Idea partorita dal giovane Emmanuele Saccà, studente iscritto al II anno della facoltà di Filosofia e Storia, presso l’Unical, il cortometraggio KALAVRìA è un insieme di simboli, allegorie, metafore, che attraverso personaggi, azioni, oggetti sulla scena cercano di descrivere la storia passata e attuale della CALABRIA.
Il corto è ospitato e presentato in vari convegni, nei quali, l’autore ne illustra i punti fondamentali, snodandone i significati profondi ed intrinseci. Nella presente didascalia – fa sapere lo stesso ideatore in una nota – ci limiteremo ad una sintesi. La regia del video è stata curata da Marco Morganti e le riprese da Saverio Mauro.
La trama
La protagonista della storia è KALAVRìA, – afferma l’autore – una ragazza distesa su un letto, la cui espressione manifesta una tacita sofferenza: dalle origini sofisticate e nobiliari – i suoi antenati erano filosofi, matematici, artisti – adesso, la dolce fanciulla, indossa una semplice vestaglia bianca, mentre la sua camera è povera di oggetti poiché, nei suoi ultimi anni di vita, è stata più volte derubata. Nella cappella di casa, si prega per la salvezza della giovane vita, ma la fede viene sempre meno, come la forza che tiene tra le mani il rosario che cade a terra. Intorno al suo letto sono presenti alcuni dei suoi vicini e conoscenti: c’è chi è legato a lei, come il medico e l’infermiera che, anche se hanno poche risorse, sono originari dello stesso luogo e fanno di tutto per salvarla. Poi, invece, c’è un signore arrivato da zone settentrionali che, inizialmente, si presentava come una persona perbene e altruista ma, invece, la guarda con disprezzo e abbandona la stanza seguito da amici nobili della ragazza che la lasciano sola. A rimanere in quella stanza, colmi di ansie e preoccupazioni, è una famiglia di contadini che hanno sempre lavorato nelle terre di possessione della famiglia di KALAVRìA. Quest’ultimi non vogliono che lei muoia, ma allo sguardo del dottore in cui si capisce che per la ragazza non c’è più niente da fare, ecco essi abbandonano quelle poche cose che avevano e vanno via con i loro piccoli figli. Ma ancora tutto non è perduto. L’ancella di KALAVRìA, passando per una spiaggia piena di sassi e rocce, corre per portare ad Erodoto un messaggio scritto dalla sua signora. Erodoto seduto su uno scoglio, come un faro che si pone sulla roccia per dar salvezza alle navi in pericolo, medita su alcuni versi della bibbia scritti in greco. Appena vede l’ancella si alza e legge la richiesta d’aiuto. Egli non perde tempo e s’incammina; affida ad un bambino di origine contadine un’ampolla con dell’olio salvifico, il quale corre e, salendo dalla strada di un vecchio castello diroccato, intravede la gente del posto che verso quelle macerie era diretta, e in cui sulla strada musicisti di una piccola banda ne accompagnano i passi come una marcia di chi si sa poi non tornare più. Il bambino continua a correre ma ne cambia la traiettoria: egli non si dirige verso quella distruzione ma ne esce fuori. Il suo andare controcorrente ha fatto sì che tutti lo notassero e che si fermassero dal loro andare verso il baratro. Il piccolo contadino entra nella casa della giovane morente e versa sulla sua fronte l’olio che Erodoto gli aveva dato salvando così la giovane KALAVRìA.

Spiegazione dei personaggi:
Il titolo del cortometraggio è KALAVRìA, – fa sapere Saccà – nome grecanico della nostra regione, ma nel video sono presenti anche MAGNA GRECIA e, alla fine, CALABRIA, poiché si è inteso sottolineare le antiche radici greche della nostra regione. Il medico e l’infermiera rappresentano la politica e l’associazionismo locale che, con le poche risorse a disposizione, cercano di risollevare le sorti di questa terra. L’uomo che guarda la ragazza con disprezzo simboleggia quella parte di “politica del Nord” che, in tempi passati, ha guardato con disprezzo la nostra terra e la nostra gente ma che, allo stesso tempo, adesso è lì vicino al suo letto perché ha comunque bisogno di lei. La famiglia di contadini simboleggia la parte del nostro popolo che è stata costretta ad emigrare per vari motivi tra cui la povertà. Erodoto è riconosciuto come il padre della storiografia, egli lasciò la Grecia e si trasferì a Thuri nell’odierna Sibari (CS), e nel nostro video questo personaggio raffigura la storia passata della nostra terra. Kalavrìa ( o la Calabria) per poter rialzarsi, per poter ritornare in vita, ha bisogno di riscoprire la propria storia e lo deve fare trasmettendo ciò ai bambini, educandoli su ciò che il nostro popolo è stato. Il piccolo contadino mise dell’olio sulla fronte della giovane, non lo mise nelle mani che sono simbolo dell’opera, non lo spalmò sui piedi che simboleggiano il percorso, ma sulla fronte, per poter guarire la nostra terra noi dobbiamo togliere dalla nostra mente quell’etichette di “terroni”, “mafiosi”, “assistenzialisti” e altri ancora che, per anni, ci hanno marchiato. Il video dura 7 minuti e 14 secondi. 7 è il numero della settimana, l’inizio e la fine di un tempo. Il 14 è il suo doppio. C’è stato un tempo per la Calabria che è stato pieno di splendore e questo tempo può ritornare anche il doppio se solo noi riscopriamo la nostra storia.
Com’è stato realizzato:
Il video è stato realizzato con un semplice budget di 150 euro. E’ stata utilizzata una sola videocamera e la maggior parte degli attori non erano professionisti, erano persone che per la prima volta partecipavano ad un cortometraggio. La protagonista è una ragazza laureata in Economia Aziendale presso l’Unical, di nome Maria Lania. Erodoto era interpretato da Roberto Papalia e il piccolo contadino si chiama Giovanni Nostro.
Per la realizzazione abbiamo ci sono voluti 3 giorni di riprese e una settimana per il montaggio. Il tutto è stato realizzato e completato tra agosto e settembre del 2019.
L’obiettivo del nostro lavoro – conclude l’autore nella nota – non si limita solo a mettere in evidenza la bellezza esteriore della nostra terra ma vuole dare risalto alla sua bellezza più nascosta e cioè alla sua “STORIA”. Tutti sappiamo che abbiamo delle belle zone, un bel mare, ottimi agrumi ma quanti sanno che la SCUOLA PITAGORICA di Crotone nel 400A.C. già teorizzava il fatto che la terra fosse SFERICA E NON PIATTA? cose che la scienza moderna ha accolto con Keplero nel 1600, ma che le nostre scuole filosofiche già teorizzavano. Quanti sanno di Cassiodoro? di Demostene? dei due calabresi sulla nave con Cristoforo Colombo e via discorrendo. Tutti siamo attratti dai paesaggi calabresi ma se solo noi conoscessimo la sua storia allora TUTTI , della Calabria, CE NE INNAMOREREMMO PERDUTAMENTE.
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