Nell’immagine che ci ha inviato il fotografo Antonio Renda ci sono le case dei nostri nonni e magari anche dei nostri padri, quando erano ancora piccoli e sentivano su di sé tutti gli effetti negativi di una guerra disastrosa, lontana da noi neppure un secolo. Case di paese, di quando erano rarissimi i medici e gli avvocati e tantissimi gli artigiani e i contadini. Case che una guerra mondiale e i tanti terremoti non hanno abbattuto e che ora noi abbiamo il dovere di difendere.
Ma cosa rende differente una casa di paese da una di città? Prima di tutto il modo in cui la chiamiamo. Nessuno si sognerebbe di chiamarla appartamento e di definire vani le sue stanze. E come dicevano i romani antichi: “nomen omen”, nel nome c’è già l’essenza della cosa che si vuole rappresentare.
Al riguardo, l’autore della foto non si è lasciato sfuggire l’occasione di dire la sua:
<< Se guardi una casa di paese, a prima vista sembra un po’ sgangherata. Non è cosi! Guardiamola meglio, intanto è unica, quindi identitaria, ma non identica ad altre case, come quelle popolari o le villette a schiera. >>
Una casa di paese non è solo una casa, è un luogo in cui passare e mettere a frutto i momenti della propria giornata che non è possibile vivere all’aperto; a contatto di una natura vicina e amica al punto da sembrarci a sua volta accogliente come la casa stessa.
Ma è anche un posto in cui vivono i ricordi, sotto forma di immagini o di oggetti custoditi come se fossero i tesori più preziosi: vecchie fotografie ingiallite di parenti defunti o emigrati da tempo immemorabile, attrezzi di un qualche antico e nobile mestiere non più in auge, tazzine da caffè in cui si racconta abbia bevuto l’ultimo dei briganti, quadri di poco conto ma senza i quali i muri apparirebbero spogli e insignificanti, libri impolverati ma tutti usati e quindi letti, dalla prima all’ultima riga, nelle serate invernali davanti a un caminetto acceso.
Ricordi sparsi nelle case, così come le case sono esse stesse ricordi, per chi vi passa vicino dovendo fare sempre lo stesso percorso, per chi le vede dalla propria finestra o dal proprio balcone, per chi usufruisce della loro ombra, seduto al tavolino del bar di fronte a bere e discorrere, o maneggiare carte da gioco, in un caldo pomeriggio d’estate.
Ecco cos’è una casa di paese! Un ricordo e nel contempo un contenitore di ricordi. Il monumento a una civiltà perduta, che è andata via via smarrendosi nel tempo. Segno di una forma di convivenza che era fatta soprattutto di condivisione e aiuto reciproco, a volte anche di odio e rancore, ma mai di indifferenza!
Raffaele Cardamone
In basso, La foto realizzata da Antonio Renda e, a seguire, la sua Biografia…
Foto di Antonio Renda (Fototeca della Calabria)
Biografia di Antonio Renda
Antonio Renda è un fotografo e un documentarista. E’ nato a Catanzaro nel 1964. Ha compiuto studi universitari di filosofia e antropologia. Professionista dal 1991. Specializzato in fotografia di architettura, arte e turismo. Il suo archivio conta oltre 100.000 immagini sulla Calabria.
Ha collaborato alla realizzazione di numerosi prodotti editoriali con le maggiori case editrici calabresi: Rubbettino, Abramo, Iiriti, e nazionali come Silvana Editoriale, Electa-Mondadori e ha pubblicato sulle riviste: Oasis, Bell’Italia, A tavola, Terre del vino, Qui Touring, Abitare, Informatore Agrario; ha inoltre curato la fotografia per le Riviste: Calabria Rurale, Calabria è, Catanzaro Arberia.
Collabora da molti anni con le maggiori istituzioni calabresi e con case editrici, e autori vari. Per l’Assessorato alla Cultura e al Turismo della Provincia di Catanzaro ha curato i cataloghi per le edizioni della mostra di arte contemporanea “Intersezioni” (ed. Electa) e per la mostre realizzate al Museo MARCA di Catanzaro fin dalla sua fondazione.

Ha inoltre realizzato le immagini per le due edizioni del catalogo del “Museo Storico Militare” di Catanzaro (ed. Rubbettino), i calendari e i cataloghi del “Parco della Biodiversità” di Catanzaro.
Per la mostra “Intersezioni” e il Museo MARCA ha realizzato inoltre i video sugli artisti e le relative mostre.
È responsabile della “Fototeca della Calabria”, associazione che si occupa della divulgazione della cultura e dell’immagine della Calabria, con una particolare attenzione agli scrittori ed artisti calabresi.
Ha inoltre realizzato, negli ultimi anni, numerosi cortometraggi su vari aspetti della cultura calabrese: il mediometraggio “Nella terra di Melusina”, ispirato ad un racconto di Corrado Alvaro, e i cortometraggi “I carbonai di Serra San Bruno”, “Bovari”, “L’ultimo Mugnaio”, “I Palmenti Di Ferruzzano”.
Un’opera fondamentale della sua produzione è il volume fotografico: “Differenze di Vedute – Il paesaggio nella provincia di Catanzaro” (ed. Rubbettino).
























