“Ad un passo da noi” si legge o meglio si studia dietro le sbarre. Il libro che porta come sottotitolo romanzo di crescita personale, scritto da Angelina Pettinato, in effetti è divenuto strumento formativo attraverso la parola e la scrittura nella Casa Circondariale “Ugo Caridi” di Catanzaro.
La psicoterapeuta Angelina Pettinato ha incontrato i detenuti. Un’esperienza forte, mediata dall’associazione Amici con il Cuore di Catanzaro e voluta dalla direttrice Angela Paravati. Di seguito quanto ci racconta Angelina Pettinato, l’autrice del libro a seguito della singolare esperienza svolta e di cui porta una indelebile traccia nel personale percorso di vita.
Chi l’avrebbe mai detto che un giorno “Ad un passo da noi” mi avrebbe portato in carcere a parlare di spiritualità e crescita personale? Chi l’avrebbe mai detto che un giorno con un gruppo di detenuti avrei potuto parlare di parola che cura, di scrittura che guida?
Il deus ex machina è Antonietta Mannarino. Porta due volumi del romanzo ai detenuti con i quali, attraverso la sua associazione, tiene un laboratorio di riciclo. Il libro entra e fa un percorso per me inaspettatamente felice.
Quando è arrivata la telefonata con la richiesta della presentazione è stata subito emozione. Come affrontare un argomento così delicato, quale è la crescita personale, in un contesto così particolare?
C’è da lasciarsi accompagnare. Poco prima di entrare nel teatro, mi vengono consegnate delle domande. In quel momento scopro che “Ad un passo da noi” non è stato solo letto ma studiato. La commozione è grande. Alcuni hanno scritto le loro riflessioni e le loro poesie. Senza parole. Avevo già deciso di entrare senza giudizio. Solo ascolto e la parola che ho pescato per il gruppo facebook, comunico.
Ad una ad una vengono snocciolate le questioni affrontate durante la lettura. Una delle docenti che li ha seguiti alla fine dirà che quando è arrivato il romanzo in carcere, erano “ghiacciati”. Argomenti bollenti da affrontare in quel contesto. Poi, pian piano si sono sciolti tutti e hanno lavorato. Le domande formulate sono state tutte importanti: vocazione, spiritualità, riscatto, perdono, futuro, colpa, responsabilità.
Come si può parlare di spiritualità in carcere?
Il dialogo è schietto e senza fronzoli. Sincero e chiaro. Occuparsi della propria spiritualità significa agire. Agire tutti i giorni senza se e senza ma. Ad ognuno la responsabilità di costruire il suo futuro, di richiamare da esso tutta la forza necessaria per percorrere una strada di armonia. Ed armonia non significa pace dei sensi e imperturbabilità ma capacità di affrontare le sfide della vita con consapevolezza, discese e salite, ostacoli semplici ed ostacoli complessi.
Qualcuno di loro prende appunti. Alcuni vogliono davvero dare una nuova direzione alla loro vita. Così parlo dei tre verbi della crescita personale: voglio, devo e posso.
Quando ti vuoi davvero, tu devi fare e così che puoi aprirti nuove possibilità.
Un’esperienza straordinaria per cui essere grati e intorno alla quale riflettere sul ruolo che ogni cittadino deve avere per aiutare gli altri a vivere in armonia.





























