi mesi, ma per adesso siamo soddisfatti”.
Rassicurazioni giungono dai tecnici di Asso.pro.li Giovazzini e Francomano sulla Xyella. Ad oggi la Calabria è indenne, ma, – precisano – occorre non sottovalutare nulla e monitorare attentamente e costantemente la situazione attraverso Università, Carabinieri Forestali, Centro di ricerca per l’olivicoltura e l’industria olearia, Istituto Fitopatologico, ARSAC, Associazioni dei Produttori, tecnici. Oltre ad essere attenti al materiale di propagazione, come stanno facendo gli olivicoltori, occorre – raccomandano – fare attenzione alle lavorazioni, allo sfalcio di erbe infestanti, concimazioni, potatura e interventi fitosanitari.L’olivicoltura in Calabria – evidenzia Coldiretti – si sviluppa sul 24% della superficie agricola utilizzata e il valore all’origine quest’anno si aggirerà sui 200 milioni di €uro (oltre l’indotto) a cui vanno aggiunti gli aiuti della politica agricola comunitara.


La Calabria – prosegue – è la seconda regione italiana (la terza in Europa) produttrice di olio con oltre 84mila aziende ad indirizzo olivicolo, una superficie investita in olivo di oltre 189mila ettari, e circa 25milioni di piante e oltre 100 varietà di olive, un vasto tesoro di biodiversità, con quasi il 50% biologico e un impiego di manodopera, nella filiera, di oltre 15milioni di giornate lavorative. Un tesoro – conclude la nota di Coldiretti- su cui gravano le minacce sul lato delle esportazioni, dalle etichette a semaforo ai dazi e ancora il diffondersi a livello internazionale di sistemi di etichettatura fuorvianti che finiscono per mettere il bollino rosso ed escludere paradossalmente dalla dieta alimenti sani e naturali che da secoli sono presenti sulle tavole per favorire prodotti artificiali”.




























