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Home » Dalle Aree interne una nuova comunità

Dalle Aree interne una nuova comunità

Emilio Mastroianni di Emilio Mastroianni
17 Maggio 2024
in LabSud
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Dalle Aree interne una nuova comunità
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Per ri-pensare un nuovo Mezzogiorno crediamo necessario condividere una nuova cultura politica in un laboratorio di protagonismo civico, un’organizzazione di persone che credono nell’importanza di lavorare sulle condizioni che danno forma alla società.

È un “luogo” nel quale produrre progetti e azioni frutto di identità culturali diverse. È la creazione di nuovi modelli di networking e la messa a fattor comune delle singole competenze come moltiplicatori dei risultati. E’ cerniera e arena di dibattito tra ambienti diversi e complementari e sviluppo di sinergie forti tra attori pubblici, gruppi privati, accademia, centri di ricerca, mondo politico e organi di informazione.

Generare luoghi di incontro, esplorare nuove forme del vivere insieme, creare connessioni tra mondi diversi, dare vita ad esperienze di progettazione e realizzazione ampliando la platea delle persone e delle organizzazioni disponibili a mettersi in gioco è il filo conduttore che guida le azioni di  questa Comunità. È quindi strumento di condivisione di idee e strumento di policy making teso ad un’organizzazione sociale più favorevole al benessere di una comunità inclusiva nella quale la somma tra l’interesse sociale, l’interesse economico e l’interesse politico diventano l’interesse generale.

E può essere un laboratorio di visione, un esperimento pilota di sintesi tra profitto e solidarietà, tra rappresentanza e funzionalità, tra città e territorio e tra locale e globale, una comunità operosa di “abitanti del territorio e cittadini del mondo”.

Oggi lo sconvolgimento con il quale dobbiamo avere a che fare sta producendo un ritorno ai valori che risiedono nelle comunità, la prossimità e la solidarietà verso l’altro, e – parole del Pontefice – “peggio di questa crisi c’è solo il dramma di sprecarla rinchiudendoci in noi stessi”.

Ecco allora che la comunità sta “di-venendo”, in una “nuova normalità”, una Nuova Comunità.

Una Nuova Comunità che ha come base la cura delle tre fratture che questa crisi ha messo bene in evidenza nel nostro vivere quotidiano: la prima, quella tra analogico e digitale; la seconda, riguardante la sfera della sostenibilità e dell’insostenibilità; la terza, relativa alla dimensione del locale e del globale. Riuscire a creare un modello di ricostruzione che sappia porre al centro la cura di queste tre differenti realtà è la sfida per il futuro delle nostre comunità e del nostro Paese.

Una Nuova Comunità che, quindi, considera nella sua agenda la sostenibilità ambientale e la trasformazione digitale – che insieme significano inclusione sociale – non un vuoto storytelling su di una transizione ecologica e tecnologica, ma come opportunità date dalla blue and green economy di dare vita e di reinventare quelle piattaforme comunitarie – dotate di concrete pratiche sociali e di un’intelligenza collettiva diffusa – che possono “fare sistema” e dare vita ad un nuovo modello di Paese.

Una Nuova Comunità che in questo momento storico – con un’attualità e una visionarietà nuova dati dalla quotidianità in cui viviamo – si proietta nel futuro grazie alla conoscenza, alle relazioni, al know how, a praticamente tutta una serie di fattori e di materie prime totalmente intangibili, le quali consentono di ridisegnare completamente la precedente percezione dei territori.

La creazione di un’immagine comune del territorio, prima magari inesistente o diversamente esistente, si può accompagnare ad una scelta di coinvolgimento di tutti gli attori nella definizione ed implementazione degli obiettivi comuni: e lo sviluppo di una visione condivisa e la costruzione di una nuova identità territoriale può permettere agli stakeholder del territorio e ai cittadini di identificarsi in essa.

Le performances positive del territorio, la qualità delle risorse umane, la qualità delle risorse ambientali, l’investimento in risorse materiali e immateriali, il dinamismo della comunità possono essere fattori di successo non solo per il territorio ma anche per chi con la piattaforma territoriale vuole stipulare degli accordi di collaborazione.

In quest’ottica diventa indispensabile pensare a ciò che saranno il territorio e la sua comunità tra dieci anni. Alzare lo sguardo oltre il presente e chiedersi quale futuro si pensa e si vuole costruire. Quali obiettivi si vogliono raggiungere. Qual è la visione dello sviluppo che si ha in mente. Quali politiche di innovazione, inclusione, formazione, coesione sociale, infrastrutturazione tradizionale e digitale si pensano necessarie per lo sviluppo del territorio. Qual è la “rappresentazione del territorio che sarà”. Qual è lo scenario a dieci anni, chiedendosi come potrebbe, e soprattutto come dovrebbe essere il Lametino e le sue Aree Interne  ed  anche la Calabria.

Tutto questo ci porta all’idea di Nuova Comunità, un’idea che disegna un nuovo percorso da intraprendere.

La Nuova Comunità necessita di essere continuamente costruita valorizzando i tratti di fondo delle trasformazioni in un nuovo modo di lavorare e di vivere. Questo è un solido punto di partenza, qualcosa del quale ci si può sentire autenticamente “custodi”, una nuova modalità di libertà e di autorità che include l’imprescindibile dimensione del dialogo.

Il Covid ci ha portato verso un modello di rapporto più stretto tra aree urbane e territori: si ridisegneranno  gli spazi urbani ma anche le reti, i trasporti, le piattaforme produttive, con uno spostamento del baricentro dal centro città alle periferie e ai territori.

Il modello non saranno più le megalopoli ma la prossimità di risorse fondamentali come acqua, verde, aria pulita. Andremo, almeno in Europa, verso una diminuzione delle concentrazioni preferendo una pluralità di modelli abitativi e di sviluppo. E il fenomeno non riguarderà solo le forme dell’abitare – le città infatti continueranno ad avere un ruolo importante – si tratterà di “ri-creare” un legame tra aree urbane  e territori.

Vi sarà uno spostamento del paradigma dal concetto di smart city a quello di smart land. Non vi sarà più, al centro dell’attenzione, solo il “pieno urbano” ma anche il “vuoto” dei territori. Vi sarà un intreccio sempre maggiore tra la dimensione urbana e la dimensione territoriale.

Vi sarà la “riscoperta” della dimensione territoriale. Il territorio come spazio del buon vivere, della qualità della vita, della green&blue economy.

La “voglia di comunità” è aumentata.

E la Nuova Comunità, in uno Smart Land, è una comunità economica e sociale che ha nelle sue corde le riflessioni su una ripartenza adeguata ai tempi di una diversa e mutata sensibilità. I territori devono diventare “distretti sociali evoluti”, cioè spazi territoriali dove ci sono le scuole, i servizi, la sanità, tutto interconnesso. Si tratta di creare un nuovo “welfare di comunità”. Una sfida epocale.

In quest’ottica si inserisce il salto culturale che deve contraddistinguere la capacità di disegnare un nuovo equilibrio tra Aree Urbane ed Aree Interne in un’ottica di complementarietà e non di concorrenza, salvaguardando le specificità sia delle Aree Urbane che  delle Aree Interne, ma definendo un nuovo paradigma di “equità territoriale” con un “principio di sussidiarietà” e di “amministrazione condivisa” che sia sinonimo di capacità di ascolto e di fiducia reciproca uniti in una nuova “società contemporanea”.

Si dovrà lavorare per una società ricca di energie civiche, indipendenti, imprenditive e creative, di persone aperte, curiose e rispettose dell’altro, di comunità inclusive, sostenibili, dense e interdisciplinari in grado di trainare il cambiamento verso le direzioni immaginate.

Sono queste le condizioni alle quali dobbiamo tendere per disegnare e realizzare il futuro.

Il cambiamento è un fattore non da temere e su cui impegnarsi: aprirsi al cambiamento immaginando un nuovo futuro e rendendolo comprensibile non è solo un obiettivo culturale, è strutturale rispetto alla capacità di coinvolgere e mobilitare, di mettere altre persone nelle condizioni di migliorare e migliorarsi, e quindi agire generando consenso.

La Nuova Comunità con ogni organizzazione, associazioni, imprese, pubbliche amministrazioni e comunità innovative, che si dedicano con efficacia e competenza a trasformare il territorio, cercando di incidere con passione nei propri contesti di riferimento.

La valorizzazione del talento, delle idee e delle iniziative di merito viene portata avanti con chi non ha paura del cambiamento, ha un forte spirito di innovazione, una spiccata curiosità e una visione moderna del mondo libera da condizionamenti ideologici e orientata alla risoluzione dei problemi.

Il cambiamento è ancora vincolato a logiche di conservazione, dove spesso i suoi costi continuano ad essere percepiti come più alti rispetto a quelli del mantenimento dello status quo. Il rinunciare a una quota del proprio potere da parte degli stakeholder del territorio in funzione di un bene comune superiore, la parziale cessione di diritti dovuta alla perdita di una piena discrezionalità riguardo ad obiettivi e risorse, la salvaguardia dei propri privilegi per difendere grandi o piccole posizioni di rendita: queste sono le scelte che in ogni territorio si pongono tra il cambiamento e il mantenimento. Questa è la questione culturale, cruciale e dirimente che può – o meno – portare un territorio a restare in una visione rinchiusa e rinserrata su sé stessa e con orizzonti limitati. E’ una scelta di mentalità tra visione e chiusura che vede contrapposti modelli diversi di storia, valori, orizzonti, relazioni, comportamenti di sviluppo del territorio. È una partita che, a seconda di chi prevale e in ogni caso, segna il destino di un territorio per gli anni a venire.

Le comunità che, praticando il cambiamento, rigenerano il tessuto civile e socio-economico applicano cittadinanza attiva, open data, sharing economy, civic tech, imprenditoria ed innovazione sociale e culturale, manifattura e artigianato digitale e resilienza sistemica al servizio del territorio per una società in costante evoluzione.

Sono comunità nelle quali prevalgono la cultura della trasparenza, lo spirito di servizio, la capacità di autocritica, la valorizzazione del merito, la voglia di investire sul futuro; tutto ciò ispira il sentire ed il fare ai valori del rispetto, della coerenza, della tolleranza, della diffusione del benessere, dell’ampliamento della garanzia dei diritti, dell’affermazione della società aperta: grandi valori sociali e culturali.

La diversità e la creatività delle soluzioni possibili alle sfide economiche, sociali e istituzionali è quanto di straordinario offre il nostro tempo.

La società in cui viviamo, per quanto governata o liquida, può essere riorganizzata in ogni momento, se siamo in grado di offrire buone soluzioni capaci di creare nuove connessioni e creare nuove configurazioni sociali, economiche e culturali.

Non si tratta solo di creare ponti o di promuovere coesione sociale: significa unire attori eterogenei attorno a missioni nuove, creando quel valore di scambio che permette a questi di produrre impatto comune.

Ciò permette di dare prospettive concrete al cambiamento: poiché discuterne non è sufficiente, è necessario trovare i “giusti alleati” verso obiettivi importanti, con un impegno in prima persona per realizzare progetti che sono dimostrazione tangibile di impatto economico e sociale.

Le buone politiche pubbliche sono la soluzione alle questioni strutturali, non esistono soluzioni semplici a problemi complessi, e le buone politiche rispondono alle emergenze ma non rinunciano a pensare lungo: sanno ascoltare, decidono e fanno chiarezza, fissano obiettivi di grande respiro, lavorano per creare valore di comunità promuovendo in ogni fase la collaborazione di chi ne dovrà beneficiare.

La nuova comunità richiede un nuovo modo di amministrare le istituzioni ed il territorio.

Da dove partiamo

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Siamo un piccolo gruppo, amici, cittadini di varia formazione che sentono il bisogno di impegnarsi in prima persona per contrastare il degrado e l’impoverimento della nostra società, sensibilizzando l’opinione pubblica e incoraggiando il dibattito e il confronto su tutti i temi che hanno a che fare con la qualità della nostra vita.

In cosa consiste la qualità della nostra vita oggi? Su cosa dobbiamo impegnarci? Cosa dobbiamo modificare, cosa dobbiamo chiedere o quale contributo personale possiamo e dobbiamo offrire? In sostanza, cosa dobbiamo fare per realizzare una società più equa e più giusta, che oggi appare sempre più lontana? Che cosa ne è del nostro presente e del nostro futuro?

Vogliamo tentare di dare risposta a questi interrogativi, superando le incertezze e le paure del nostro presente e creando le condizioni per realizzare un futuro migliore per noi e per chi verrà dopo di noi.

Vogliamo essere tra coloro che gettano i semi nel deserto secondo la potente metafora del poeta marocchino Moncef Marzouki:

“Io vengo dal deserto, e ho visto mio nonno seminare nel deserto. Non so se abbiate idea di cosa sia seminare nel deserto. È seminare su una terra arida e poi aspettare. E se cade la pioggia, si farà il raccolto. Non so se abbiate mai visto il deserto dopo la pioggia. È come la Bretagna! Un giorno camminate su una terra completamente brulla e poi, piove appena, e vi chiedete come sia potuto accadere ciò che è sotto i vostri occhi: fiori, frutti, … Tutto semplicemente perché i semi erano già lì… Questa immagine mi ha veramente segnato quando ero bambino. E quindi bisogna seminare! Anche nel deserto bisogna seminare! È in questo modo che io vedo il mio lavoro. Io semino e, se piove domani, bene, se no almeno i semi sono là. Che cosa accadrebbe se io non seminassi? Su cosa cadrebbe la pioggia? Che cosa crescerebbe: le pietre? È questo l’atteggiamento che io adotto: seminare nel deserto”.

Noi condividiamo questo spirito, perché è lo spirito della speranza consapevole e della silenziosa, ma attiva costruzione

Gli studi, gli approfondimenti, i confronti e i dibattiti sono finalizzati, perciò, alla formulazione di proposte concrete e praticabili per la creazione di un sistema sociale, economico e politico più equo e vivibile di quello attuale.

I luoghi tradizionali della politica non danno risposte, non costituiscono più punti di incontro in cui confrontare esperienze ed elaborare prospettive. Sono sordi e muti ai nostri bisogni, incapaci di configurare nuovi scenari, di cogliere i cambiamenti e di saperli interpretare e guidare.

Occorre battere strade nuove, per consentire alle persone d’incontrarsi, anche virtualmente, per scambiare analisi, idee, progetti, ma anche per dar vita a iniziative capaci d’incidere sulla realtà che ci circonda.

L’importante è trovare tanti seminatori per  gettare il seme. Anche nel deserto. Abbiamo bisogno di tanti seminatori per gettare moltissimi  semi. Non possiamo invitare le persone a  fare comunità senza dar loro un’idea di futuro. Abbiamo vissuto tanti decenni dietro le promesse di  molti che volevo solo la delega a decidere o non decidere per noi. Oggi  vogliamo  invitare  tutti  e  noi stessi a fare qualcosa  per le nostre comunità. Ci siamo stancati di  dover solo criticare l’incapacità delle nostre classi dirigenti. Si è vero i nostri  governanti hanno grandi responsabilità, tutti nessuno escluso. Ma noi,  la cosiddetta Società Civile cosa abbiamo fatto in questi decenni, per cambiare il nostro futuro, siamo stati a guardare o anche conniventi? La domanda che vogliamo farci tutti reciprocamente, non è da dove vieni, cosa hai fatto ma invece ci chiediamo dove vogliamo andare insieme. Saremo tutti seminatori di semi. E lo vogliamo fare ripartendo  dal nostro Franco Costabile nel Centenario della nascita.

“Ecco io e te, meridione, dobbiamo parlarci una volta, ragionare davvero con calma, dà soli, senza raccontarci fantasie sulle nostre contrade. / Noi dobbiamo deciderci con questo cuore troppo cantastorie. / Negli anonimi spazi di città non ho più nulla degli anni perduti. Ed a quest’ora nella vecchia casa un topo di soffitta si nutre del cartone e d’un cavallo a dondolo. / Ma dove tornare se nulla più rimane di noi; dove cercare la sera ed il vento che ti odora di grano nei capelli; dove se non possiamo, se inganno è credere ancora. Ma dove tornare, dove cercare di noi amore mio. Per altri sentieri torneremo alla piana celeste di ulivi. Saremo dove si leva l’infanzia dei profumi; dove l’acqua non si fa nera, ma vacilla di luna; dove i passi avranno memorie di solchi e le dita di melograni; dove ti piace dormire e ti piace amare. / Sono questi gli orti, i confini per ricordarci della Calabria/ rosa nel bicchiere. / E pure i cieli azzurri tramontano, tu volevi una casa bambini e fiori, ed anche i fiori morirono, lenti nel sogno. / Il mondo è in quella terra di silenzi addolorati, ed io vivo col sale del tuo pianto”.

Buona Semina e Buon Raccolto

Con la speranza di essere in molti a voler seminare.

di Emilio Mastroianni

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Emilio Mastroianni

Emilio Mastroianni

Emilio Mastroianni, laureato in Lingue. È stato Dirigente Regionale delle Acli e Direttore della Scuola Superiore di Servizio Sociale di Lamezia Terme. Da Dirigente della Regione Calabria si è occupato di Lavoro e Cooperazione, Cultura, Ricerca e Innovazione e Alta Formazione. Ha rappresentato la Regione Calabria in Tavoli Tecnici e Comitati presso il Ministero del Lavoro e Unione Europea. Nel Comitato Tecnico del Miur si è occupato di Distretti di Alta Tecnologia. È stato coordinatore Regionale dei Poli di Innovazione e dei Distretti Tecnologici. Componente il Comitato Scientifico della Fondazione degli Architetti. Attualmente è Direttore Istituto di Cultura Politica "Sen G. Petronio" e Coordina la Sperimentazione della Comunità Territoriale Lametino, Reventino Mancuso.

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