C’è tanta etica e tanta Calabria nella proposta di legge approvata tre giorni fa, 2 luglio 2026, dalla Camera dei Deputati con 209 voti favorevoli. È il progetto “Liberi di scegliere” che consente ai figli delle mafie di affrancarsi da un destino già segnato alla nascita.


La misura legislativa si ispira all’intuizione del giudice Roberto Di Bella che, ricoprendo il ruolo di Presidente del Tribunale dei minorenni di Reggio Calabria, ha constatato come in alcuni contesti criminali «la ‘ndrangheta non si sceglie, ma si eredità».
Era il 2012. Dieci anni dopo, 28 giugno 2023, il Consiglio regionale della Calabria ha sostenuto, senza indugi e con la legge n.27, il progetto culturale “Giustizia e umanità: liberi di scegliere” promosso dall’associazione Biesse e dall’instancabile fondatrice Bruna Siviglia, autrice anche del libro “Giustizia e umanità: nessun destino è segnato”. Non solo propositi, anche fatti. Lo Stato, grazie anche all’apporto significativo di Libera di don Luigi Ciotti, sostiene più di duecento minori che, nati in contesti criminali, non erano padroni delle loro scelte e delle loro vite. Senza scuola, senza speranze, senza alternative.


Liberi di scegliere è sì una legge regionale in Calabria e in Sicilia, ma anche un libro, anzi due, è pure un film, ma soprattutto una storia vera che non smette di ispirare. Motivo: racconta le nefandezze della ndrangheta per demitizzare il fenomeno mafioso. Non marginale il ruolo delle scuole calabresi che stanno valorizzando Liberi di scegliere: anche nelle aule scolastiche attecchisce il sogno che non conviene delinquere e che una Calabria senza ‘ndrangheta è possibile.






























